Telepass nel mirino dei fondi. Mundys rimane al timone
La holding detiene la maggioranza e resta un osservatore interessato a eventuali offerte che, per ora, ancora non ci sono

Telepass non è più soltanto la sbarra del casello che si alza senza fermarsi. È diventata, negli anni, l’architrave di una visione industriale della mobilità integrata, digitale, scalabile.
Un ecosistema che tiene insieme pedaggi, servizi urbani, pagamenti via app, dati e piattaforme, con una posizione di mercato che in Italia resta schiacciante e una proiezione europea in costante espansione. Proprio per questo, fino a pochi mesi fa, l’idea di una cessione non sfiorava nemmeno i radar di Mundys, che controlla il 51% del gruppo dei telepedaggi.
Secondo fonti vicine al dossier, quella dell’azionista industriale – controllato al 57% da Edizione, con Blackstone al 36% e Fondazione CRT al 5,2% – resta tuttora una posizione di osservatore interessato. Mundys, in altre parole, non ha mai cercato l’uscita. Ma il mercato, come spesso accade, ha cominciato a muoversi in autonomia.
Il dossier Telepass è infatti sul solo tavolo di Partners Group, che detiene il 49% del gruppo e che da alcuni mesi ha avviato il processo di dismissione della propria quota, affidando i sondaggi preliminari a Mediobanca e UBS. Dalle prime interlocuzioni sarebbe emersa una preferenza del mercato per operazioni di controllo: i potenziali investitori guardano a Telepass come a un asset da governare, non da affiancare. Da qui la richiesta, sempre più esplicita, di includere nel perimetro dell’operazione anche il 51% oggi in mano a Mundys.
È su questo crinale che la posizione dell’azionista industriale potrebbe anche farsi più sfumata. Di fronte a una proposta economica solida, che al momento non esiste, la holding controllata da Edizione della famiglia Benetton potrebbe sedersi ad un tavolo e guardarla ed eventualmente valutarla. Detto che il peso di Telepass sull'ebitda del gruppo Mundys non è elevato e quindi il suo contributo è rilevante in termini strategici, ma non dirimente sul piano contabile.
Alla finestra si sono affacciati, secondo quanto riferiva ieri il Corriere della Sera, diversi nomi di primo piano: i fondi Advent, Warburg Pincus e Brookfield, ma anche un operatore industriale come Via Verde, controllata dal gruppo Brisa, che annovera tra i suoi azionisti il fondo pensione olandese APG. Secondo le stime che circolano negli ambienti finanziari, la valutazione di Telepass potrebbe superare i 3,5 miliardi di euro per il 100% del capitale, con spazio – in presenza di sinergie industriali e prospettive di crescita – per spingersi anche verso quota 4 miliardi.
Il confronto con il passato è inevitabile. Quando Partners Group è entrata nel capitale nel 2021, Telepass era valutata circa 17 volte l’Ebitda. Oggi, con un margine operativo lordo prospettico di circa 300 milioni, la base di mercato si colloca attorno a 11-12 volte. Multipli che alcuni osservatori giudicano prudenti, se letti alla luce della posizione dominante in Italia, della crescita internazionale e delle potenziali sinergie con Yunex Traffic, leader globale nei sistemi di trasporto intelligenti, presente in 600 città e 40 Paesi e controllata al 100% da Mundys.
I numeri, del resto, raccontano una storia di espansione. Telepass ha chiuso il 2024 con ricavi per 436 milioni di euro (+16,4% sul 2023), un Ebitda di 180 milioni e un utile netto salito del 24% a 34 milioni. Nel 2025 il fatturato è atteso oltre i 500 milioni, mentre l’Ebitda rolling da luglio 2024 a giugno 2025 si attesta a 235 milioni, con un run rate stimato intorno ai 300 milioni a fine esercizio. La base clienti supera i 6 milioni tra auto private e mezzi pesanti, con una quota di mercato in Italia superiore al 90% e una presenza operativa in oltre 20 Paesi europei. I dispositivi di bordo gestiti sono circa 9,6 milioni, mentre gli abbonati ai servizi di mobilità Telepass Pay hanno superato quota un milione.
Alla guida del gruppo c’è Luca Luciani, nominato amministratore delegato nel marzo 2024, con un curriculum che spazia da Procter & Gamble a Enel, da Telecom Italia a Cellnex. Al suo fianco, come presidente, resta Andrea Mangoni. Sotto la loro regia, Telepass ha accelerato la trasformazione da operatore di telepedaggio a piattaforma di mobilità integrata: pagamenti urbani in oltre 350 comuni, parcheggi, Area C a Milano, 25 mila colonnine di ricarica elettrica, integrazione con taxi e sharing mobility, oltre a un portafoglio di servizi che include soluzioni assicurative per la persona e per l’auto.
Il mercato domestico si è fatto più competitivo con l’ingresso di UnipolMove e MooneyGo, che propongono canoni mensili più bassi. Eppure nonostante questo il posizionamento di mercato di Telepass è di una leadership dominante.
Se la cessione del 100% dovesse andare in porto, Mundys resterebbe comunque ancorata ai suoi asset più strategici: il 50% di Abertis e la quasi totalità di Aeroporti di Roma. Telepass, insomma, non è un gioiello obbligato da vendere, ma un’opzione. E come spesso accade nei grandi dossier industriali, la partita non si gioca sulla necessità, bensì sul prezzo.
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