Andrea Illy da Davos: «L’ordine mondiale è saltato, la vera incognita è la bolla dell’intelligenza artificiale»

Il presidente di Illycaffè dopo il forum svizzero: unilateralismo americano, Europa divisa e rischi finanziari sull’AI più pericolosi dei social. «La green economy non si fermerà»

Giorgio Barbieri

«A Davos, più che la Groenlandia, a preoccupare è la possibile bolla legata agli investimenti massicci sull’intelligenza artificiale». Andrea Illy, presidente del gruppo triestino Illycaffè, nei giorni scorsi ha partecipato a diversi appuntamenti nella località svizzera dove erano riuniti i big della finanza mondiale, tra cui Donald Trump.

Che impressione le ha fatto?

«Con lui si è completamente scardinato l’ordine mondiale: siamo passati dal multilateralismo all’unilateralismo. Questo è il vero segnale che porto a casa, ed è la principale causa dell’incertezza che stiamo vivendo».

Quali altre cause sono state indicate?

«Ci sono tre fattori strutturali. Il primo è l’avvento della Cina, con una chiara aspirazione egemonica che entra in forte competizione con gli Stati Uniti. Il secondo è la green economy, che continua a crescere a un ritmo doppio rispetto al Pil mondiale e oggi rappresenta circa il 5% dell’economia globale: è irrinunciabile. Il terzo è l’intelligenza artificiale, che insieme all’intero comparto hi-tech pesa a sua volta circa un altro 5% del Pil mondiale. Con questi fattori in campo si cercano nuovi equilibri geopolitici e geoeconomici».

In questo scenario come deve attrezzarsi un’impresa globale come Illycaffè?

«Noi abbiamo puntato sulla globalizzazione per trent’anni e oggi di globalizzazione non si parla più. Questo non significa tornare indietro, ma adottare un approccio di internazionalizzazione: non fare la stessa cosa ovunque, soprattutto sul fronte degli investimenti. Continueremo con la nostra strategia di leadership nella qualità sostenibile. Due terzi delle nostre vendite restano fuori dall’Italia e gli Stati Uniti continueranno a essere il nostro primo mercato».

I dazi vi hanno colpito?

«Sì, anche se è stata una parabola: prima introdotti, poi tolti, ma per un periodo li abbiamo subiti con tutte le conseguenze del caso. Si va avanti con un approccio molto pragmatico, direi quasi carpe diem: parare i colpi che arrivano».

Sostenibilità e intelligenza artificiale possono convivere?

«Certo. Pensare che la green economy possa essere archiviata è irrealistico. È necessaria ed è spesso più competitiva dell’economia convenzionale. L’elettrificazione continua e la quota di rinnovabili cresce perché costa meno. Lo stesso vale per gli investimenti sull’acqua, una risorsa sempre più scarsa. Anche se il presidente Trump è un avversario dichiarato della green economy, non potrà fermarla».

A Davos si è discusso anche molto di Europa. In che termini?

«La verità è che non ha ancora raggiunto l’obiettivo per cui è nata. Il mercato unico non è davvero unico: esistono muri normativi, finanziari e commerciali che non esistono, ad esempio, negli Stati Uniti. In un mondo basato sulla forza muscolare, l’Europa non può competere se resta divisa. Deve imparare a usare la forza degli altri a proprio vantaggio, come fanno le arti marziali».

Il Mercosur, di cui si è discusso in questi giorni, è un caso emblematico di questa paralisi?

«Purtroppo è lo specchio dello stato di salute dell’Unione europea. Prima firmiamo un accordo per mitigare l’impatto dell’unilateralismo americano, poi lo blocchiamo per veti interni. Così si alimenta il “divide et impera” degli avversari. L’Europa deve muoversi e rapidamente».

Quali sono i principali rischi di cui si è discusso a Davos?

«Il primo è una possibile bolla legata agli investimenti massicci sull’intelligenza artificiale: oggi il 70% della capitalizzazione di borsa americana è concentrata su quei titoli. Se le aspettative non fossero soddisfatte, potremmo assistere a un crollo simile, se non peggiore, a quello della bolla Internet del 2002. Il secondo rischio è la regionalizzazione dell’intelligenza artificiale: piattaforme diverse per ogni blocco economico, che rischiano di aumentare polarizzazioni ed eco-chamber, allontanandoci da quel mondo globale che ha contribuito a ridurre la povertà negli ultimi decenni».

Un rischio persino maggiore dei social media?

«L’intelligenza artificiale è uno strumento molto più potente. Dovrà essere usata con grande attenzione. I social media non spariranno, ma per l’accesso alla conoscenza l’AI sarà sempre più centrale. Proprio per questo va governata, non subita». 

 

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