Open Factory, le imprese promuovono i giovani: «Il nostro impegno nel farli crescere»

All’evento di apertura della manifestazione Open Factory alla Carraro le aziende hanno raccontato le loro strategie per attrarre il capitale umano

Riccardo Sandre
Jacopo Lin, Caterina Marzola, Federico Zoppas, Jacopo Minozzi e Filippo Cerato
Jacopo Lin, Caterina Marzola, Federico Zoppas, Jacopo Minozzi e Filippo Cerato

Le imprese fanno da sole. Le grandi aziende del territorio preferiscono adottare strategie interne per accompagnare i dipendenti, soprattutto se neo assunti, verso il pieno inserimento nelle loro mansioni.

A dirlo un panel di eccellenza riunito per l’evento inaugurale di Open Factory, la kermesse alla sua undicesima edizione che, durante il weekend, ha visto alcune grandi e medie imprese di tutto il Nord Italia aprire le proprie porte per tour guidati alla scoperta del patrimonio industriale di questi territori.

Venerdì gli spazi della sede del Gruppo Carraro a Campodarsego hanno ospitato l’evento di apertura della manifestazione, dal titolo “Il capitale umano come leva strategica per il futuro dell’impresa e dei territori”. A presentare le proprie esperienze, Andrea Conchetto, Ad di Carraro Group, Raffaella Caprioglio, presidente di Umana, Monica Scarpa, Ad del Gruppo Save, Corrado Facco, presidente Its Cosmo Fashion Academy e ma pure il managing director di Zoppas Industries, Federico Zoppas, intervistato da quattro giovanissimi. Ad aprire il dibattito è stato Enrico Carraro, il presidente di Carraro che ha ricordato il valore del dialogo e rivendicato il ruolo del Young advisory board istituito nell’azienda di famiglia. Un organo consultivo composto da 100 giovani che hanno qui uno spazio dedicato alle loro idee e progetti. Un board, ha ricordato, utile non solo all’azienda ma anche alla crescita dei giovani stessi.

«Il nostro è un gruppo pienamente internazionale e intergenerazionale» poi raccontato nella discussione l’Ad Andrea Conchetto «dove cerchiamo di fare sintesi delle differenze per trovare nuove soluzioni per il nostro business. Un processo su cui lavoriamo sentendo tutti gli stakeholders: i nostri dirigenti, gli ingegneri e le maestranze ma anche i fornitori e i clienti in un processo che mira a cogliere le opportunità della complessità».

E se l’incontro tra giovani e aziende non è sempre lineare, l’esperienza degli Its è uno strumento in più per mirare a risultati positivi, come raccontato da Corrado Facco di Cosmo Academy: «In Italia un centinaio di Istituti tecnici superiori ospita circa 50 mila studenti» ha detto.

«Sembra una gran cifra ma è ancora nulla in confronto alla Germania dove sono 450 mila o la Spagna dove sono 280 mila. Nei nostri istituti il tasso di occupazione post diploma raggiunge il 94%. Tutto ciò grazie ad un modello formativo che vede i giovani inseriti fin da subito nelle aziende così che l’incontro tra domanda e offerta possa avvenire grazie ad una conoscenza reciproca che si sviluppa nel tempo».

«Un aeroporto è una struttura complessa» ha spiegato Monica Scarpa, Ad di Save «le cui tecnologie sono integrate le une alle altre per garantire un monitoraggio continuo ed esaustivo di tutte le funzioni. Ecco perché diventa difficile reperire sul mercato professionalità già pienamente formate. Ci troviamo quindi nella necessità concreta di adottare una strategia di formazione interna importantissima».

Nel suo intervento Raffaella Caprioglio di Umana ha posto l’accento invece sulla consapevolezza dei giovani. «Non sono in assoluto d’accordo con l’assunto secondo cui i giovani devono scegliere esclusivamente in base alle aspirazioni dei genitori», ha detto Caprioglio, «credo che abbiano pieno diritto alla propria autodeterminazione. Ma ci vuole consapevolezza: sapere che certi percorsi formativi non danno sbocchi professionali è fondamentale prima di iniziare a cimentarvisi».

E se è stato il sociologo dell’Università di Padova Daniele Marini a presentare un report approfondito sulla Generazione Z e il suo rapporto con il lavoro, sono stati quattro giovani i protagonisti del secondo panel: Filippo Cerato, studente del Liceo Scientifico Curiel, Jacopo Lin, studente Ingegneria dell’Energia dell’Università di Padova, Caterina Marzola, neolaureata in strategie della Comunicazione nella stessa Università e Jacopo Minozzi studente dell’Istituto Tecnico Commerciale Calvi hanno posto le loro domande a un altro manager e imprenditore di successo, Federico Zoppas.

«Il mondo della meccanica non sempre è ritenuto attraente» ha detto Zoppas «e noi abbiamo lavorato a fondo per cercare di essere attrattivi per giovani. Io stesso ho avuto difficoltà a pensare di entrare in azienda. L’odore di officina non mi piaceva un granché e come figlio del presidente ero visto con sospetto dai colleghi e dai manager anziani. Così ho adottato una strategia precisa: sono stato zitto e ho ascoltato. Curiosità e umiltà sono valori importantissimi in tutti i settori e tanto più le proprie aspirazioni sono alte, tanta più attenzione, curiosità e umiltà bisogna avere prima di iniziare a intervenire sulle questioni. Quando si capisce questo e di fronte a voi c’è qualcuno che vuole ascoltare, si possono fare cose eccezionali».

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