Le trame di Epstein nei Balcani: i nomi nei files e le dimissioni

Lajčák, diplomatico slovacco e consigliere per la sicurezza nazionale di Fico, costretto a lasciare

Stefano Giantin
Miroslav Lajcak (foto Epa)
Miroslav Lajcak (foto Epa)

C’è chi smentisce con sdegno ogni coinvolgimento e chi invece è costretto a dimettersi. E non mancano anche figure che non possono negare l’evidenza, perché i legami sono confermati da decine e decine di email e messaggini.

È quello che emerge dagli “Epstein files”, la monumentale e spesso agghiacciante documentazione resa pubblica dal dipartimento di Giustizia Usa, relativa all’affarista, predatore sessuale e tessitore di trame occulte, l’americano Jeffrey Epstein. E una parte rivela anche delle “piste balcaniche”, che hanno creato dei mal di pancia non da poco agli interessati, direttamente o loro malgrado coinvolti nell’affaire.

«Il presidente del Montenegro attende una nostra visita», si legge in un sms del 2018 inviato a Epstein. La risposta: quel presidente «forse dovrebbe offrire» prima «un rifugio a Donald» Trump. La replica: «Donald ha un debole per il Montenegro».

Il mittente? Un nome che nei Balcani è conosciutissimo: il diplomatico e politico slovacco, Miroslav Lajčák, ai tempi Inviato speciale della Ue per il dialogo tra Serbia e Kosovo.

Il presidente all’epoca, era nientemeno che Milo Djukanović, padre-padrone della patria poi decaduto dopo un trentennio al potere. Ma Djukanović si è detto del tutto estraneo alla vicenda: «Non ho mai conosciuto Epstein, né sono stato con lui mai in contatto diretto o indiretto», ha fatto sapere via X.

Anche un’altra ex capo di Stato balcanica sarebbe involontariamente entrata nell’inbox di Epstein. «La principessa della Thailandia sarà all’Onu a New York con la presidente del Kosovo, la vorrebbe incontrare», scrisse nel 2012 a Epstein tale Daniel. Ai tempi la presidente era Atifete Jahjaga. Che ha rigettato ogni collegamento con Epstein. Si parla di riferimenti fatti «da terze persone, che non dimostrano alcuna conoscenza diretta» e in nessun altro documento «si fa riferimento a me», la sdegnata replica di Jahjaga.

La stessa misteriosa principessa tailandese ha poi consigliato, in un’altra email diretta a Epstein, di dare un’occhiata a chi sia Behgjet Pacolli, il Berlusconi del Kosovo, tycoon ed ex ministro degli Esteri. Epstein? «Mai incontrato né mai comunicato con lui né mai stato nelle sue proprietà, ho solo sentito della sua esistenza», ha precisato Pacolli. Per altri, invece, i contatti con Epstein risultano documentati da email e messaggi, pur non essendo direttamente riconducibili alla sfera sessuale.

Lajčák invece con Epstein intrattenne stretti contatti via email, sms e pure a quattr’occhi. Personalità di primo piano a Bratislava e nei Balcani, Lajčák ed Epstein discutevano allegramente di politica internazionale, di incontri con il russo Lavrov. E facevano commenti su belle donne e giovani ragazze. Ma Lajčák chiedeva a Epstein anche raccomandazioni a favore di una produttrice di film. Lo scandalo è costato a Lajčák la poltrona da consigliere per la sicurezza nazionale del premier Fico.

Strettissimi, secondo i documenti resi pubblici da Washington, anche i legami tra Epstein e Boris Nikolic, scienziato, investitore di origine croata, in passato consulente di Bill Gates. E pure esecutore testamentario di Epstein.

Senza dimenticare i commenti sulle «straordinarie ragazze» che si vedono in Albania, fatti a Epstein dall’ex premier norvegese Thorbjørn Jagland nel 2012, allora segretario generale del Consiglio d’Europa, la più importante organizzazione per la protezione dei diritti umani.

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