La sfida con l’Inter vista da Amadeus: «L’Udinese è la mia seconda squadra»
Il presentatore nerazzurro racconta il legame con il Friuli dove gioca il figlio Josè, il calcio e la sfida del Bluenergy Stadium

Udinese-Inter giocata da Amadeus. Il noto presentatore di provata fede nerazzurra ha nei bianconeri la seconda squadra del cuore. Un po’ perché il figlio Josè gioca nell’Under 17, un po’ perché a forza di frequentare il Friuli si è affezionato alla nostra regione. E così quale occasione migliore per parlare della sfida che seguirà in tribuna domani allo stadio Friuli-Bluenergy Stadium?
Amadeus, come nasce la sua fede nerazzurra?
«Me l’ha trasmessa una mia zia, Enza, che oggi non c’è più. Avevo sette anni e vivevo a Verona, lei mi portò al Bentegodi a vedere l’Inter ma anche altre partite di Serie A. Era l’Inter di Facchetti e Mazzola».
C’è stato anche un Amadeus calciatore?
«Sì, ero una scarsissima ala destra. Prendevo palla, abbassavo la testa e correvo. Mi sono fermato in terza categoria».
Ha giocato in qualche nazionale artisti o simili?
«Sì, in quella di Radio Deejay. Ma poi si finiva sempre per litigare. C’erano venticinque-trenta convocati, tutti volevano giocare, ma in campo ne andavano undici e ho preferito farmi da parte».
C’è stato un giocatore del quale ha avuto il poster?
«No, io in camera avevo il poster dei Police, dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin».
Oggi qual è il suo giocatore preferito?
«Se devo fare un nome dico Lautaro che per determinazione, impegno e attaccamento alla causa è il simbolo dell’Inter. L’altra sera con il Lecce appena è entrato ha fatto la differenza. Ha raggiunto il top della sua carriera».
Inutile chiederle qual è invece il suo allenatore preferito visto che ha chiamato suo figlio José...
«Esatto. Se dite Mourinho non vi sbaglierete mai».
Amadeus, le piace frequentare gli stadi?
«Sì, molto. Con mio figlio quando è possibile andiamo in giro per l’Europa. Madrid, Barcellona, Londra, Parigi Monaco. Mi piacciono gli stadi anche quando sono vuoti perché si respira la storia dei rispettivi club. E anche gli stadi della provincia inglese».
In Italia non vede troppa esasperazione sugli spalti quando si giocato certe partite tipo Juventus-Inter?
«Assolutamente sì. Noi in Italia non abbiamo mezze misure: quando svisceriamo un argomento ne parliamo per mesi. Ma questo non vale solo per il mondo del calcio, ma anche per quello dello spettacolo. Dovremmo prendere esempio dall’estero. In Inghilterra anche gli stadi delle serie minori sono sempre pieni e con le famiglie, i nostri sono semivuoti».
Suo figlio Josè da un anno e mezzo gioca nelle giovanili dell’Udinese. Che esperienza sta facendo?
«Meravigliosa, non solo da un punto di vista sportivo, ma umano. Fa il portiere e a Udine c’è una tradizione fantastica in quel ruolo, ma soprattutto vive in un ambiente sano, in una città bellissima e accogliente. Io e mia moglie siamo entusiasti e non ci perdiamo una partita dell’Under 17 dell’Udinese».
Cosa le piace di più del Friuli?
«La vostra è una terra dove c’è tutto. Si mangia e si beve benissimo, in pochi chilometri potete passare dal mare alla montagna».
E da oltre trent’anni abbiamo una squadra in Serie A, un piccolo prodigio considerate le dimensioni della città. Eppure ogni tanto scappa qualche mugugno perché vorremmo qualcosa di più.
«Il tifoso vorrebbe vincere sempre o comunque avere sempre qualcosa di meglio. Credo, però, che in partenza ogni stagione l’obiettivo dell’Udinese debba essere la salvezza. Funziona così da trent’anni e mi auguro che si vada avanti per altri trenta e altri trenta ancora».
È corretto dire che da lontano la percezione che si ha dell’Udinese è sempre migliore di quella che si ha in Friuli?
«Sì, l’Udinese è una squadra che ispira simpatia, è stata fucina per tanti giovani. A Milano quando dicevo che mio figlio sarebbe andato all’Udinese, la reazione era sempre questa: “Bello! Società piccola, ma sana e seria”».
Possiamo dire che oggi l’Udinese è la sua seconda squadra?
«È proprio così. In realtà la mia prima squadra non è nemmeno l’Inter, ma l’Under 17 dell’Udinese dove gioca Josè. Poi c’è l’Inter e quindi l’Udinese. Quando cominci a frequentare una realtà, ti affezioni. Quando sono via per lavoro e non posso seguire il campionato dopo il risultato dell’Inter, il primo che chiedo è quello dell’Udinese».
É vero che la prima maglia bianconera gliela regalò il Poma, lo spekaer dell’Udinese?
«Verissimo. Mi aspettò fuori dal teatro Ariston fino alle tre del mattino dimostrando una grande perseveranza. Era il 2022, al mio terzo Sanremo e mai avrei immaginato che quella sarebbe stata la maglia della squadra che un giorno avrebbe indossato mio figlio».
All’andata l’Udinese vinse a San Siro. Per la legge dei grandi numeri il bis è improbabile. Lei come la vede la gara di domani?
«Dico che per l’Inter è stata una manna dal cielo vincere con il Lecce perché quella di Udine è una trasferta sempre complicata. L’Udinese è una squadra imprevedibile, se l’Inter gioca come nel primo tempo dell’altra sera, il peggiore di tutta la stagione, rischia grosso».
Però l’Udinese di Runjaic è un po’ come Penelope: quello che fa battendo le big (Inter, Atalanta, Napoli), poi lo disfa pareggiando in casa con Verona e Pisa e perdendo con il Genoa.
«Appunto, è una squadra imprevedibile e quindi l’Inter deve stare molto attenta».
Da una parte mancherà Zaniolo, dall’altra Calhanoglu. Chi ci perde di più?
«L’Udinese. Nicolò a Udine ha trovato una dimensione per tornare il giocare di inizio carriera. Oggi è uno che fa la differenza. Calhanoglu è importante, ma l’Inter ha una rosa ampia che può sopperire alla sua assenza nel breve periodo».
Risposta secca: da tifoso preferirebbe vincere lo scudetto o la Champions League visto l’epilogo dello scorso anno con il 5-0 nella finale con il Psg?
«Vado sul pratico e scelgo lo scudetto dove abbiamo molte più possibilità di successo. Siamo campioni d’inverno e tre volte su quattro chi è primo a metà stagione lo è anche alla fine. Non credo che l’Inter possa vincere in Europa».
I nerazzurri dopo i recuperi hanno allungato in classifica. Tra le inseguitrici chi teme di più?
«A inizio stagione indicai il Napoli come antagonista principale e non cambio idea. La classifica, però, è ancora molto corta e quindi poi metterei nell’ordine il Milan, la Juventus e la Roma».
La partecipazione dell’Italia al Mondiale è legata agli spareggi di marzo. Preoccupato?
«Se non ci qualifichiamo è un dramma. E in quel caso dovremo cambiare i vertici del nostro movimento perché sarebbe l’ennesima conferma che il sistema non funziona».
Amadeus, chiudiamo con una battuta. Meglio la cotoletta alla milanese o il prosciutto di San Daniele?
«La cotoletta è buonissima, ma io impazzisco per il vostro prosciutto. Ho imparato a mangiarlo solo quando vengo in Friuli, altrove non è la stessa cosa. Come la cacio e pepe: la devi ordinare a Roma, non altrove».
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