Vučić accusa Croazia, Albania e Kosovo: “Un’alleanza militare contro la Serbia”

Il presidente serbo parla di piani ostili nei Balcani e minaccia un rafforzamento dell’esercito. Da Zagabria replica il ministro Božinović: “La nostra è una cooperazione trasparente e difensiva”

Stefano Giantin
Il presidente Aleksandar Vucic
Il presidente Aleksandar Vucic

Accuse pesanti e discutibili, destinate a irritare i Paesi vicini. E a riaccendere mai sopite tensioni, tra nazioni storicamente conflittuali. Sono quelle lanciate dal presidente serbo, Aleksandar Vučić, che ha iniziato il 2026 con un vero e proprio attacco a gamba tesa contro metà Balcani. Attacco che ha preso di mira in primis la Croazia, che starebbe lavorando per creare nientemeno che una «alleanza militare» in chiave anti-serba, unendo le forze con due capitali con cui Belgrado, per ragioni diverse, ha rapporti estremamente difficili: Tirana e Pristina.

Di che alleanza si parla? Il riferimento è a una dichiarazione sulla «cooperazione nel campo della difesa» siglata la scorsa primavera da Croazia, Albania e Kosovo. Il memorandum d’intesa tra Paesi balcanici mira, sulla carta, a rafforzare la collaborazione trilaterale in settori quali addestramento, industria della difesa, interoperabilità delle forze armate. Il documento include anche un comune impegno per accelerare l’integrazione euro-atlantica di Tirana e soprattutto di Pristina, ancora lontana dal ricevere lo status di Paese candidato all’ingresso nella Ue e non ancora membro Nato, come lo sono Croazia e Albania.

Quella dichiarazione, tuttavia, non sarebbe altro che un paravento dietro cui si nasconderebbero piani contro la Serbia, ha sostenuto Vučić, parlando da Trebinje, in Republika Srpska (Rs), non a caso affiancato dal leader ultranazionalista e filorusso serbo-bosniaco, Milorad Dodik, non più presidente della Rs ma tuttora figura chiave nell’entità e Andrija Mandić, politico filoserbo in Montenegro. «Non è un’alleanza contro l’Austria» come nel 1914, ha aggiunto ironicamente, spiegando che «a Belgrado ben si comprende» il senso di «questa coalizione militare», stretta «contro il popolo serbo».

Non è finita. Il presidente serbo ha accusato Zagabria di voler coinvolgere nel progetto anche il Montenegro, «mettendo Podgorica sotto il suo controllo», nell’ottica di una chiara «politica anti-serba». Belgrado, la minaccia neppure troppo implicita, non starà però a guardare. «Raddoppieremo le nostre capacità militari», ha così anticipato Vučić. Che ha concluso assicurando, parole più che controverse, che la Serbia non permetterà che le si facciano le stesse «cose del 1941», cioè l’occupazione nazista. E sostenendo infine che i vicini avrebbero investito miliardi per «rovesciarmi», attraverso le proteste degli studenti, da lui spesso definite una “rivoluzione colorata”.

Parole, quelle di Vučić, che hanno avuto forte eco nella regione, con i media in lingua albanese che lo hanno accusato di «paranoia». Il governo di Zagabria, guidato da Plenković, da parte sua, già in passato aveva difeso la «natura difensiva» della cooperazione con Tirana e Pristina, mentre il presidente Milanović aveva assicurato che non si tratta di una «alleanza».

E la Croazia ieri ha cercato di mantenere i toni bassi, malgrado il pesante attacco. A rispondere al presidente serbo è stato allora il ministro degli Interni, Davor Božinović, intervenuto a una cerimonia alla vigilia del Natale ortodosso. «La Croazia ha la sua strada ed è una strada chiara, siamo membri dell’Unione europea e tutto ciò che facciamo nelle relazioni internazionali è trasparente», ha messo in rilievo il ministro. «Per quanto riguarda le relazioni in questa regione e nei Paesi limitrofi – ha chiosato Božinović – posso solo dirvi che, sebbene celebriamo il Natale secondo calendari diversi, penso che i messaggi di pace e cooperazione siano qualcosa che dovremmo avere in comune». E il condizionale è quantomai d’obbligo.

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