De Giorgi a Sport Business Forum: «Il ko agli Europei? È forza per vincere»

Il cittì dell’Italvolley mondiale chiude alla grande la kermesse di Gemona: «Abbiamo una squadra forte, giovani promettenti, ripartiremo alla grande. Nuove generazioni? Rispetto, responsabilità e lavoro: le regole non cambiano»

Antonio Simeoli
De Giorgi (foto Petrussi)
De Giorgi (foto Petrussi)

Ripartire dopo una sconfitta? Gemona e il Friuli come si fa a rinascere dopo un disastro l’hanno insegnato al mondo, il ct dell’Italvolley Ferdinando De Giorgi, da palleggiatore re di tutto, da cittì azzurro pure, cinque Mondiali, sì cinque, ha provato intanto a spiegare al gran pubblico accorso ad ascoltarlo nell’ultimo evento di Sport Business Forum, come si fa a metabolizzare un ko ai quarti di finale agli Europei di volley giocato in casa dove improvvidamente molti consideravano scontata una medaglia.

E lo ha fatto alla grande: occhio per come ha parlato aspettiamoci altri fuochi d’artificio da Giannelli e compagni. «Avremmo voluto giocarci le medaglie, ma non dobbiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca: il progetto è partito dal 2021 per un cambio generazionale. Abbiamo vinto due Mondiali, un Europeo, non abbiamo preso medaglie? Abbiamo una squadra forte, giovani promettenti: non facciamoci del male da soli».

Fuori il dente fuori il dolore. Il ct pugliese è vulcanico. Palazzo Fantoni a Gemona è stracolmo, c’era la coda fuori per sentirlo parlare. Il direttore scientifico del festival Andrea Schiavon e Fabrizio Brancoli, vicedirettore dei giornali del Gruppo Nem, si divertono a sollecitarlo.

Italia-Finlandia, i quarti finiti male agli Europei? Il cittì ricorda: «Loro hanno fatto una grande partita, ma siamo riusciti a girarla ed eravamo 12-9 al quinto set», Fefè trasecola, ora se la ride, ma se ci ripensa.... «Abbiamo qualità, classe, anche se abbiamo avuto una stagione disastrosa sul fronte infortuni che ha limitato un fuoriclasse come Michieletto, grande poi a riuscire a giocare comunque», dice, «eppure abbiamo sbagliato solo due-tre palloni. Ma dai risvegli amari si pianifica il futuro. Il tema della sconfitta e del fallimento con queste giovani generazioni è importane da trattare. Studiare il percorso degli atleti quando hanno toccato il fondo per rialzarsi è fondamentale», detto a Gemona fa ancor più effetto.

«Quando si gioca per vincere bisogna curare i dettagli – dice – perché ormai ci sono nel mondo almeno 5-6 squadre che possono vincere. La differenza è quasi impercettibile. Perciò la sconfitta deve illuminare la strada per capire dove migliorare. Certo non è facile farlo, ma è la via giusta perché solo chi intraprende questo percorso alla fine ottiene i risultati. Perciò i miei atleti, quando torneranno in azzurro, sapranno come fare a migliorare». Perché pochi atleti, poche squadre rivincono? «Bisogna sempre fare qualcosa in più e dipende molto da come lo fai», spiega. L’ex campione e i giocatori di oggi? «Prima regola che mi sono imposto: non voglio giudicare i giovani e rapportarli ai miei tempi. Meno voglia di fare fatica? Più ricerca di scorciatoie per il successo? Vero, ma non sempre».

La maglia azzurra? «Ho giocato nella generazione dei fenomeni, cosa ci aiutava a trovare una sintesi? La maglia azzurra. Io ancora chiedo disponibilità, rispetto e allenamento. Gira e rigira la formula magica non è cambiata e non deve cambiare anche nei giovani d’oggi». Le regole? «Spingono i comportamenti, ecco il divieto dello smartphone a tavola per non avvicinarsi alle persone lontane ma allontanarsi a quelle vicine. Dopo un primo periodo di smarrimento nel 2021 ora parlano tutti con tutti».

Gli infortuni? Si gioca per caso troppo anche nel volley? Il cittì: «Club e nazionali hanno le loro esigenze, i giocatori stanno in mezzo, dopo il 2028 forse si giocherà addirittura di più con Mondiali ed Europei in inverno a metà dei campionati. Serve una via di mezzo, difficile da trovare anche perché ci sono di mezzo tanti soldi». Le regole: cosa cambierebbe Fefè? «I criteri per stabilire i punti per il ranking mondiale, rimanere nelle prime 3 posizioni del ranking è durissima».

Ferdinando De Giorgi: «L'Italia del volley resta al vertice, possiamo guardare con fiducia a Los Angeles»

Brancoli e Schiavon tendono una trappola a Fefè: la sua altezza al cospetto dei grandi. Come ha fatto a vincere anche lì?

Se ne esce ancora alla grande, strappando applausi a raffica: «Io non ero piccolo, ero il più normale di tutti». Risate.

Ma allenare la squadra per tre anni aveva detto Alberto Zaccheroni al Forum venerdì. «Conte dice addirittura per più di anno», si diverte Fefè. Che chiude con vista Los Angeles, il sogno (finora proibito) dell’Italvolley maschile: «La bravura di allenatori e giocatori da tanti anni insieme è quella che si devono evolvere nell’avventura». Ace in battuta.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est