Electrolux torna all’utile (82 milioni) nonostante il fatturato in leggero calo

Le vendite a livello globale della multinazionale svedese sono aumentate del 3,9%. Deciso taglio ai costi del personale

Riccardo De Toma

Scende il fatturato, nonostante le vendite a livello globale segnino una crescita organica del 3,9%, ma cresce il margine operativo. Nei numeri del report 2025 del gruppo Electrolux, diffuso ieri, le difficoltà e le contraddizioni di un’annata difficile, dove il fattore decisivo per il ritorno all’utile è stato la riduzione dei costi, in primis quelli legati al personale, sceso da un numero medio di 40.787 dipendenti nel 2024 a 39.233 nel 2025: una riduzione di oltre 1.500 unità, alla quale ha contribuito soprattutto l’Europa.

Non a caso il vecchio continente, assieme ad Asia e Africa, dà un buon apporto in termini di Ebit: 2,4 milioni (il 4,1% sul fatturato). Ancora meglio il Sudamerica (2,2 milioni di Ebit, in percentuale il 7,7%), mentre resta negativo il Nordamerica (-0,6 milioni), dove pressioni competitive e promozioni pesano sul valore aggiunto.

I numeri

Il valore delle vendite nette, a fine 2025, è stato di 131,3 miliardi di corone, pari a circa 12,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 136,1 miliardi del 2024. A pesare (-6,6%) è pero l’effetto cambio: una volta tarato l’apprezzamento della corona, le vendite sono aumentate del 3% e del 3,9% quelle organiche, al netto cioè delle dismissioni (Kelvinator in India e scaldabagni in Sudafrica).

In crescita anche il margine operativo, salito a quasi 3,7 miliardi di corone (1,1 miliardi nel 2024), pari al 2,8% sul fatturato (0,8% nel 2024). Detratti 1,8 miliardi di oneri finanziari e le tasse, si arriva a un utile netto di 878 milioni di corone (oltre 82 milioni di euro), dopo il rosso di quasi 1,4 miliardi di corone nel 2024.

A incidere positivamente, come detto, soprattutto la riduzione dei costi diretti, tagliati di oltre 6 miliardi di corone (-5,4%) rispetto al precedente esercizio. Non basta però per tornare a distribuire dividendi agli azionisti, dal momento che la priorità è di ridurre a 2.0 il rapporto tra indebitamento ed Ebitda, che a fine 2025 si assestava a quota 3.0.

Gli investimenti

In discesa anche i costi finanziari, grazie soprattutto a una riduzione dei flussi di investimento. Dopo un periodo di forte spinta su innovazione e automazione, con una punta di 7,4 miliardi di corone nel 2022, la spesa si è ridotta progressivamente a 4,6 miliardi nel 2024 e a 3,4 miliardi nel 2025, pur confermando, si legge nel report, gli impegni su automatizzazione, riduzione dei costi operativi, espansione dei canali di distribuzione e soprattutto su sostenibilità e digitalizzazione.

Quest’ultimo capitolo resta decisivo, sottolinea anche l’amministratore delegato Yannik Fierling: non solo perché i prodotti più efficienti in termini di risorse hanno rappresentato il 26% delle unità totali vendute e il 36% del profitto lordo, ma anche per accelerare gli obiettivi di riduzione delle emissioni, che registrano un taglio compreso tra il 33 e il 45% rispetto al 2021, e della quota di energia prodotta da rinnovabili, oggi pari al 67% dei consumi.

Gli obiettivi

Quattro, spiega Fierling, gli obiettivi chiave che guideranno le strategie di strategia di investimento. Rafforzare il posizionamento dei tre marchi di punta, con marchi Electrolux, Aeg e Frigidaire, aumentare durate e prestazioni dei prodotti, anche attraverso connessione e supporto in remoto ai consumatori, ottimizzazione dei costi tramite efficienza e automazione e generazione di cassa con investimenti più mirati, con l’obiettivo (ambizioso) di arrivare a un margine operativo medio del 6%, più del doppio rispetto all’esercizio 2025.

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