H-Farm apre un nuovo ciclo: focus su alta formazione e tech

Ecco i piani di Donadon e Broggian dopo il bilancio chiuso con 34,4 milioni di utile grazie all’operazione Nord Anglia, Dalla cessione delle scuole internazionali una plusvalenza pari a 43 milioni

Roberta Paolini
Uno degli edifici di H-Farm a Roncade, in provincia di Treviso
Uno degli edifici di H-Farm a Roncade, in provincia di Treviso

H-Farm si chiama così per una ragione precisa.

Non è una fabbrica che macina utili a ciclo continuo, ma una human farm, un luogo in cui si semina, si investe tempo e capitale, e si attende che i risultati maturino.

Leggerla con le categorie dell’azienda industriale tradizionale – dove le operazioni straordinarie servono a rimediare e le perdite segnalano una crisi – significa fraintendere il modello pensato da Riccardo Donadon fin dall’origine, nel 2005.

Un modello dove oggi sono azionisti Donadon attraverso la E-Farm con il 37,94%, Cgn Futuro (del friulano Giancarlo Broggian) con il 36,94% ed Education (di cui sono soci paritetici i primi due azionisti) con il 10,51%.

In una farm le uscite vengono prima dei raccolti e i cicli non seguono il calendario dell’esercizio, H-Farm lavora per cerchi di investimento che possono durare anche dieci anni e si chiudono quando al prodotto azienda non serve più il concime (la finanza), né acqua e bastone (affiancamento) per crescere dritto.

È in questa logica che vanno lette le cessioni e le plusvalenze degli ultimi anni: non come mosse difensive, ma come la maturazione e la conseguente cessione dei prodotti su cu si è investito.

Nel tempo il modello, accanto allo sviluppo di startup, ha sviluppato la consulenza per grandi gruppi e l’education. H-Farm non è più soltanto un incubatore: oggi opera come venture builder, creando iniziative dall’interno in modo strutturato e replicabile, mettendo a fattor comune capitale, competenze operative, infrastrutture e relazioni.

Una differenza sostanziale rispetto al venture capital tradizionale, che investe su imprese già nate.

Questa chiave di lettura aiuta anche a rimettere in asse il bilancio chiuso al 31 agosto 2025.

L’utile di 34,4 milioni di euro ribalta la perdita di 7,9 milioni dell’anno precedente ed è spiegato interamente dalla cessione delle tre scuole internazionali a Nord Anglia Education, con una plusvalenza consolidata di 43 milioni.

L’operazione, annunciata a fine giugno e chiusa il 1° agosto, segna uno dei passaggi più rilevanti nella storia recente del gruppo quotato su Euronext Growth Milan dal 2015.

Non è un episodio isolato.

Già nel 2022 il gruppo di Ca’ Tron aveva valorizzato la business unit Consultancy cedendola a Jakala per circa 38 milioni di euro, tra cash immediato e reinvestimento nel capitale dell’acquirente. In quel caso, come oggi, la logica era monetizzare un’attività arrivata a maturità, ridurre l’assorbimento di capitale e riequilibrare la struttura finanziaria, mantenendo al contempo una relazione industriale strategica.

Se si esclude l’effetto Nord Anglia, la fotografia operativa resta in chiaroscuro.

Nel 2025 i ricavi gestionali si fermano a 40,7 milioni di euro e l’Ebitda è negativo per 7 milioni.

Ma anche qui il dato va letto nel contesto di un perimetro che si è progressivamente ridimensionato nell’ambito del consolidato di H-Farm, con la cessione del prodotto legato alla consulenza sulla trasformazione digitale, ma che in realtà nel consolidato del territorio continua a crescere ma sotto il perimetro di Jakala.

Tra il 2019 e il 2022 i ricavi avevano superato stabilmente i 60 milioni, sostenuti dalla crescita dell’education e dall’avvio del Campus di Roncade.

Dal 2023 in poi il profilo dimensionale consolidato si è contratto, fino a trovare una stabilizzazione nel 2025. La lieve ripresa dell’ultimo esercizio non è bastata a compensare una struttura di costi ancora pesante.

L’andamento dell’Ebitda racconta una continuità nelle perdite operative, con margini negativi che negli anni hanno oscillato tra il 7% e oltre il 17%.

Nel 2025 il peggioramento del margine è legato soprattutto agli investimenti accademici e immobiliari previsti dal piano industriale 2023-2026. Costi che, ancora una volta, anticipano lo sviluppo: il perimetro education di H-Farm ha superato i 2.500 studenti, con una crescita costante negli ultimi anni.

Le scuole internazionali cedute – Venezia, Vicenza e Rosà – avevano generato nel 2023/2024 ricavi per 21,8 milioni di euro, con un Ebitda solo lievemente negativo (-0,6 milioni), risultando il segmento più efficiente della divisione Education. La valutazione implicita, pari a circa 1,8-2 volte i ricavi, è in linea con le operazioni comparabili nel settore.

Le iscrizioni hanno superato quota 1.200 studenti.

A mostrare un’accelerazione più marcata è invece la formazione terziaria: College, master, alta formazione e programmi immersivi come le summer school.

Proprio su quest’area l’operazione Nord Anglia ha liberato risorse: gli studenti del College sono passati da circa 800 nel 2024/2025 a oltre 1.180 nel 2025/2026. Nel nuovo perimetro H-Farm mantiene le attività di formazione terziaria e professionale – H-Farm College e BigRock – che nel 2023/2024 hanno generato circa 10 milioni di ricavi, pur restando entrambe in perdita operativa.

Sul piano patrimoniale, invece, il rafforzamento è evidente.

A fine agosto 2025 la posizione finanziaria netta è positiva per 18,3 milioni di euro, con liquidità pari a 20,8 milioni, grazie soprattutto al rimborso dei rapporti di cash pooling con le scuole cedute e ai versamenti in conto futuro aumento di capitale legati all’operazione.

Negli ultimi cinque anni il gruppo ha fatto ampio ricorso al mercato per sostenere il proprio percorso di sviluppo.

Tra il 2020 e il 2025 sono stati raccolti oltre 27,8 milioni di euro attraverso aumenti di capitale e strumenti finanziari partecipativi, destinati al Campus e all’attuazione del piano industriale.

Anche questo rientra nella logica di capitale paziente richiesta da un progetto che concentra gli investimenti nella fase iniziale.

Il Campus di Roncade resta il perno fisico del progetto. Realizzato tramite il fondo immobiliare Ca’ Tron – H-Campus, gestito da Finint Investments Sgr, è un’infrastruttura di rilievo nazionale per formazione e innovazione.

Circa un terzo degli spazi oggi è occupato dalle attività education cedute a Nord Anglia.

La sfida ora è riempire la struttura con iniziative coerenti con il posizionamento del gruppo. In questa direzione va l’espansione di H-Farm College e l’investimento in H-Farm Campus Marina a Portegrandi, una nuova struttura residenziale che nel 2024-2025 ha accolto oltre 50 studenti, intercettando la domanda di percorsi educativi internazionali completi.

Nel 2025 si sono aperti anche due nuovi cerchi di sviluppo nei settori Sport e MedTech-Care, ambiti in crescita che condividono la stessa grammatica industriale fatta di talento, tecnologia, performance, benessere e impatto.

Resta infine il venture capital, una componente strutturale spesso difficile da leggere, a volte sottovalutata. In vent’anni H-Farm ha investito in oltre 140 iniziative per più di 28 milioni di euro, generando ritorni complessivi superiori ai 40 milioni.

È socia di tre fondi – InReach Ventures, P101 e Italian Founders Fund – e casi come Depop, tra i rarissimi unicorni italiani con exit sopra il miliardo, fanno parte di un track record costruito nel tempo.

A fine 2025, con una capitalizzazione intorno ai 36 milioni di euro e un prezzo per azione di circa 0,18 euro, il mercato continua a esprimere una valutazione prudente: la liquidità è riconosciuta, la crescita potenziale molto meno.

La distanza tra valore patrimoniale e performance operativa resta uno dei nodi centrali nella lettura del titolo. Il 2025 chiude un ciclo e ne apre un altro, secondo una logica che H-Farm applica fin dall’inizio.

In una farm, quando si raccoglie, si sta già preparando il terreno per ciò che verrà dopo. —

Riproduzione riservata © il Nord Est