Il booster degli ori olimpici e l’acquisizione negli States: la corsa di Rudy Project
L’azienda trevigiana produttrice di caschi e occhiali sportivi protagonista a Milano Cortina

Trentadue medaglie vinte dagli atleti di cui sono sponsor e miliardi di spettatori catalizzati, oltre che sulle performance sportive, anche su caschi e occhiali colorati che portano la loro firma. Tra i vincitori dei Giochi di Milano Cortina c’è anche Rudy Project. Tra i brand leader nel mercato mondiale di accessori tecnico sportivi, l’azienda trevigiana oggi lavora in 60 Paesi del mondo, conta 80 dipendenti all’attivo e un fatturato che è passato dai 17,5 milioni del 2024 ai 20 del 2025 grazie all’acquisto del 100% della proprietà di Rudy Project North America, che permette di operare direttamente sul mercato statunitense.
Fattore Olimpiadi
Rudy Project è stata parte integrante dei giochi olimpici invernali di quest’anno. Sei nazionali sotto contratto di sponsorizzazione nella disciplina di Pattinaggio di velocità su ghiaccio, sette atleti di sci di fondo tra cui il norvegese Johannes Klæbo, con le sue sei medaglie d’oro, e tre atleti di Biathlon. «È stata una sorpresa riuscire ad ottenere questi risultati dai nostri atleti e sono molto soddisfatto del rapporto ventennale che abbiamo creato con la Federazione Ghiaccio Italiana», spiega Cristiano Barbazza, ceo dell’azienda, «sono state settimane incredibili, è come se avessimo messo in sospensione l’attività e lo stesso hanno fatto gli italiani e il mondo intero. Queste Olimpiadi sono state un evento di successo e noi siamo orgogliosi di averne fatto parte. Ora che gli sport invernali sono entrati nelle case degli italiani, speriamo che i supporter continuino a crescere».
Gli atleti
Da quando la società è stata fondata, nel 1985, gli atleti sono stati al centro della visione aziendale. L’intuizione è stata del fondatore Rudy Barbazza, padre di Cristiano, che aveva individuato un’opportunità di business: nel mercato mancava un occhiale tecnico sportivo. Rudy Barbazza, brevettò quindi i nuovi occhiali e cominciò a regalarli agli atleti del ciclismo e non solo. Nel giro di pochi anni il brand Rudy Project diventò familiare. «Con gli atleti c’è un rapporto di fiducia e un legame molto stretto, vanno oltre alla mera sponsorizzazione economica, c’è una comunanza di valori. «Creiamo occhiali ad hoc per i nostri atleti», aggiunge Barbazza facendo riferimento, tra i tanti, a quelli rosa shocking di Francesca Lollobrigida. «Questa edizione è stata quella degli atleti maturi. Hanno vinto la determinazione, la concentrazione e la testa e noi che facciamo caschi, proteggiamo questa parte del corpo per missione».
Next step
Archiviata Milan Cortina, Rudy Project è già proiettata al prossimo futuro: «Abbiamo acquisito il nostro storico distributore americano, un società fondata a fine anni ’90 da investitori locali». Negli Stati Uniti il canale ottico incide per circa il 50% delle vendite di Rudy Project: «È un dato significativo, che conferma la solidità del posizionamento del marchio anche al di fuori del segmento sportivo tradizionale e la capacità di proporre soluzioni tecniche e personalizzabili apprezzate dal mercato professionale dell’ottica». Tra i 60 Paesi in cui opera oggi, l’azienda gestisce in via diretta, oltre agli Usa, Italia, Francia, Belgio, Germania, Svizzera e Austria. «Ora è il momento di concretizzare tutti i passi fatti dal punto di vista commerciale. La produzione degli occhiali rimane in Italia e come il design di tutti i prodotti. L’italianità è un valore imprescindibile, questo non cambierà mai».
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