
«Sopravvissuti»: in un libro le cronache di seconde occasioni
In edicola la nuova antologia che raccoglie venti storie tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con la prefazione di Massimo Sestini
Quando all’ultimo bivio il destino sterza, niente può essere più come era prima. Quella del giorno dopo sarà l’alba di una seconda vita: dono o condanna, entrambi forse. Il dono di poter ricominciare, di percorrere quella via inattesa, di cercare e trovare un nuovo senso; la condanna a non poter dimenticare, a chiedersi cosa sarebbe stato se.
La cronaca di un quotidiano racconta molte storie che accadono attorno a noi. Talvolta sono storie dolorose: incidenti stradali, infortuni sul lavoro, attentati, violenza, malasanità, calamità naturali. Un articolo di giornale non è fatto solo di parole: è fatto di vite vere, che un titolo ferma in un istante preciso e drammatico. Il nostro giornale, negli anni, ha raccontato molte di queste storie. Ha cercato di farlo ogni volta con rigore e con rispetto. E non le ha dimenticate. Siamo tornati da quelle persone che avevamo lasciato mentre lottavano tra la vita e la morte, mentre affrontavano la lacerazione di un lutto, o superavano lo shock di un’esperienza estrema. Abbiamo ripercorso insieme la strada del loro “dopo”.
Nasce così “Sopravvissuti”, il libro realizzato dalle giornaliste e dai giornalisti del gruppo NEM: raccoglie venti di queste storie accadute a Nordest, ed è dedicato a tutti coloro ai quali il destino ha regalato una seconda occasione. È la voce dei protagonisti a parlare: a raccontare cosa significa vedere la morte in faccia, e sfuggirle quando tutto sembra perduto; cosa vuol dire essere tra coloro che scampano a una catastrofe, e portarne per sempre il peso; a raccontare come si fa a inventarsi un’esistenza nuova quando una parte di noi non esiste più; come si può fare della memoria e dell’impegno l’unica luce nel buio devastante del lutto.
Sopravvivere è un destino che accade e che proietta in una nuova condizione. Costringe a tenere lo sguardo fisso davanti a sé senza poter dimenticare cosa abbiamo alle spalle; a chiedersi un milione di volte “perché”, senza mai trovare una risposta che sia abbastanza. È un destino che fa andare avanti, spesso, ripartendo da zero e scoprendo dentro di sé qualcosa che non si immaginava di possedere.
Cosa ne è stato
Cosa ne è stato della bambina che a quindici giorni di vita dormiva nella sua culla, vegliata da un’immagine di Sant’Antonio, al sesto piano del palazzo sbriciolato dal terremoto del 1976? E di quell’altra bambina, quella con i capelli rossi, che aveva solo 18 mesi quando un camion l’ha investita? Qual è oggi la vita del ragazzo che andava in cantiere per diventare fabbro, e venne fulminato da una scarica a ventimila volt? E l’uomo a cui misero nel petto una valvola cardiaca che era spazzatura, ma garantiva tangenti a chi le imponeva ai pazienti? Cosa vuol dire ricordare i giorni e le notti infinite nella tormenta sull’Everest, le mani congelate e i morti che apparivano intorno come fantasmi di ghiaccio, a mostrarti quello che saresti stato tu da lì a poco; oppure sapere che mentre ti riparavi in un anfratto sotto una cascata aspettando i soccorsi, sulla riva del fiume era già pronto il sacco nero che avrebbe contenuto il tuo cadavere, ammesso che fossero mai riusciti a recuperarlo?
Dare una voce
Sopravvivere è anche dare una voce, e dunque in qualche modo un futuro che rimane, a chi non c’è più: al fidanzato amatissimo che è stato ucciso davanti ai tuoi occhi; a una figlia falciata dal terrorismo mentre a passo sicuro camminava verso il mondo; a un figlio che aveva appena cominciato a costruire il suo domani, e se n’è andato abbracciato alla ragazza che amava. Può essere anche sopravvivere a sé stessi, come il ragazzo che dalla malattia ha scelto di lasciare un’eredità di saggezza e di scienza.
Sono, tutte, storie straordinarie di persone normali, alle quali la sorte ha inflitto una sterzata spaventosa e che sono riuscite a mantenere la direzione, o a trovarne una di nuova rendendola giorno dopo giorno ricca di significati inattesi.
Curato da Paolo Cagnan, vicedirettore dei quotidiani NEM, “Sopravvissuti” ha la prefazione di Massimo Sestini, l’uomo che ha fotografato la propria morte: al lago di Lavarone, per un incidente durate un’immersione, il suo cuore si è fermato ma la sua apparecchiatura, programmata per scattare in automatico, ha continuato a lavorare. La sua testimonianza, che pubblichiamo nella pagina a fianco, dice ciò che tutti i protagonisti di queste storie confermano: vedere il buio più profondo impone il dovere di testimoniare la luce. Grazie allora alle venti voci che hanno accettato il nostro invito a raccontare, e hanno aperto le pagine più intime e faticose della propria vita per offrirla ai lettori: il loro è un messaggio gentile, sembra indicare una strada per farsi testimoni di luce anche se il buio ci è stato risparmiato.
La scheda

“Sopravvissuti – Cronache di seconde occasioni”
A cura di Paolo Cagnan
ilNordEst.Libri, pp 167
10,90 euro in edicola
L’indice dei capitoli

Prologo – Un prima, un dopo, di Paolo Cagnan
Prefazione – Cento secondi, di Massimo Sestini
Prima parte. Non era adesso
La statua di ghiaccio
Il rumore del cuore
L’angelo di legno di Roraigrande
Nel mirino di Unabomber
Un fantasma nella grotta
L’ultima notte di pattuglia
Seconda parte. I custodi della memoria
Il pianto tra le macerie
Sotto le bombe di Treviso
Il braccialetto di Rosa
All’improvviso il cielo
Terza parte. Il cantiere della rinascita
Il cilindro di titanio
Ventimila volt
Il dono del ritorno
La bambola dai capelli rossi
I miei giorni del Covid
Quarta parte. Abitare il vuoto
L’architettura dell’amore eterno
Il ragazzo che sopravvisse a sé stesso
Non avrete il mio odio
L’incastro fatale
Nel nome della madre
Riproduzione riservata © il Nord Est

