Lo sviluppo di Eurotech scommette sulla Difesa: obiettivo 100 milioni

Il presidente della multinazionale carnica, Luca di Giacomo, racconta il piano industriale 2026-2030, sostenuto dall’aumento di capitale da 17,5 milioni appena concluso. Già da quest’anno è previsto il ritorno alla marginalità operativa, dal 2028 ​inizieranno a crescere anche i ricavi

Maura Delle Case

 

Progetta di rimettersi in marcia ritornando alle origini, al suo Dna di impresa tecnologica capace di fornire ai clienti risposte su misura alle richieste – hardware e software – più sfidanti con un'attenzione particolare alla cybersecurity. Ma di farlo «in quattro settori target – industria, trasporti, utilities e difesa – e solo per volumi rilevanti che consentono un corretto ritorno sull’investimento» afferma Luca di Giacomo, presidente del consiglio di amministrazione di Eurotech, la multinazionale con sede ad Amaro, in Carnia, che progetta, sviluppa e fornisce edge computer e soluzioni complete di servizi, software e hardware per l’Internet of Things (IoT).

Un’azienda che, dopo aver scritto pagine importanti nel campo dell’innovazione tecnologica, si è trovata a fare i conti con un’importante frenata, iniziata circa 18 mesi fa. Un rallentamento che ha richiesto un determinato cambio di rotta, iniziato a giugno scorso con la nomina del nuovo amministratore delegato, Massimo Milan, e con la successiva messa a punto di un piano industriale quinquennale supportato da un aumento di capitale interamente sottoscritto nei giorni scorsi per un totale di 17,5 milioni di euro a seguito del quale, Emera, la holding di partecipazioni della famiglia Fumagalli che dal suo ingresso nel 2019 ha investito complessivamente 9 milioni, è salita al 32,77% del capitale. La quota restante è in mano al mercato: Eurotech è infatti quotata sul segmento Star di Piazza Affari da 20 anni.

Soddisfatto? «Moderatamente soddisfatto», frena il presidente, spiegando che «se da un lato proviamo una profonda gratitudine per la risposta del mercato, che nonostante i risultati tutt’altro che eccitanti degli ultimi 18 mesi ci ha dato fiducia, ora dobbiamo mantenere le promesse». Vale a dire, riportare Eurotech prima alla marginalità operativa – nel 2026 quella dell’Ebitda, nel 2027 dell’Ebit –, poi alla crescita dei ricavi (scesi a 59,13 milioni nel 2024, -36,9% rispetto all’anno precedente). A partire dal 2028 è previsto un percorso di crescita più significativo che porterà a raggiungere nello stesso anno circa 80 milioni e nell’intorno di 100 milioni nel 2030.

Numeri supportati da una chiara strategia su quel che Eurotech dovrà essere da qui in avanti. E che il presidente di Giacomo snocciola per punti. «Primo: il piano prevede un diverso coinvolgimento delle società del gruppo, che non dovranno più operare come isole indipendenti, ma mettere a disposizione le loro competenze e strutture produttive per dar corpo a tutte le sinergie possibili in termini di efficienza, lavorando in un’ottica di gruppo».

Oggi le società sono cinque: tre produttive (Eurotech in Italia, Advanet in Giappone, InoNet in Germania), due commerciali (in Inghilterra e negli Usa). Oltre trecento i dipendenti. L’integrazione prevista nel piano dovrà permettere a Eurotech di fronteggiare commesse di una certa complessità e di proporre i propri prodotti contemporaneamente su più mercati e clienti. Sembra banale, ma fin qui non lo è stato. Il nuovo ad Milan, forte dell’appoggio del cda, si prepara dunque a rafforzare le sinergie intercompany. «Secondo punto: tornare al Dna di Eurotech – continua di Giacomo -: arriva un’azienda che cerca un prodotto tecnologicamente complesso per applicazioni ad alto valore aggiunto e fortemente customizzato? Se ci sono volumi interessanti e contratti di lungo termine, Eurotech lo sa fare».

È un cambio di strategia rispetto agli ultimi anni che hanno visto l’impresa orientarsi verso prodotti più standardizzati. «Ci siamo scontrati con grandi produttori dove non siamo riusciti ad essere competitivi sul prezzo» riconosce il presidente.

Eurotech dunque torna alle soluzioni che integrano hardware, software e cybersecurity o alla semi-customizzazione per dirla con di Giacomo: «Soluzioni che rispondono alle precise esigenze dei clienti con volumi significativi e una forte ripetibilità, quest’ultima necessaria per garantirsi commesse di lungo termine, che inizieranno a pesare sui conti tra un paio d’anni».

Due, il 2026 e il 2027, che serviranno a rafforzare i rapporti con i clienti già in portafoio e a conquistarne di nuovi a partire da quelli operativi nel campo della Difesa, uno dei quattro settori sui quali il piano intende concentrarsi. «Siamo già fornitori, ma l’outlook della Difesa, sia in Italia sia in Europa, sta cambiando drasticamente. Lì c’è un’opportunità gigantesca. Per giocarcela, però, dovremo certificarci su nuovi prodotti e questo prenderà del tempo. L’idea è arrivare a fine piano con un 10% dei ricavi generati da questo mercato e la parte restante della torta divisa tra industria, trasporti e utilities», fa sapere ancora di Giacomo ricordando che in tutti questi settori – Difesa compresa – Eurotech lavora già. «Accordi di riservatezza non ci consentono di fare nomi – conclude il presidente –, ma i sistemi intelligenti che supportano algoritmi di IA di cui tanto sentiamo parlare in queste ore li ha fatti anche Eurotech».

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