Gruppo Gecos (Pam): utile giù a 26 milioni
I ricavi restano stabili grazie all’insegna a basso prezzo In’s che ormai vale il 45% delle vendite. Soffrono i superstore

Gecos chiude il 2025 con un utile netto consolidato di 26,1 milioni di euro, in calo del 18,5% rispetto ai 32 milioni dell’esercizio precedente. I ricavi della holding cui fa capo il gruppo Pam avanzano appena dello 0,5%, da 3,32 a 3,34 miliardi di euro, ma dietro la sostanziale stabilità del fatturato si apre una divaricazione sempre più evidente tra le diverse anime della grande distribuzione: IN’s Mercato, la società dei discount, guadagna 20,5 milioni, mentre Pam Panorama, che gestisce supermercati, superstore, negozi di prossimità e affiliazioni, chiude con una perdita di 4,7 milioni. Gruppo Pam che le controlla entrambe registra invece un utile di 11,5 milioni.
È quanto emerge dal bilancio consolidato di Gecos-Generale di Commercio e Servizi, la capogruppo veneziana presieduta da Arturo Bastianello. Un gruppo che conserva una struttura patrimoniale molto solida, con oltre un miliardo di patrimonio netto e una posizione finanziaria netta positiva per oltre 200 milioni.
Per capire l’andamento dei conti bisogna distinguere i ricavi complessivi dalle sole vendite di merci. Queste ultime salgono dell’1,16%, da 3,13 a 3,16 miliardi di euro, mentre i ricavi per servizi diminuiscono del 9,8%, da 196,4 a 177,1 milioni. Il valore della produzione raggiunge così 3,4 miliardi, in crescita dello 0,4%.
L’incremento delle vendite resta inferiore al 2,4% registrato nel 2025 dalla grande distribuzione alimentare italiana secondo i dati richiamati dallo stesso gruppo. Il canale più importante è ormai quello dei discount, con 1,43 miliardi di vendite, in aumento del 2,2%, e un’incidenza superiore al 45% sulle vendite di merci. Seguono i negozi di prossimità, che crescono del 2,4% a 818,1 milioni, i superstore, in flessione del 2,7% a 591,5 milioni, e gli affiliati, in progresso dell’1,1% a 324,1 milioni. La riduzione delle vendite dei superstore è attribuita principalmente alla cessione di un punto vendita.
La crescita, tuttavia, non si trasferisce sui margini. L’Ebitda scende del 3,4%, da 147,2 a 142,2 milioni, mentre l’Ebit arretra del 18,9%, da 38,5 a 31,3 milioni. A pesare sono soprattutto i costi di magazzinaggio e trasporto, aumentati del 12,5%, da 118,4 a 133,2 milioni. Il costo del personale cresce dell’1,6% a 342,2 milioni, anche per effetto dei due aumenti retributivi e della seconda una tantum previsti dal rinnovo del contratto nazionale della distribuzione moderna organizzata. A questi fattori si aggiungono gli oneri sostenuti per la chiusura di alcuni punti vendita.
La riduzione dei costi energetici ha soltanto parzialmente compensato queste pressioni: la spesa per utenze, pulizie e vigilanza è diminuita di 7,1 milioni, a 97,2 milioni. Ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti sono invece saliti da 108,7 a 110,9 milioni.
Se la redditività industriale rallenta, la struttura finanziaria continua a rappresentare un baluardo. La posizione finanziaria netta positiva sale da 193,9 a 203,5 milioni. Il dato deriva da 242,4 milioni di disponibilità liquide, 185,8 milioni di titoli e 10,1 milioni di crediti finanziari, al netto di 186,2 milioni di debiti bancari e 48,6 milioni di obbligazioni.
I debiti complessivamente iscritti nello stato patrimoniale ammontano in realtà a 961,6 milioni, ma per 665,1 milioni sono costituiti da debiti verso fornitori, una componente tipica del capitale circolante della grande distribuzione. L’indebitamento strettamente finanziario, formato da banche e obbligazioni, è invece pari a 234,8 milioni e si è ridotto di 47,7 milioni rispetto al 2024. La gestione operativa ha generato 120,2 milioni di cassa. Gli investimenti sono saliti a 116,8 milioni e hanno riguardato soprattutto il riscatto anticipato di due immobili a Udine e Cassino, precedentemente detenuti in leasing, le ristrutturazioni dei negozi e i progetti di sviluppo. La rete conta complessivamente 1.037 punti vendita: 798 gestiti direttamente e 239 in affiliazione, per circa 754 mila metri quadrati di superficie commerciale. I negozi diretti comprendono 109 punti vendita di prossimità, 79 supermercati, 40 superstore e 570 discount. Nel corso del 2025 IN’s ha aperto undici esercizi, compreso un trasferimento, e ne ha chiusi sei. Gli interventi di ristrutturazione hanno interessato 72 discount. Per il 2026, si legge nella relazione sulla gestione, gli amministratori indicano come priorità la crescita della rete diretta e in franchising, la prosecuzione delle ristrutturazioni e gli investimenti per ridurre i consumi energetici.
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