Fuggì negli Usa dalla Bosnia in guerra, l’Ice di Trump lo rimanda in Croazia
L’incredibile vicenda del 36enne residente fin da ragazzino in America: ora si trova a Zagabria e chiede aiuto

I video delle “gesta” degli uomini incappucciati dell’Ice stanno scioccando da mesi parte dell’opinione pubblica americana e una quota significativa di quella mondiale, indignata per il pugno duro usato dai membri della “Immigration and Customs Enforcement” (Ice) contro cittadini inermi. Ma ci sono anche storie, all’apparenza minori e poco conosciute, che possono dare l’idea dell’ampiezza del controverso fenomeno Ice. E far discutere, anche a migliaia di chilometri dagli Usa.
Storie come quelle di Sandro Silajdžić, arrivato dalla Bosnia negli Stati Uniti come rifugiato, quando aveva solo cinque anni e la sanguinosa guerra nel Paese balcanico mieteva migliaia di morti. E ora rimpatriato a causa di un ordine di espulsione delle autorità americane, nei Balcani. O meglio, in Croazia. «Ciao a tutti, sono appena arrivato a Zagabria dall’America dopo essere stato deportato, ho bisogno d’aiuto, qui non conosco nessuno», ha scritto lo stesso Silajdžić sul gruppo Facebook “Expats in Zagreb”, frequentatissimo soprattutto da stranieri residenti in Croazia, ma non solo.
«Devo trovare un alloggio, un lavoro e mettere in ordine i miei documenti, ho solo un passaporto, quello croato», ha aggiunto, un messaggio di Sos che ha provocato una valanga di reazioni, generalmente sconvolte. Sos che è diventato virale e che ha fatto scoprire una storia incredibile. A rendere noti maggiori dettagli è stato il Večernji list che, dopo aver scovato Silajdžić in quel di Zagabria, ha fatto luce sulla vicenda.
«Sono nato a Derventa», in Bosnia, «nel 1989 e lì ho vissuto quasi tutta la guerra» nel Paese balcanico, ha così raccontato Silajdžić. Da un campo per sfollati, la sua famiglia è poi riuscita, nel 1995, a emigrare legalmente negli Usa, in tasca documenti croati. «Ho iniziato ad andare a scuola, ho imparato l’inglese, poi ci siamo trasferiti a Trenton, vicino Detroit e lì» la sua famiglia ha iniziato «una nuova vita». Poi, cresciuto, Sandro ha iniziato a lavorare nell’autotrasporto. Morte madre e nonna, è infine rimasto solo, negli Usa. Per tre decenni senza problemi, in tasca la carta verde – ma senza passaporto americano, dopo aver tuttavia iniziato le procedure, senza tuttavia concluderle.
«Avevo il passaporto croato per viaggiare e la carta verde per tornare a casa», ha precisato Silajdžić. Tutto bene, fino al maggio del 2025, quando l’uomo è stato fermato in aeroporto «su ordine dell’Ice», per poi essere trasferito per mesi in un centro di detenzione in Ohio. Infine, l’apparizione davanti a un giudice per l’immigrazione, a Cleveland, che ha scoperto un vecchio problema di possesso di marijuana da parte di Silajdžić risalente a quand’era giovanissimo. Per questo il giudice avrebbe trattato Sandro Silajdžić come uno straniero irregolare. E poi ancora mesi in un centro Ice, che ospitava anche altre persone originarie dei Balcani, in testa camionisti con qualche documento non in regola. In quel luogo di detenzione «ho perso 11 kg» e lì «sono rimasto fino al 7 gennaio di quest’anno».
Infine, a inizio dello stesso mese la liberazione, ma accompagnata da un ordine di espulsione. «Sono stato finalmente liberato del centro di detenzione, sono a Washington in attesa del mio volo per la Croazia, non sono riuscito a bloccare la deportazione», l’annuncio di Sandro via Facebook. «Spero di poter tornare in America fra qualche anno, mi mancherete tutti, love, Sandro it’s a good man», la chiosa. Poi, l’8 gennaio, l’annuncio dell’atterraggio a Zagabria. E la richiesta d’aiuto per ricostruire la sua vita in un Paese sconosciuto.
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