Avvocati serbi in sciopero contro le leggi sulla giustizia

Tre giorni di astensione dal lavoro contro le norme promulgate dal presidente Vučić. Critiche dall’Ue: «Ostacolo al processo negoziale». Stop al confronto con Bruxelles

Stefano Giantin
La sede del Parlamento serbo nella capitale Belgrado
La sede del Parlamento serbo nella capitale Belgrado

Prima, le proteste di piazza. Poi, uno sciopero di tre giorni di tutti gli avvocati, iniziato ieri. Su tutto, la spada di Damocle di un “veto” Ue che potrebbe bloccare il percorso d’adesione del paese, già oggi in stallo. In Serbia continua a tener banco la questione delle “leggi di Mrdić”, approvate dal Parlamento il 28 gennaio e promulgate a stretto giro dal presidente Aleksandar Vučić, malgrado la sollevazione di opposizioni, movimento degli studenti, esperti e giuristi. E pure di Bruxelles.

Secondo il governo serbo, le leggi dovrebbero «restituire allo Stato e al popolo una magistratura» che sarebbe diventata nei mesi passati strumento per una pretesa “rivoluzione colorata”. Di segno contrario l’altra campana, quella dei tanti critici, che sostengono che le leggi sarebbero state approvate senza adeguate consultazioni. E secondo cui le nuove norme minerebbero le fondamenta dello lo Stato di diritto.

Chi ha ragione? La bilancia sembra pendere verso lo schieramento degli oppositori alle “leggi di Mrdić”. E il fatto di averle approvate e promulgate, malgrado le critiche e gli avvertimenti, potrebbe costare carissimo a Belgrado. È quanto ha ammesso, senza infiorettature diplomatiche, il numero uno della Missione serba presso la Ue, il diplomatico Danijel Apostolović. «Bruxelles rimane critica verso l’adozione del set di leggi giudiziarie», che costituirebbero «un ostacolo nel processo negoziale», ha spiegato Apostolović, aggiungendo – il punto più importante – che «la questione dell’apertura del cluster 3 su competitività e crescita inclusiva, non tornerà in agenda finché la questione non sarà risolta».

È insomma stop totale, fino a quando Belgrado non farà marcia indietro. Ma ci sarebbe di più. Lo ha svelato il sempre ben informato settimanale Nedeljnik, suggerendo che Vučić avrebbe “ingannato” la commissaria Ue all’Allargamento, Marta Kos, promettendole a Davos che non avrebbe promulgato le leggi. E proprio Kos di recente ha ricordato che le mosse di Belgrado stanno «erodendo la fiducia» della Ue nei confronti della Serbia. E che il rispetto dello Stato di diritto è «precondizione» per l’elargizione dei generosi fondi del Piano di crescita per i Balcani: 1,6 miliardi di euro quelli destinati alla Serbia.

Ma i problemi sono anche interni. Da ieri e per tre giorni incroceranno le braccia gli avvocati serbi, in segno di protesta contro le leggi Mrdić. E la settimana scorsa a Belgrado una gran folla ha partecipato alla “Marcia per la giustizia”.—

 

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