Macchine per il caffè, nel 2024 l’export italiano vale 427 milioni

I dati presentati da Ucimac: nell’anno sono state 164.841 le unità esportate. Stati Uniti, Corea del Sud, Cina, Spagna e Francia le principali destinazioni

Giorgia Pacino

Il caffè italiano vince ancora all'estero, e non solo sul piano del gusto. A essere apprezzata è anche la tecnologia, visto che otto macchine da caffè su dieci prodotte in Italia raggiungono altri Paesi, per un valore dell'export italiano che nel 2024 ha raggiunto i 427 milioni di euro con 164.841 unità esportate.

Sono i dati contenuti nella quinta edizione del Libro bianco di Ucimac, l’associazione dei costruttori italiani di macchine professionali per caffè federata Anima Confindustria, presentato a Milano. Un'analisi economica e strategica del comparto, che fa il punto sullo stato di salute della filiera.

Sul fronte economico, dopo la crescita registrata tra il 2021 e il 2022 sostenuta dalla ripresa post-pandemica e dall’aumento della domanda estera, il 2023 ha segnato un picco di valore per il settore delle macchine professionali e semiprofessionali. Il picco si è però accompagnato a una contrazione dei volumi riconducibile all’incremento dei prezzi medi, in un contesto di shock energetico e tensioni sulle commodity. Nel 2024, segnalano gli autori del Libro bianco - realizzato dall'ufficio studi Anima in collaborazione con Andrea Boaretto (Personalive) e i professori Daniele Siena e Giancarlo Giudici - si osserva una lieve flessione, coerente con il rallentamento della domanda internazionale e con un quadro macroeconomico meno favorevole.

Il settore conferma una marcata vocazione internazionale: l’export rappresenta circa l’80% del fatturato complessivo e delle unità prodotte, con Europa, Stati Uniti e Asia tra le principali aree di riferimento. Nel 2024 un piccolo gruppo ristretto di 10 Paesi assorbe poco più del 50% del valore complessivo esportato. Tra le principali destinazioni, Stati Uniti, Corea del Sud, Cina, Spagna e Francia.

Il posizionamento si mantiene stabile nelle classi media e medio-alta, che rappresentano rispettivamente il 93% del valore e il 90% delle quantità esportate, mentre la fascia alta incide in misura marginale, tra il 2% e il 3%. L’Italia resta leader nella produzione diretta ai principali mercati: è al vertice in Spagna, con quote del 40% a valore e del 44% a volume, e in Francia per quantità e valore a prezzi costanti, al secondo posto in Germania con il 16% a valore. Si registra una progressione significativa anche nel Regno Unito, con un posizionamento di fascia più alta rispetto ad altri mercati.

Dal punto di vista economico-finanziario, l’analisi condotta su un campione di 32 imprese con dati disponibili al 31 dicembre 2024 evidenzia complessivamente un giro d'affari di 1,46 miliardi di euro. Dopo il picco registrato nel 2022, si rileva tuttavia un lieve arretramento, accompagnato da un peggioramento della marginalità e della produttività nel biennio più recente.

«La quinta edizione del Libro bianco è il risultato di un lavoro sistematico di analisi e rappresentanza che l’associazione conduce a beneficio dell’intero comparto», ha detto il presidente di Ucimac, Roberto Nocera, managing director della storica azienda di macchine per caffè e macinacaffè La San Marco, di Gradisca d'Isonzo. «Il nostro ruolo è mettere a disposizione delle imprese dati consolidati, chiavi interpretative e strumenti di confronto utili a rafforzare il posizionamento del settore sui mercati internazionali e nel dialogo con le istituzioni. Attraverso un approccio strutturato e condiviso, intendiamo consolidare la credibilità e la competitività delle macchine professionali per il caffè quale espressione industriale del Made in Italy».

Riproduzione riservata © il Nord Est