Valbruna, la gara va deserta: la Provincia ora deve trattare
Il bando per i terreni dello stabilimento siderurgico di Bolzano è scaduto: nessuna offerta. Il diritto di superficie dato in concessione prevede un canone più che raddoppiato

Ieri a mezzogiorno è scaduto il bando di gara per la concessione dei terreni su cui sorge lo stabilimento delle Acciaierie Valbruna di Bolzano. E, come previsto, l’esito annunciato si è puntualmente materializzato: gara deserta, Valbruna assente. Un passaggio formale che però pesa come un atto politico e industriale, destinato a riaprire una partita delicatissima tra la Provincia autonoma di Bolzano, uno dei principali gruppi siderurgici italiani e, sullo sfondo, il Governo.
Che il bando fosse destinato al vuoto era chiaro da settimane. Valbruna, inizialmente unico soggetto interessato, aveva deciso di non completare l’iter nel momento in cui era emersa l’assenza di altri concorrenti. Una scelta tutt’altro che tattica: il gruppo vicentino ha sempre contestato l’impianto della gara, giudicandolo fortemente penalizzante, a partire dal canone richiesto – 150 milioni di euro per 50 anni – fino alla struttura complessiva del contratto.
Ora la palla torna alla Provincia. Come ha spiegato l’assessore competente e vicepresidente Marco Galateo al Tgr Rai, scaduti i termini la giunta può aprire un confronto diretto, sia con l’azienda sia con i sindacati. Sul tavolo ci sono due nodi principali: l’entità del canone, ritenuto eccessivo non solo da Valbruna, e la tipologia di contratto. Per la Provincia, i paletti non negoziabili restano la continuità produttiva dello stabilimento e quella occupazionale. La posizione dell’azienda resta ferma. Dopo trent’anni di attività, investimenti e radicamento, Valbruna chiede di acquistare l’area, passando dalla concessione alla piena proprietà.
Lunedì circa 1.500 lavoratori hanno sfilato in corteo a Bolzano, chiedendo una soluzione rapida. Lo stabilimento altoatesino, ex Falck e acquisito da Valbruna nel 1995, occupa circa 200 mila metri quadrati. Fino ad oggi il gruppo ha pagato un diritto di spazio pari a circa 1,3 milioni di euro l’anno. Un confronto che, secondo fonti, rende ancora più evidente l’anomalia del nuovo bando: Cogne Acciai Speciali, ad esempio, per un’area di circa 500 mila metri quadrati versa alla Valle d’Aosta circa 500 mila euro annui.
Il dossier, in realtà, è sul tavolo della Provincia da tempo. Il 15 gennaio è dunque una data spartiacque per il futuro industriale dell’Alto Adige. Il diritto di superficie dell’area di via Volta sostituisce il precedente diritto di spazio scaduto formalmente il 3 settembre 2025 e prorogato per altri 12 mesi, al termine della concessione trentennale. Le nuove condizioni fissate dalla giunta altoatesina prevedono per l’appunto un canone complessivo di 150 milioni in 50 anni, circa 3 milioni l’anno, di fatto più che raddoppiando l’esborso storico sostenuto dall’azienda.
Ma non è solo una questione di cifre. Valbruna contesta anche i criteri di valutazione del bando, che – secondo il gruppo – non valorizzano adeguatamente il know-how siderurgico e l’integrazione industriale del sito. Ancora più critica la clausola che prevede, in caso di mancata aggiudicazione, lo sgombero dell’area entro 18 mesi. Un orizzonte giudicato incompatibile con la complessità di un impianto di questa natura, per il quale servirebbero cinque anni. Un’incertezza che non è solo locale. Perché il sito di Bolzano è strettamente legato a quello di Vicenza. La posta in gioco ha spinto anche il Governo a intervenire. Riconoscendo la natura strategica dell’attività, l’esecutivo ha attivato il perimetro del Golden Power.
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