Ascopiave, arriva il dietrofront: la Holding revoca l’assemblea
Dopo il sollevamento dei Comuni contrari ai cambiamenti della governance, il cda di Asco ritira la richiesta contestata

Tanto tuonò che piovve. Dopo giorni di tensioni e richieste di chiarimento da parte dei Comuni soci, il consiglio di amministrazione di Asco Holding ha deciso di fare un passo indietro sulla manovra di modifica dello statuto di Ascopiave. Al termine di una riunione fiume, il Cda della holding ha infatti deliberato di non procedere con l’assemblea straordinaria del 22 aprile, convocata per approvare una riforma statutaria destinata a incidere in modo significativo sugli equilibri di governance della società quotata.
La revoca dell’assemblea straordinaria non ha previsto al momento una nuova programmazione: l’intenzione sarebbe, riferiscono fonti, di chiamarla dopo l’insediamento del nuovo cda di Ascopiave che è in scadenza in aprile. Il cda di Asco Holding, riferiscono fonti, anche a fronte della spaccatura creatasi tra i soci, ha ritenuto che non sussistano le condizioni per una serena interlocuzione e discussione sulle delibere proposte e quindi ha deciso di soprassedere alla richiesta di convocazione dell’assemblea straordinaria.
A rendere politicamente impraticabile la manovra è stata però soprattutto la reazione dei Comuni soci della holding. Dopo la presentazione della proposta di riforma statutaria e la presa di posizione di Ascopiave, diversi sindaci hanno iniziato a chiedere chiarimenti. Un gruppo di amministratori ha avviato le procedure per chiedere la convocazione di un’assemblea straordinaria della Holding con un ordine del giorno molto esplicito: informativa sulla proposta di modifica dello statuto di Ascopiave, discussione della riforma, indicazioni sulle nomine del prossimo consiglio di amministrazione della società quotata e deliberazioni conseguenti.
Il fronte dei sindaci ribelli, inizialmente stimato tra il 10 e il 12% del capitale della Holding, avrebbe nel frattempo allargato il proprio perimetro arrivando al 14%. Tra i Comuni che si sono mossi figurano, tra gli altri, Vittorio Veneto, Preganziol, Fregona, Monastier, Valdobbiadene, Revine. L’assemblea verrà convocata, tuttavia, stando i tempi tecnici, dopo l’assemblea ordinaria di Ascopiave e sarà di natura informativa e non deliberativa, riferiscono fonti.
La proposta di modifica dello statuto puntava a ridisegnare la distribuzione dei poteri all’interno di Ascopiave, riducendo il peso decisionale del consiglio di amministrazione e rafforzando il ruolo dell’assemblea dei soci.
Nel dettaglio, le modifiche statutarie proposte da Asco Holding prevedevano di attribuire all’assemblea competenze oggi in capo al consiglio di amministrazione. Tra queste rientravano decisioni come il trasferimento della sede sociale, l’istituzione o la soppressione di sedi secondarie e alcune operazioni straordinarie.
In sostanza, una serie di scelte tipicamente gestionali sarebbero state riportate sotto il controllo diretto dei soci. Una prospettiva che il consiglio di amministrazione di Ascopiave aveva contestato apertamente. Nella lettera inviata alla Holding, il board della società quotata aveva sottolineato come un simile approccio rischiasse di ribaltare il modello di governance tipico delle società quotate, dove il Cda rappresenta il centro delle decisioni strategiche e gestionali.
Secondo gli amministratori, lette nel loro complesso, le modifiche avrebbero determinato uno spostamento sistematico del potere decisionale dall’organo amministrativo all’assemblea dei soci, con una conseguente riduzione dell’autonomia gestionale della società.
Un altro punto delicato della proposta riguardava il rapporto tra consiglio di amministrazione e management. La riforma avanzata dalla holding prevedeva infatti l’incompatibilità tra la carica di amministratore e quella di direttore generale, stabilendo inoltre che il direttore generale non potesse essere scelto tra i membri del Cda. La proposta introduceva anche il divieto di attribuire deleghe operative al presidente.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che neutrale, considerando che attualmente queste funzioni sono concentrate nella figura del presidente Nicola Cecconato. Asco Holding ieri sera ha anche inviato la risposta alle questioni sollevate dal cda della quotata sulla richiesta di riforma dello statuto.
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