Conte è riuscito a lasciare il cerino a Schlein
Il leader dei 5stelle è andato su La7 a dire che lui sarebbe pronto a fare un passo indietro per proporre una terza figura che guidi la coalizione. I tre risultati ottenuti da Conte

«Ma quali hacker russi!», sbuffava ieri alla Camera il braccio destro di Elly Schlein, Igor Taruffi, sfottendo i timori dei compagni di partito su un inquinamento delle primarie pro domo Conte. E confermando che anche sul voto online, il Pd si piegherà al volere dei 5stelle. Oltre a questa, da ieri nel campo largo c’è un’altra certezza: Elly si assumerà da sola tutte le responsabilità. Dell’esito delle primarie e di quello delle elezioni: quindi nel caso andasse tutto storto, anche di far vincere di nuovo la destra. Mica poco.
Tutte queste zavorre gliele ha infilate nello zaino Giuseppe Conte, con un’operazione politica spregiudicata: il leader dei 5stelle è andato su La7 a dire che lui sarebbe pronto a fare un passo indietro, «vista la preoccupazione per le primarie che ha una parte dell’elettorato», per proporre una terza figura che guidi la coalizione. Ma Elly gli ha riso in faccia: non se ne parla. «Gualtieri? Non ho fatto nomi, perché lei non mostra nessuna disponibilità».
Niente da dire, l’avvocato di Volturara Appula ci sa fare, con questa mossa ha infatti ottenuto tre risultati. Primo: dicendole “io posso pure non fare il candidato premier, a me interessa solo il bene del Paese”, fa passare Elly per una che bada in primis ad un’affermazione personale; mentre lui si fa passare come una sorta di San Giuseppe, protettore dei lavoratori, degli ultimi e dei bisognosi, disinteressato alle poltrone. Sarà pure ipocrita, ma di sicuro capace: lascia il cerino in mano a Schlein, scaricandole il peso di voler ostinatamente andare a palazzo Chigi, malgrado “la nostra gente” e i big del Pd siano contrari ai gazebo. Perché ne vedono i rischi.
Secondo target centrato con questa mossa: se lei perdesse la sfida ai gazebo, lui potrebbe dirle, «l’avevo detto... ora che fai? Ti dimetti o riesci a reggere il tuo partito? E mi voteranno i tuoi? O perderemo le elezioni?». Se invece vincesse lei, un Conte sconfitto avrebbe buon gioco a recriminare, su pressing dei grillini costretti a votare un premier del Pd, che forse sarebbe meglio separare le strade verso le urne. Sapendo che dopo il voto avrebbe mani libere per le sue trame: un sondaggio riservato pare gli abbia svelato che senza lui al comando, M5S perderebbe un 4 per cento secco. Quindi, il leader 5stelle ha creato le pre-condizioni per sfilarsi dal “campo largo” a tempo debito ed è questo il vero incubo di Elly e compagni. Scuse ne avrebbe quante ne vuole: non a caso l’altra sera è andato a dire in piazza “io non mi presto ad un progetto annacquato, a fare compromessi sulle banche, le armi e Israele!”. Condito da un “è chiaro??” rimbombato fino alle orecchie di Elly.
Terzo risultato del beau geste in tivù, portarsi avanti nella campagna per le primarie, lasciando intendere che lui è più forte perché lei ha il passo lento e non coglie i segnali della politica: "Credo sia abbastanza probabile il voto in primavera, sicuramente non possiamo arrivare a ridosso della campagna elettorale a parlare di primarie, noi siamo pronti a confrontarci e aspettiamo le altre forze politiche sul programma”. Come a dire, ‘Elly che aspetti? Dove sta il vostro programma? Sveglia. Davvero vuoi i gazebo a febbraio?’ Schlein però dimostra un nerbo da vera leader, non demorde e si accolla tutto, sicura di vincere, esponendosi senza tremori, sapendo di avere una struttura ancora capillare su cui contare. Ma da ieri ha un motivo in più per fidarsi poco del suo senior partner.
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