Banche, UniCredit mira a Mps e Generali attraverso le quote Delfin

Dopo lo stop su Banco Bpm, l’Ad Orcel ha avviato colloqui con la holding dei Del Vecchio. Sul tavolo il 17% di Mps e il 10% nel Leone di Trieste, per un valore di oltre 11 miliardi di euro

Giorgio Barbieri
La sede delle Generali a Trieste
La sede delle Generali a Trieste

La fase due del risiko bancario si apre lontano dagli sportelli e sempre più vicina ai pacchetti azionari strategici.

Il baricentro delle manovre è ora su alcune partecipazioni chiave, con il Monte dei Paschi di Siena che torna al centro del gioco e UniCredit pronta a riposizionarsi dopo il mancato assalto a Banco Bpm.

Secondo quanto riportato da Reuters, l’amministratore delegato dell’istituto di piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, avrebbe avviato contatti con Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, per discutere una possibile acquisizione della quota detenuta in Mps.

Una partecipazione pari a circa il 17% del capitale che, ai valori di mercato attuali, vale attorno ai 4,6 miliardi di euro. I colloqui, hanno riferito fonti vicine alla vicenda, sarebbero emersi nel corso di interlocuzioni dirette tra lo stesso Orcel e Francesco Milleri, presidente di Delfin.

Non solo Siena. UniCredit starebbe valutando anche la quota del 10,5% che Delfin detiene in Generali (con un valore di mercato di oltre 5,6 miliardi), arrivando persino a prendere in considerazione un investimento diretto nella stessa holding della famiglia Del Vecchio.

Un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe un ulteriore salto di qualità nella strategia di Orcel, spostando l’attenzione dal semplice consolidamento bancario a un disegno più ampio sulle fabbriche prodotto e sugli asset di lungo periodo.

I rapporti tra Orcel e Milleri sono frequenti anche per ragioni che vanno oltre i dossier bancari: il numero uno di UniCredit siede infatti nella Fondazione Leonardo Del Vecchio e Delfin è presente nell’azionariato della banca di Piazza Gae Aulenti. Un intreccio che rende il dialogo strutturale, ma comunque non necessariamente risolutivo.

Dal punto di vista finanziario, UniCredit dispone di capitale in eccesso, nonostante le recenti operazioni che l’hanno portata al 26% di Commerzbank e al 29,8% di Alpha Bank. La vera variabile resta però il contesto politico e regolatorio.

Solo pochi giorni fa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto di vedere favorevolmente la nascita di un terzo polo bancario con l’integrazione tra Mps e Banco Bpm, ipotesi che potrebbe entrare in tensione con un ingresso diretto di UniCredit nel capitale del Monte.

Intanto, gli analisti iniziano a fare i conti. Secondo un report di Deutsche Bank, l’operazione avrebbe solide logiche industriali. L’acquisizione della quota di Delfin in Mps «consentirebbe a UniCredit di sfruttare i prodotti di Mps nella gestione patrimoniale e nella distribuzione specializzata nel private banking». Un rafforzamento che inciderebbe su uno dei punti considerati più deboli del modello domestico di UniCredit.

Sempre secondo Deutsche Bank, l’operazione permetterebbe poi di ampliare in modo significativo la presenza nella fascia alta del mercato, grazie a «una rete relativamente ampia di oltre 1.000 consulenti finanziari», rafforzando la distribuzione nel segmento affluent. Benefici arriverebbero anche dal credito al consumo, dove UniCredit è già forte, e dalle possibili sinergie con l’investment banking, «sfruttando ed espandendo il franchise IB di Mediobanca attraverso la rete europea di UniCredit».

Gli analisti guardano dunque con favore a un possibile ingresso di UniCredit nel capitale di Mps tramite l’acquisizione della quota del 17,5% in mano a Delfin, soprattutto alla luce delle indiscrezioni su una possibile uscita della holding dei Del Vecchio dal capitale del Monte. Un’operazione che, secondo Deutsche Bank, «potrebbe rappresentare un’opzione praticabile per UniCredit per raggiungere i suoi obiettivi di crescita in Italia».

Il report entra nel dettaglio anche della politica di remunerazione di Mps, ipotizzando l’introduzione di un buyback azionario. In uno scenario ordinario, il riacquisto potrebbe arrivare a 1,4 miliardi di euro; in uno scenario straordinario, grazie alla liberazione di capitale legata al Danish Compromise sulla quota in Generali, il buyback potrebbe salire a 2,4 miliardi. In questo caso, il rendimento complessivo dell’azione Mps potrebbe raggiungere il 15%, con la distribuzione al mercato di oltre il 50% della capitalizzazione in quattro anni. Il risiko, insomma, non si è fermato. Ha solo cambiato terreno di gioco.

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