Maxicedola con Generali, l’ultima carta di Lovaglio

Il piano Mps prevede 4 miliardi ai soci: uno in contanti e 3 in azioni del Leone. Ma il rilancio di Intesa e la posizione favorevole annunciata da Delfin restringono gli spazi per l’Ad del Monte

Luigi Dell'Olio

L’ultima carta di Luigi Lovaglio è la promessa di una cedola straordinaria da 4 miliardi di euro, un miliardo in contanti e circa tre in azioni Generali.

Ma dopo la scelta di Delfin di schierarsi con Intesa Sanpaolo, le possibilità dell’amministratore delegato di Mps di ottenere il via libera al piano alternativo si sono ridotte drasticamente.

La banca guidata da Carlo Messina ha aumentato il corrispettivo dell’offerta su Siena e chiarito che l’Opas decadrà se i soci approveranno le principali misure difensive del Monte. Il dividendo resta, invece, subordinato al successo di almeno una delle offerte su Banco Bpm e Banca Generali.

Il weekend ha cambiato gli equilibri. Sabato Intesa ha annunciato il rilancio; domenica sera ha comunicato l’impegno di Delfin, la holding degli eredi di Leonardo Del Vechio, ad aderire con l’intero 17,6% del capitale di Mps.

L’accordo comprende il voto nell’assemblea del 29 ottobre, con comportamenti coerenti con le condizioni dell’offerta: la holding si esprimerà quindi contro il piano difensivo. Nella stessa riunione i soci saranno chiamati a pronunciarsi anche sulla fusione con Mediobanca.

Per Lovaglio è venuto meno un appoggio importante. In aprile Delfin aveva sostenuto il suo ritorno alla guida della banca dopo l’estromissione decisa dal consiglio. Ora ha scelto la proposta concorrente.

Secondo Autonomous Research, dopo l’ultimatum di Intesa e la decisione della holding, la probabilità che le operazioni difensive ottengano la maggioranza richiesta dei due terzi dei voti espressi è «ormai estremamente bassa».

Intesa ha portato da un euro a 1,25 euro per azione Mps la componente in contanti, mantenendo il concambio di 1,6 nuove azioni per ciascun titolo del Monte. Sulla base del prezzo ufficiale di Intesa del 5 giugno, il corrispettivo equivale a 10,341 euro per azione Mps, con un premio del 15,3%.

Il controvalore complessivo, calcolato su quella stessa quotazione, è di 31,4 miliardi di euro, dei quali 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in denaro. Sono valori riferiti alla data precedente all’annuncio dell’offerta, distinti da quelli determinati dai successivi movimenti di Borsa.

Sul fronte della liquidità, gli 1,25 euro in contanti offerti da Intesa superano l’intero controvalore unitario della distribuzione straordinaria di Mps, pari a 1,208 euro, che comprende anche i titoli Generali.

Il confronto non è però diretto: il contante di Intesa è parte del prezzo riconosciuto a chi cede le azioni Mps, mentre la distribuzione straordinaria spetta ai soci che restano nel capitale, alle condizioni previste dal piano. La maxicedola proposta dal Monte prevede infatti 0,302 euro per azione in denaro e 0,906 euro attraverso l’assegnazione di azioni della compagnia, detenute tramite Mediobanca.

È riservata agli azionisti Mps registrati prima del regolamento delle offerte e dipende dalla dichiarazione di efficacia di quella su Banco Bpm, di quella su Banca Generali o di entrambe.

Per arrivare alla distribuzione non basta dunque il consenso dei soci di Siena: occorre anche portare al successo almeno un’acquisizione. La cedola non equivale inoltre a un guadagno aggiuntivo di pari importo: allo stacco, il prezzo delle azioni Mps si adegua teoricamente al valore distribuito, ferme restando le oscillazioni di mercato.

La quota ricevuta in titoli Generali resta poi esposta all’andamento della compagnia in Borsa e, per convertirla in liquidità, i soci dovrebbero venderla. Gli altri azionisti rendono il percorso ancora più difficile. Reuters ricorda che Francesco Gaetano Caltagirone, con il 10,26%, aveva dichiarato in maggio la propria contrarietà all’integrazione tra Mps e Banco Bpm.

Il Tesoro, titolare del 4,86%, ha scelto la neutralità. Tra i soci rilevanti figurano BlackRock, con il 4,66%, e Banco Bpm, con il 3,74%. Il primo azionista di quest’ultimo, Crédit Agricole, è contrario alla fusione fra le due banche. La posizione di Caltagirone sul voto del 29 ottobre resta quindi un elemento da seguire, anche alla luce del contrasto con Lovaglio emerso nella precedente assemblea.

Alla luce di questo aspetto, e anche dello storico rapporto tra l’ingegnere e il mondo Intesa Sanpaolo, appare improbabile che le quote dell’imprenditore romano possano sostenere Lovaglio. Anche Oddo Bhf considera la strategia alternativa di Mps complessa e con poche possibilità di successo.

La casa d’affari stima ora in circa due terzi la probabilità che l’offerta di Intesa vada in porto, in aumento rispetto a venerdì. Il rilancio limitato viene letto come un segnale della fiducia di Messina nel progetto, senza compromettere la creazione di valore con un aumento eccessivo del prezzo. Il mercato ha reagito soprattutto su Mediobanca. Nella seduta di ieri ha ceduto il 4,85%, dopo essere arrivato a cedere a cedere quasi l’8 per cento.

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