“Oltre il Festival” chiude con il terremoto del Friuli e le storie di seconde occasioni
Alla giornata conclusiva della rassegna a Ronchi dei Legionari la presentazione di “Sopravvissuti” e le storie di Maria Trevisan e Flavio Frigè

Il racconto giornalistico del terremoto del Friuli, ma anche le storie di chi ha avuto una seconda vita, sono stati i due temi affrontati nella giornata conclusiva di Oltre il Festival, la rassegna curata, a Ronchi dei Legionari, dall’associazione culturale Leali delle Notizie.
Due temi che si sono intrecciati. Non fosse altro per la presenza, durante la presentazione di “Sopravvissuti. Cronache di seconde occasioni (Il Nordest Libri), evento messo in cantiere con il Fake News Festival, di Maira Trevisan, oggi cinquantenne. Aveva solo 15 giorni quando, dopo ore ed ore dal sisma del 1976, fu miracolosamente estratta viva dalle macerie di un condominio a Majano.
«Quelle che raccontiamo in queste antologia», ha detto il curatore, Paolo Cagnan, vicedirettore del Gruppo NEM con delega al digitale e all’integrazione multimediale,«sono storie forti, molto forti, che non hanno bisogno di aggettivi. L’unico che posso osare è quello di commoventi. Dialoghi a due che parlano di seconde vite, di drammi e di faticose ripartenze. Cicatrici emotive e fisiche che, però, non sono un limite».
«Un prima e un dopo. Ripartenze che sono un traguardo». Ecco come le ha definite il moderatore del panel, Oscar D’Agostino, giornalista del Messaggero Veneto. È stato Timothy Dissegna, cronista de Il Piccolo, a dialogare con uno dei due sopravvissuti, Flavio Frigè. Non aveva ancora compiuto 18 anni quando, mentre lavorava, fu attraversato da una scarica da 20mila volt. «Sono rimasto tre mesi all’ospedale», ha raccontato,«ero giovane e reagivo alle cure. Ma, nonostante questo, ho dovuto subire l’amputazione di entrambe le gambe e del braccio destro. Ho anche pensato di farla finita, poi ho reagito. Ed ora racconto la mia storia nella speranza che una certa mentalità, nell’affrontare il lavoro, cambi. Le tante morti bianche dicono che non è facile».
Il racconto del terremoto è stato affrontato dal condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini, dal giornalista Michele Meloni Tessitori e dal direttore del Craf Alvise Rampini, moderati dalla giornalista Valentina Viviani. «Ovviamente non ricordo nulla», ha detto Maira Trevisan,«ma, ancora oggi, mi sento una terremotata. Sarò terremotata per sempre. Ripenso spesso a ciò che mi è capitato e penso alle persone, a tanti bambini, che non ce l’hanno fatta. Vivo la mia vita, da credente, ringraziando Dio per avermi salvata»,
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