Contratti pirata in Fvg, mezzo milione al welfare

Gli accordi Cgil, Cisl e Uil nel terziario tutelano il 98% dei dipendenti: Dagli enti bilaterali 500 mila euro a sostegno di lavoratori e imprese

Eva Franceschini
Da sinistra Pierluigi Ascani, Fabio Pillon, Alessandro Russo e Monica Paoletich
Da sinistra Pierluigi Ascani, Fabio Pillon, Alessandro Russo e Monica Paoletich

il dumping contrattuale in Friuli Venezia Giulia è un fenomeno contenuto la cui presenza, seppur limitata, impone comunque un’attenzione da parte delle associazioni datoriali e dei sindacati. Secondo un’indagine condotta da Format Research e Ires Fvg, negli ultimi anni si evidenzia un aumento dei contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni datoriali e sindacali minoritarie, che mirano a fare concorrenza al ribasso a quelli che hanno un analogo campo di applicazione, firmati dalle sigle maggiormente rappresentative.

I contratti collettivi nazionali di lavoro firmati da Cgil, Cisl e Uil, in base ai dati forniti dal Cnel, nel terziario del Fvg tutelano il 97,6% dei lavoratori dipendenti coperti dalla contrattazione collettiva (circa 116.000 su 119.000 nel 2024). Da questo punto di vista, le regioni del nord evidenziano la copertura più elevata (superiore al 97%), mentre al sud è generalmente più bassa (in Calabria si attesta all’86%). A livello provinciale, Pordenone e Trieste presentano l’incidenza maggiore (in entrambi i casi superiore al 98%), Udine e Gorizia registrano livelli leggermente inferiori (intorno al 97%). Tra i principali settori del terziario regionale, la copertura più bassa dei Ccnl firmati dalle maggiori confederazioni sindacali si rileva nei servizi di pulizia (94,1%) e di vigilanza (83,1%). I contratti “non confederali”, infatti, si concentrano soprattutto in settori economici caratterizzati da un alto grado di sostituibilità della forza lavoro e da una forte competizione sui costi.

Al contrario, nel commercio e nel turismo le percentuali sono molto elevate e si attestano al 99%. Tra i contratti “non confederali” che interessano il maggior numero di lavoratori nel terziario regionale, si possono menzionare il Ccnl per il personale dipendente da imprese di pulizia e servizi integrati/multiservizi, firmato da Unilavoro Pmi e Confsal Fisals e il Ccnl per i quadri direttivi, impiegati e operai dipendenti dei settori del commercio, firmato da Anpit, Aifes, Confimprenditori, Unica e per i lavoratori da Cisal Terziario E Cisal. In entrambi i casi, questi contratti riguardano oltre 400 dipendenti in regione e il primo trova applicazione solo in provincia di Udine.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa degli Enti bilaterali del terziario e del turismo del Friuli-Venezia Giulia, costituiti da Confcommercio e dalle principali organizzazioni sindacali, che hanno aperto il programma 2026 di rimborsi per investimenti e costi sostenuti da imprese e lavoratori aderenti. Il plafond complessivo è di 500.000 euro, ma altre risorse si potrebbero aggiungere nel corso dell’anno: un’opportunità che si genera grazie alle previsioni di welfare bilaterale nei Ccnl sottoscritti da Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil.

«È un’iniziativa consolidata e importante, a favore dell’imprenditore e dei suoi collaboratori», commenta il presidente degli Enti bilaterali, Fabio Pillon,«che potranno accedere a un sostegno sulle spese che li coinvolgono direttamente o che li interessano, nel caso dei dipendenti, figli e genitori».

I contenuti del programma non si discostano da quello precedente: cinque linee di intervento a sostegno del personale dipendente (formazione, salute, genitorialità, assistenza alla persona, trasporto pubblico, benessere) e tre linee per le imprese (formazione, sicurezza, innovazione tecnologica): «Non si parla solo di un obiettivo assistenziale, ma anche di qualità della vita. Un principio che è fortemente alla base del nostro contratto, ma purtroppo non di tutti i contratti. I dati ci dicono che in Fvg il dumping contrattuale è ancora un fenomeno contenuto, specie nel commercio e nel turismo, dove i contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative coprono il 99% dei lavoratori. Sarebbe un errore abbassare la guardia: dietro la corsa al ribasso sui costi si nascondono minori tutele, meno welfare e una concorrenza sleale che penalizza le imprese».

 

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