Crociere, Fincantieri leader con il 56% delle nuove navi
Rapporto di Cdp: il Nordest concentra un terzo degli addetti della filiera. Ma il 43% delle assunzioni nella cantieristica è difficile da coprire. E ora cresce la concorrenza cinese anche nelle produzioni più complesse. Difesa, combustibili alternativi e cantieri digitali le leve per crescere ancora

Più di una nave da crociera su due tra quelle ordinate a livello globale, con consegna prevista tra il 2026 e il 2039, sarà realizzata da Fincantieri.
Il gruppo con sede a Trieste concentra il 56% delle nuove unità previste nel periodo, secondo il portafoglio ordini aggiornato a luglio 2026.
Mentre la Cina domina la produzione mondiale per volumi, la cantieristica italiana mantiene una posizione di forza nelle navi più complesse.
E il Nordest concentra un terzo degli addetti della filiera nazionale.
I numeri arrivano dal brief di Cassa Depositi e Prestiti dedicato alla navalmeccanica.
L’analisi mostra una divisione delle specializzazioni: l'Asia domina il trasporto merci, mentre l’Italia eccelle nelle navi passeggeri ad alta complessità tecnologica e progettuale.
Un primato conquistato grazie al modello da integratore: Fincantieri disegna, ingegnerizza e governa una filiera ad altissima densità tecnologica.
Il solo comparto della costruzione navale genera il 36% del valore aggiunto dell’intera filiera nazionale: 1,7 miliardi di euro su 4,8 complessivi.
Un’incidenza che, nel confronto con le principali filiere manifatturiere italiane, è inferiore soltanto a quella della difesa-aerospazio.
Il Nordest concentra il 33% degli addetti della filiera italiana, la quota più alta tra le quattro ripartizioni territoriali considerate dal rapporto.
Accanto agli stabilimenti di Monfalcone e Porto Marghera, la mappa produttiva comprende anche i cantieri di Rovigo e Ravenna.
A questa posizione di forza si accompagnano difficoltà nel reperire personale e una crescente pressione competitiva.
Secondo il rapporto Cdp, in Italia il 43% delle assunzioni programmate nella cantieristica risulta di difficile reperimento.
La carenza riguarda gli operai specializzati, nonché i profili tecnico-ingegneristici e digitali necessari per sviluppare automazione, propulsioni alternative e tecnologie sottomarine.
Sul fronte della competizione globale, la Cina sta ampliando la propria presenza nelle produzioni più complesse.
Nel 2024 i sussidi ai cantieri cinesi hanno raggiunto in media il 2,5% dei ricavi, contro lo 0,2% nei Paesi Ocse.
Nello stesso anno Pechino ha acquisito il 68,5% dei nuovi ordini mondiali di navi alimentate con combustibili alternativi.
La pressione competitiva si estende alle attrezzature, ai sistemi e agli allestimenti di bordo.
Secondo il rapporto, nel medio-lungo periodo il rischio per l’industria europea riguarda soprattutto l’erosione delle capacità industriali e tecnologiche lungo la filiera, mentre le produzioni di fascia più alta restano protette da elevate barriere tecnologiche e reputazionali.
Per staccare la concorrenza, la ricetta individuata dallo studio di Cassa passa per tre direttrici di sviluppo: difesa, decarbonizzazione e cantiere digitale.
Sul fronte militare, la crescita della spesa complessiva per la difesa nell’Ue, attesa a 454 miliardi di euro secondo i dati citati dal rapporto, sostiene anche la domanda di tecnologie marittime.
L’Italia è il terzo produttore Ue in questo comparto, con il 19% del mercato continentale.
Cresce inoltre la domanda di sistemi utilizzabili in ambito civile e militare per proteggere le infrastrutture critiche, monitorare i fondali e contrastare le minacce ibride.
Nelle tecnologie sottomarine Fincantieri sta rafforzando la propria presenza.
Un’altra opportunità riguarda la decarbonizzazione delle flotte, sostenuta anche dal regolamento europeo FuelEU Maritime.
Le unità compatibili con combustibili alternativi rappresentano circa il 9% della stazza lorda della flotta mondiale attiva, mentre la quota sfiora il 51% nel portafoglio ordini globale.
Le soluzioni spaziano dal Gnl al metanolo, dall’ammoniaca all’idrogeno, accanto a batterie e sistemi ibridi.
Per la filiera italiana si aprono opportunità sia nella costruzione di nuove navi sia nell’adeguamento di quelle esistenti, attraverso interventi di conversione e miglioramento dell’efficienza energetica.
Riproduzione riservata © il Nord Est








