Il limite di una crescita che non sana le fratture
Sanchez mette fine alla legislatura e riporta gli spagnoli alle urne. Un voto che potrebbe avere conseguenze sugli equilibri europei

Sanchez mette fine alla legislatura e porta anticipatamente alle urne la Spagna. Il no delle Cortes ai decreti sulla casa precipita la crisi di un esecutivo sempre sul filo perché senza maggioranza, sorretto dal problematico appoggio degli indipedentisti di Junts.
Protagonisti in passato di una forzatura sfociata in crisi costituzionale, quest’ultimi avevano nel 2023 dato il via libera all’esecutivo a guida socialista in cambio dell’amnistia per i loro principali esponenti e un atteggiamento non troppo rigido nei confronti del loro leader Puigdemont, il cui divieto di rimpatrio potrebbe volgere al termine per imminente decisione della Corte costituzionale: verdetto che avrebbe influito sulla scelta di votare contro l’esecutivo.
Così, in nome della comune difesa di interessi legati alla rendita immobiliare, i parlamentari di Junts hanno pugnalato alle spalle Sanchez. A conferma del rischio intrinseco nel patto con il diavolo alla base della spuria maggioranza appena tracollata.
Elezioni che, secondo i sondaggi, potrebbero portare al governo i popolari di Feijóo, con il decisivo apporto di Vox di Abascal: i due partiti governano già insieme in quattro regioni.
Un voto che, prima delle presidenziali francesi e delle elezioni italiane, può insediare alla testa di uno dei principali paesi europei uno schieramento sbilanciato a destra dalla componente sovranista. Con tutti i contraccolpi che quest’onda latina potrebbe comportare nella Unione.
Sanchez, che per cercare di attenuare il colpo non può contare sulla crescita dei suoi alleati di sinistra, Sumar e la galassia dell’amletico ex-Podemos, ha due carte da giocare: da un lato, i fondamentali economici, tra i migliori in Europa.
E, soprattutto, la spinta della mobilitazione sulla casa che, in queste calde giornate iberiche, ha portato in piazza molti cittadini.
Soprattutto la seconda, potrebbe consentirgli di uscire dall’angolo, dal momento che i buoni indicatori economici non si sono tradotti in visibile miglioramento delle condizioni di vita degli spagnoli.
Qui come altrove, infatti, la gran parte dei cittadini ha visto trasferire la ricchezza a questo o quel ristretto gruppo sociale senza beneficiare della crescita. In un contesto in cui non è più sufficiente lavorare per vivere decentemente.
Il successo della mobilitazione sulla casa – bene ormai precluso a molti, mentre lievitano le rendite immobiliari di grandi gruppi e fondi e le città vedono stravolto il loro volto a causa dell’assenza di politiche abitative pubbliche, della non regolamentazione dei fitti brevi e dell’overtourism –, può fare da volano alla campagna elettorale.
Un tema, quello della lotta alla rendita, che, insieme al rilancio della questione redistributiva e della battaglia per un Europa non sovranista, può consentire al leader del Psoe di spostare il confronto fuori dalla penalizzante tenaglia immigrazione/ inchieste giudiziarie e assumere posizioni più confacenti a un’arena politica polarizzata.
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