Hyundai si affida a Danieli per una acciaieria negli Usa

La commessa per la multinazionale friulana vale in totale 650 milioni di dollari. Con un investimento di 6 miliardi il colosso coreano supera l’ostacolo dei dazi

Maura Delle Case

Una nuova, rilevante commessa firmata poco prima della fine del 2025. L’ha messa a segno il Gruppo Danieli, scelto dal gruppo Hyundai come technological partner per il progetto di realizzazione di un nuovo impianto siderurgico green che il colosso coreano dell’automotive si accinge a realizzare in Luisiana, negli Stati Uniti, per produrre in loco l’acciaio necessario alla realizzazione delle proprie automobili, superando così i dazi imposti dall’amministrazione Trump.

A Danieli – fa sapere l’azienda in una nota diffusa ieri – è stata affidata la fornitura delle quattro unità produttive che trasformeranno il minerale di ferro in bramme di acciaio di qualità, destinate alla produzione di materiale ad alto valore aggiunto e fondamentali per l’alimentazione degli stabilimenti Hyundai Motors già presenti nel Paese.

Il valore totale dei contratti affidati alla multinazionale siderurgica friulana è pari a 650 milioni di dollari e prevede la fornitura – in un arco temporale di circa 30 mesi – di un impianto di riduzione diretta (tecnologia Energiron sviluppata congiuntamente con Tenova), due forni fusori elettrici e relativa metallurgia secondaria, due colate bramme per alti spessori e due forni di riscaldo per bramme. Tecnologie di ultima generazione, progettate per la produzione di acciai “automotive exposed”, vale a dire acciai speciali ad altissime prestazioni, progettati specificamente per i componenti esterni visibili delle automobili.

«Si tratta del primo contratto firmato da Danieli con Hyundai» fa sapere il presidente della società di Buttrio, Alessandro Brussi, evidenziando la portata dell’investimento coreano negli Usa. «Il valore complessivo è pari a 6 miliardi di cui 1,5 è il valore relativo agli equipaggiamenti che Hyundai ha chiesto in parte a noi, in parte a tedeschi e francesi».

«L’obiettivo del player coreano, che insieme alla consociata Kia, ricordiamolo, produce 7 milioni di autovetture l’anno, è quello di produrre l’acciaio necessario alle sue auto direttamente negli Usa, come già fa in Corea, dove – evidenzia Brussi – ha una capacità di 20 milioni di tonnellate che è l’equivalente di tutta la capacità produttiva italiana».

Continua il presidente: «Hyundai guarda agli Usa come a un mercato estremamente interessante per il futuro, ma bloccato dai dazi di importazione sull’acciaio». Una zavorra che il produttore coreano di auto potrà ora superare grazie al maxi investimento in Luisiana.

Un ordine che conferma una volta in più la leadership a livello globale nel campo del green steel della friulana Danieli, che va così a implementare ulteriormente il suo order backlog allo scorso 31 dicembre.

Un portafoglio, quello dell’azienda siderurgica di Buttrio, che nelle ultime ore ha incassato anche un ordine a un passo da casa. A commissionarlo è stato infatti il Gruppo Pittini di Osoppo, altro pezzo da novanta della siderurgia Fvg, che a Danieli ha affidato a l’ammodernamento del laminatoio dello stabilimento SiderPotenza in Basilicata.

Il progetto mira a migliorare l’efficienza produttiva riducendo il consumo di gas di riscaldo delle billette e le emissioni complessive di CO₂, in linea con la strategia di sostenibilità di Pittini, e si prepara a fare i conti con una vera e propria sfida: il fermo impianto previsto è di soli 45 giorni ed è reso possibile da un’ingegneria su misura e da un’accurata fase di pre-assemblaggio che consentirà di ridurre al minimo i tempi di montaggio e messa in servizio in loco, prevista per il 2027.

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