Tumore al seno, a Gorizia il primo intervento di mastectomia endoscopica in Friuli Venezia Giulia

Si tratta di una tecnica chirurgica che consente di asportare la mammella risparmiando il complesso areola-capezzolo. La cicatrice chirurgica, a seguito di una piccola incisione, risulta sostanzialmente invisibile nel futuro

Francesco Fain
I dottori Bidinost, Basso e Stacul durante l’intervento al San Giovanni di Dio
I dottori Bidinost, Basso e Stacul durante l’intervento al San Giovanni di Dio

La soddisfazione è grande. L’equipe della Chirurgia senologica del San Giovanni di Dio di Gorizia, composta dalle dottoresse Stefania Basso e Stefania Bidinost, diretta dal dottor Giuseppe Stacul, ha eseguito nei giorni passati il primo intervento in Friuli Venezia Giulia di mastectomia bilaterale endoscopica per carcinoma della mammella.

La parte ricostruttiva protesica è stata eseguita, invece, dall’equipe della dottoressa Nadia Renzi della divisione di Chirurgia plastica dell’Università di Trieste.

Semplificando la massimo, parliamo di una metodica innovativa mini invasiva senza cicatrici visibili nelle chirurgia oncologica della mammella.

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La redazione
L'equipe che ha eseguito l'intervento a Gorizia

I commenti

«Con questa nuova tecnica chirurgica», spiega il dottor Stacul, «il gruppo senologico di Gorizia si conferma all’avanguardia, a livello nazionale, nella cura del tumore alla mammella. Mi piace anche sottolineare che l’intervento è stato effettuato ai primi di ottobre, il mese che è consacrato alla prevenzione e alla sensibilizzazione contro il tumore al seno».

Anche Daniele Pittioni, direttore sanitario dell’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina, esalta l’intervento «che porta», afferma, «l’ospedale di Gorizia a un livello di eccellenza nazionale. È evidente l’impegno della nostra Azienda nel potenziamento dei servizi, checché se ne dica». Chiara l’allusione a chi parla di tagli e spoliazioni.

L’aspetto tecnico

La mastectomia endoscopica è una tecnica chirurgica che consente di asportare la mammella risparmiando il complesso areola-capezzolo utilizzando una metodica simile alla laparoscopia.

L’accesso chirurgico, spiega il dottor Stacul, «prevedeva una piccola incisione di soli 3-4 centimetri lateralmente al solco sottomammario. Dopo aver asportato la mammella, attraverso la stessa incisione è stata eseguita la ricostruzione plastica con protesi definitiva. Rispetto alla mastectomia tradizionale la durata dell’intervento è simile ma questa tecnica, a parità di radicalità oncologica, consente di ridurre il rischio di sofferenza del complesso areola-capezzolo e di migliorare significativamente il dolore post-operatorio».

Inoltre la cicatrice chirurgica, a seguito di una piccola incisione lateralmente al solco sottomammario, risulta sostanzialmente invisibile nel futuro. La scelta per poter eseguire questo tipo di intervento va presa dopo una accurata selezione dei casi, in rapporto alle caratteristiche istologiche, alle dimensioni, alla sede del tumore e al volume delle mammelle. A differenza della mastectomia robotica, che la stessa equipe ha eseguito come intervento profilattico nel caso di pazienti portatrici della mutazione genica Brca1 e Brca2, la mastectomia endoscopica è una scelta di tecnica sia come intervento profilattico sia come intervento per le pazienti con carcinoma della mammella.

«Intervento», sottolinea Asugi, «reso possibile grazie alla costante ricerca del miglioramento delle tecniche chirurgiche e alla collaborazione tra equipe di Chirurgia senologica e Chirurgia plastica ed il personale anestesiologico e infermieristico di Gorizia».

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