Gas in Alto Adriatico, la croata Ina investe 86 milioni per tre nuovi pozzi
Entro la fine dell'anno il completamento degli impianti gestiti dalla piattaforma autoelevante Labin

Va avanti senza interruzioni la campagna della società petrolifera croato-ungherese Ina nelle acque dell’Alto Adriatico. È stato infatti annunciato che prossimamente si investiranno 86 milioni di euro per realizzare tre nuovi pozzi metaniferi, da completare entro la fine di quest’anno. Nessuna precisazione dalla compagnia sull’effettivo impatto dei tre pozzi sulla produzione di gas destinato alla Croazia.
Nel dicembre dell’anno scorso Ina aveva reso noto che nel corso della produzione sperimentale nel pozzo Ika A-1 R Dir, sempre nell’Adriatico settentrionale, si era riusciti a estrarre quotidianamente 120.000 metri cubi di gas naturale. Stando agli esperti, le riserve toccherebbero i 220 milioni di metri cubi di gas.
La prima fase di questo progetto di sfruttamento del sottosuolo marino si è conclusa nel marzo del 2026 e ha riguardato i pozzi Ika A-1 R Dir e Ika A-4 R Dir, mentre la seconda fase comporta l’investimento di 65 milioni e ha già visto l’entrata in funzione del pozzo Ana-4 Dir.
Nulla però è dato sapere sui nuovi giacimenti metaniferi e sulle loro riserve, dati che saranno comunicati nei resoconti finanziari che periodicamente vengono pubblicati dal gruppo Ina.
Un ruolo molto importante nel prosieguo del ciclo di investimenti riguarderà la piattaforma di perforazione autoelevante Labin, che è stata utilizzata nei due citati pozzi Ika e lavorerà pure nei futuri pozzi nordadriatici.
Comunque sia, la Croazia – grazie ai giacimenti adriatici e al rigassificatore galleggiante di Castelmuschio (Omišalj), nell’isola di Veglia – riesce a soddisfare il proprio fabbisogno di gas, che ammonta annualmente a circa 2 miliardi e mezzo di metri cubi. Vi è poi un ampio margine per le esportazioni nei Paesi vicini, visto che nella sola Castelmuschio la produzione annua è stata portata da 3 miliardi a 6,1 miliardi di metri cubi.
Restando in tema piattaforme di gas, da non dimenticare il destino toccato a Ivana D, struttura colata a picco il 5 dicembre del 2020 a causa di una violenta sciroccata. Il crollo era avvenuto una quarantina di miglia al largo di Pola, in Istria, con la piattaforma Ivana D adagiatasi a 43 metri di profondità. Il suo pozzo era stato sigillato e messo in sicurezza con una copertura d’acciaio, intervento che non è bastato però a rassicurare i gruppi ecologisti, come Greenpeace, ostinati nel chiedere la rimozione della piattaforma.
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