Sport Business Forum, Mancinelli: «Fallire è l’unico modo per avere successo»
L’allenatrice: «Dobbiamo essere liberi di sbagliare, troppo spesso ci viene negato o fatto pesare. Un atleta deve avere il diritto di commettere errori così come un allenatore. È un concetto che cerco di trasmettere anche ai genitori»

Da una piccola palestra di provincia a Fabriano nella Marche al tetto del mondo con le Olimpiadi di Parigi, Claudia Mancinelli è il volto della nuova ginnastica ritmica italiana, quella sana, del sorriso e soprattutto dell’ascolto che ha portato Sofia Raffaelli a conquistare un bronzo individuale alle Olimpiadi di Parigi.
«Non pensavo di commuovermi così» ha commentato l’allenatrice azzurra, all’inizio del panel a lei dedicato sabato 24 ottobre a Sport Business Forum, mentre dialogava con il giornalista del Gruppo Nem Nicola Cesaro.
«Non mi sono commossa nemmeno là anzi sono scoppiata a piangere il giorno prima» racconta «ma è stato un pianto liberatorio e di consapevolezza perché sapevo che avevamo preparato tutto nel minino dettaglio, ci eravamo allenate anche agli imprevisti ed eravamo consapevoli che quella medaglia ce la meritavamo e dovevamo andare a prendercela».
Una storia quella dell’ex ginnasta che parte da una lunga gavetta e che oggi la vede come uno dei punti di riferimento del movimento sportivo, dove sta lavorando duramente per cambiarlo dall’interno. «La ginnastica è uno sport che richiede una vocazione incredibile. Le nostre atlete lavorano in media dalle 6 alle 8 ore con una di pausa. Personalmente mi sto impegnando per far si che ci sia un codice che tuteli lo sviluppo fisico delle ginnaste, perché troppo spesso tra i 14 e 15 anni vengono chiesti elementi che possono provocare infortuni gravi e che pregiudicano la loro carriera e salute. Per questo sto lavorando per chiedere un codice che salvaguardi la loro crescita da applicare alla disciplina».
Caparbia e determinata, la forza di Mancinelli sta nella sua umiltà e nel desiderio di arrivare: «Essere bravi a volte è scomodo. Ricordo che da piccola sentivo spesso la gelosia delle mie compagne, ma io cercavo di bilanciare le cose, di avere dialogo e di fare squadra perché volevo fare bene senza disunirmi dal gruppo». Bilanciare e lavorare con cura, questo il motto di un’allenatrice che nella vita ha fatto del sorriso uno stimolo per spingere le sue allieve a dare il massimo.
«Sono stata accusata di essere troppo buona, ma non mi interessa. Certo divento seria e mi arrabbio quando vedo che non c’è lo sforzo da parte di una delle mie atlete, ma nel momento in cui una da tutta se stessa e sbaglia non nego mai il mio sorriso anche davanti all’errore».
Perché cadere e fallire, come racconta nella sua autobiografia “Oltre il talento”, è il miglior modo per tagliare i traguardi più grandi. «Dobbiamo essere liberi di sbagliare, troppo spesso ci viene negato o fatto pesare. Un atleta deve avere il diritto di commettere errori così come un allenatore. È un concetto che cerco di trasmettere anche ai genitori perché molto spesso tanti mettono troppa pressione alle figlie, invece, io dico sempre che davanti a una sconfitta o a una vittoria quando si torna a casa bisogna sempre sentirsi dire “Amore di mamma”. Avere alle spalle una famiglia che ti sostiene sempre e non ti mette pressione ti fa crescere bene e aiuta anche noi allenatori e tutto lo staff tecnico a lavorare nel migliore dei modi».
Un approccio alla ginnastica che si posa su un pilastro: la lentezza: «È un privilegio ed è veramente la base da cui partire. Si pretende di avere campionesse a 14 anni, ma è curando il gesto e il fondamentale con attenzione che si può assimilare e mantenere in maniera più duratura. È così che si raggiungono i risultati migliori». Nella carriera di Mancinelli da atleta ad allenatrice c’è anche stato uno step che l’ha vista diventare prima ballerina e poi attrice.
Un’esperienza che l’ha portata nel mondo patinato di Hollywood, ha recitato in Nine al fianco di Penelope Cruz e Nicole Kidman, ma che prima, da allieva, l’ha fatta approdare alla corte di uno dei grandi maestri della risata italiana Gigi Proietti: «È stato un grande maestro per me, quello che mi ha legato a lui era la sua umanità e disponibilità. Non mi piacciono le persone che si ergono e stanno su un piedistallo, io stimo gli umili e chi è sempre pronto a mettere i suoi insegnamenti ed esperienza al servizio degli altri. Nella vita c’è bisogno di avere dei grandi maestri se no da soli dove andiamo? »
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