Mps: «Le aggregazioni non sono ostili», ma Intesa prepara l’esposto in Consob

Lovaglio presenta il piano per Banca Generali e Bpm. «Così creiamo valore evitando lo spezzatino». L’istituto private del Leone: «Offerta non sollecitata»

Luigi Dell’olio

 

Entrare nella top ten delle banche europee, con un gruppo da 80 miliardi, attraverso aggregazioni non ostili e valorizzare la contestuale integrazione con Mediobanca per costruire una piattaforma ad alto valore aggiunto nella gestione dei patrimoni. È questa la logica industriale spiegata dall’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio all’indomani del via libera giunto nella serata di giovedì dal consiglio di amministrazione senese. «Montepaschi è il partner naturale per un’aggregazione non ostile», in quanto caratterizzata da «un modello che crea valore attraverso l’integrazione, non attraverso lo spezzatino (con riferimento all’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps, che prevede lo smembramento dell’attuale perimetro del gruppo, e a quanto dichiarato da Giorgia Meloni, ndr)», ha rivendicato Lovaglio in una conference call. Nel pomeriggio di ieri si è invece riunito il Cda di Banca Generali, al termine del quale è stato sottolineato che l’istituto si esprimerà «con le tempistiche previste dalla legge e che l’offerta non è stata sollecitata né concordata». Il Cda di Bpm si riunirà invece la prossima settimana.

Il piano

La duplice offerta si articola su fronti formalmente separati, ciascuno soggetto alla soglia minima del 50% più un’azione e non condizionato all’esito dell’altro, pur trovando il massimo valore nell’esecuzione simultanea. Per il Banco Bpm è stata strutturata un’Ops caratterizzata da un rapporto di cambio di 1,567 azioni Mps per ciascun titolo dell’istituto milanese. L’offerta non prevede un premio sui prezzi di Borsa. Per Banca Generali si punta invece a un rapporto di 6,958 azioni Mps per ogni titolo del Leone, incorporando un premio del 10% sui prezzi pre-Cda. Quest’ultimo tassello sposterebbe il baricentro operativo verso i ricavi commissionali ricorrenti, apportando oltre 110 miliardi di masse complessive e 2.500 consulenti finanziari. Lovaglio ha evidenziato come la qualità della rete dei consulenti e la continuità del management guidato da Gian Maria Mossa siano decisive per preservare il valore della compagnia.

La rete, caratterizzata da una produttività intorno ai 50 milioni di asset per consulente, è vista infatti non come un tassello aggiuntivo, ma come il canale chiave per accelerare su commissioni e advisory, con l’obiettivo di valorizzare la piattaforma senza snaturarla ed evitando commenti diretti sulle scelte dei singoli manager. Sul piano finanziario, le economie di scala derivanti dal completamento delle due operazioni sono quantificate in circa 1,8 miliardi di euro di sinergie annue a regime, di cui 1,4 miliardi attribuibili a Banco Bpm e 400 milioni a Banca Generali. In caso di adesione totale, gli attuali azionisti senesi deterranno il 50,1% del capitale del gruppo combinato, mentre i soci Bpm ne rileveranno il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%. Con questa duplice contromossa Lovaglio punta a costruire una barriera per blindare Mps dall’offerta di Intesa e offrirle un'alternativa industriale di crescita.

La maxi cedola

Il piano prevede che, prima del regolamento, Mps proceda a una maxidistribuzione straordinaria da 4 miliardi di euro a favore dei propri azionisti, ripartita in un miliardo in contanti e 3 miliardi attraverso l'assegnazione diretta di azioni Assicurazioni Generali, pari al 4,5% del capitale del Leone. Quanto a modalità e tempistiche, la scansione indicativa prevede il deposito del documento d’offerta entro settembre, l’assemblea straordinaria di Mps il 29 ottobre (per il principio della passivity rule, essendo il Monte oggetto di offerta da parte di Intesa, il Cda non può assumere decisioni di portata straordinaria per contrastarla, ma deve rimettersi al giudizio dei soci), le autorizzazioni regolamentari a novembre, i periodi di adesione tra dicembre e febbraio e il regolamento finale sempre a febbraio.

La reazione

E all’interno della banca milanese guidata da Carlo Messina, che non ha rilasciato commenti sulla mossa di Siena, fonti al lavoro sul dossier sottolineano come alla luce di quanto accaduto negli ultimi giorni e ore e delle «evidenti criticità emerse, il team dei legali di Intesa Sanpaolo sta effettuando accurati approfondimenti per valutare l’opportunità di rappresentare alla Consob osservazioni e considerazioni a tutela dell’integrità del mercato e della corretta informazione a tutti gli azionisti». La contromossa di Lovaglio non sta scaldando le sale operative, con i titoli interessati che non hanno registrato scostamenti significativi nelle ultime due sedute. La prudenza nasce sia dal concambio interamente in azioni (senza contanti), sia dall’elevato rischio di esecuzione legato alla gestione simultanea di Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali. Andrà poi valutata la posizione dei grandi soci. Sul fronte triestino il mercato si interroga sulle reali convenienze del Leone.

La politica in campo

«Da toscano mi interessa che vinca Siena. Il risiko bancario mi è indifferente. Noi la politica la teniamo fuori. Facciamo un appello affinché non venga fatto uno spezzatino, magari da Unipol, per chiudere le sedi». Parola di Giovanni Donelli, responsabile Organizzazione di FdI, facendo sue le parole dette nei giorni scorsi da Giorgia Meloni: «Mi auguro che Mps non finisca smembrata perdendo la propria identità».

 

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