Fabbro Arredi, mobili come trent’anni fa ma ordini da Armani e Montre Genève

L’azienda friulana in crescita grazie a committenti importanti. «Tutte le lavorazioni all’interno per garantire la qualità»

Maura Delle Case

La famiglia media, quella che una volta andava dal falegname per farsi fare la cucina o la camera da letto, oggi ha cambiato interlocutore. Vuoi per le ridotte disponibilità finanziarie vuoi per il dirompente ingresso sul mercato di colossi dei mobili low cost come Ikea, le famiglie si rivolgono sempre meno (quasi nulla) alle piccole imprese di falegnameria che dinnanzi a questa rivoluzione, sociale oltre che di consumo, hanno dovuto attrezzarsi. Reinventarsi a partire dalle competenze, pena scomparire. Fabbro Arredi, piccola azienda artigiana di Bueris, frazione di Magnano in Riviera (Udine), la sfida del cambiamento l’ha raccolta e vinta. Nata nel 1957 dall’intraprendenza di Elvio Fabbro, oggi è guidata dal figlio Sandro che sul far del millennio ha intuito la necessità di fare un passo oltre la classica falegnameria e puntare al mercato di alto livello. Risultato dello sforzo sono commesse per hotel di lusso, prestigiosi marchi svizzeri di orologeria, collaborazioni artistiche e commesse per i brand della moda. Uno per tutti: Armani. Per Re Giorgio Fabbro Arredi ha realizzato infatti qualche anno fa le boutique di Miami, Dubai, Capri e Istanbul. «Quella è stata una commessa importante - ricorda il titolare - perché ci siamo cimentati in stretta collaborazione con il team Armani, dal concept degli store passando per il progetto fino alla realizzazione».

Tutt’altro modo di lavorare rispetto al 1957 quando l’azienda apre i battenti. Quella di Fabbro Arredi, realtà che oggi occupa 10 persone e fattura circa 600 mila euro l’anno, è una storia che inizia come quasi tutte alla metà del secolo scorso: l’esperienza maturata direttamente sul campo e quel pizzico d’intraprendenza che farebbe tanto comodo ai giovani d’oggi portano Elvio, allora 30 enne, ad aprire un'attività tutta sua. «Aveva iniziato da ragazzo a respirare legno, andando nel paesino vicino al nostro a pulire trucioli in segheria, poi aveva lavorato da apprendista alla Cosano mobili, a Tricesimo, in quello che era considerato il distretto del mobile friulano», racconta Sandro Fabbro. «Aperta la sua azienda, inizialmente mio padre faceva tutto: serramenti, porte, cucine, camere. Era il classico artigiano dell’epoca, capace di produrre tutto quello che serviva alle giovani coppie».

Fabbro va avanti così fino al 1991, quando in azienda entra il figlio che ricorda: «Sono arrivato carico di entusiasmo, avevo respirato bottega fin da piccolo, giocando con le macchinine nella polvere». La consapevolezza che ci vuole un cambiamento matura nel giro di poco. «La vecchia famiglia che andava da papà in laboratorio era scomparsa e noi abbiamo dovuto guardare a un altro mercato, più qualificato ed esigente. Abbiamo puntato di più sulla progettazione e sul servizio post vendita fatta naturalmente salva la qualità che è la stessa di 30 anni fa - continua l’imprenditore friulano -, quel che è cambiato sono i materiali e la metodologia di produzione. Al posto di pialla e combinata oggi si opera con macchine a 3 e 5 assi, con personale altamente specializzato. Il cliente arriva da noi con un’idea e noi lo aiutiamo a migliorarla e realizzarla. Con un ciclo produttivo che è tutto interno all’impresa: solo così - sottolinea - siamo in grado di garantire la massima qualità».

Il mercato di rifermento per l'azienda di Magnano è rimasto quello del Friuli Venezia Giulia, anche se frequenti sono le puntate “oltre confine”, anche all'estero. «Grazie a una grande flessibilità oggi siamo in grado di rispondere alle più svariate esigenze del cliente passando dalla progettazione e realizzazione di un prototipo a quella di piccole serie di mobili», aggiunge ancora Fabbro.

Sfogliando il portfolio aziendale, la flessibilità e versatilità di Fabbro Arredi si toccano con mano. Insieme al sapore di quel saper fare che, al di là di ogni innovazione, resta il vero segreto dell’artigianato e che spinge brand del lusso fino a Bueris. Armani sì, ma anche la svizzera Montre Genève, per cui Fabbro ha realizzato una vetrina semicircolare e uno scrittoio curvo con inserti in pelle, ottone e marmo. Più che mobili, gioielli.—



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