Biofarma raddoppia lo stabilimento negli Usa, operazione da 60 milioni

A supporto della crescita anche un intervento di factoring sostenuto da Intesa Sanpaolo. Il gruppo friulano dell’healthcare ha chiuso il 2025 sfiorando il mezzo miliardo di ricavi

Maura Delle Case

 

Gli Stati Uniti trainano la crescita di Biofarma Group, player globale nel nel settore health-care con quartier generale a Mereto di Tomba, da qualche anno controllato dal fondo Ardian.

La compagnia, che vanta nove siti produttivi tra Europa, Asia e America, chiude il 2025 sfiorando il mezzo miliardo di ricavi, in forte accelerazione sui 443 milioni dell’anno precedente, frutto in particolare dell’ottimo andamento della Uspl Nutritionals Llc, azienda americana acquisita al 100% dal gruppo nel 2023 e specializzata nello sviluppo, produzione e confezionamento di integratori alimentari, dispositivi medici, cosmetici e prodotti a base di probiotici che opera esclusivamente conto terzi.

La società a stelle e strisce, che ha contribuito al risultato di gruppo per 180 milioni, «quest’anno raggiungerà il raddoppio dei ricavi rispetto all’anno in cui l’abbiamo rilevata» fa sapere dagli Stati Uniti il presidente di Biofarma Group, Germano Scarpa, grazie a un mercato particolarmente dinamico e aperto all’innovazione industriale. Insomma, in America la multinazionale friulana ha trovato terreno fertile, al punto che a nemmeno a due anni dall’acquisizione ha messo in cantiere, con un investimento di 60 milioni, il raddoppio dello stabilimento in New Jersey, ormai prossimo ad entrare in attività. «Questione di due mesi e andremo a inaugurarlo» fa sapere ancora Scarpa.

A sostegno dell’operazione, il gruppo ha sottoscritto con la direzione regionale Veneto Est Friuli Venezia Giulia di Intesa Sanpaolo un’operazione che prevede un programma di factoring fino a 20 milioni di euro. Di fatto si tratta di una cessione dei crediti vantati dall’azienda verso i propri clienti in cambio di liquidità immediata che permette alla società di migliorare la gestione del flusso di cassa e ottimizzare il capitale circolante.

«Negli Stati Uniti – spiega ancora il presidente Scarpa – abbiamo un numero ridotto di grandi clienti, il che ci ha consentito di strutturare in modo abbastanza semplice un’operazione di cessione del credito, particolarmente rilevante nell’ambito dell’investimento da 60 milioni che abbiamo fatto per il raddoppio dello stabilimento».

«Quest’operazione – dice dal canto suo il Cfo del gruppo, Andrea Esposito – rafforza ulteriormente la solidità finanziaria della nostra controllata americana, consentendoci di sostenere con maggiore efficacia i nostri partner, garantendo continuità operativa, investimenti mirati e un livello di servizio sempre più elevato».

Per Intesa Sanpaolo l’operazione rientra nella più ampia strategia del Gruppo bancario volta a sostenere le eccellenze dei territori. «Abbiamo affiancato Biofarma Group attraverso un modello integrato che combina supporto finanziario e competenze specialistiche l’accesso a nuovi mercati, anche favorendo la costruzione di partnership strategiche – spiega Cristina Cipiccia, direttrice regionale Veneto Est e Fvg - , che contribuiscono a rafforzare in modo duraturo la presenza la presenza di una multinazionale italiana negli Usa».

Un mercato, quello a stelle e strisce, che rappresenta dunque uno snodo sempre più centrale nella geografia del gruppo friulano, forte di nove stabilimenti produttivi – quattro in Italia, due in Francia, due negli Usa e uno in Cina – e 1.500 dipendenti. Di questi, i lavoratori a libro paga della Uspl Nutritionals Llc sono passati dai 230 del 2023 ai 501 dei giorni scorsi, a ulteriore testimonianza della forte crescita che sta vivendo l’azienda, ulteriormente accelerata dall’ampliamento che promette di far triplicare i ricavi del 2023 entro il 2028.

Una prospettiva che tuttavia non limita la progettualità del Gruppo che sta già lavorando a nuove operazioni m&a. A farlo sapere è sempre il presidente Scarpa, pur con una certa dose di riservatezza rispetto all’identità delle aziende in procinto di entrare nel perimetro del gruppo. «Stiamo lavorando ad alcune operazioni in Europa e siamo in fase di chiusura della loy (leggi: documento preliminare, ndr)». Se tutto andrà a buon fine saranno finalizzate – sempre secondo le anticipazioni del presidente – entro il 2026, anno che a perimetro invariato, vale a dire se l’assetto del gruppo fosse quello di oggi, dovrebbe comunque tagliare il traguardo del mezzo miliardo di ricavi.

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