Il viaggio da incubo da Venezia a Cortina, schivando i tedofori e anelando i parcheggi
Abbiamo impiegato tre ore per arrivare a destinazione dalla laguna alle Dolomiti. A contribuire al ritardo, l’inaugurazione delle due varianti di Tai e di Valle. Attese altre nevicate, c’è pericolo valanghe a causa di temperature relativamente miti

Vecchia scuola. Ricordi di quando i navigatori erano oggetti da avvenirismo spinto. E tutte le famiglie italiane giravano con lo stradario infilato nel vano portaoggetti dell’auto.
Così lunedì 26 gennaio, nel serpentone di strade d’un bianco che ormai non è più abitudine, che porta a Cortina. È bastato questo: la nevicata del giorno prima, il doppio taglio del nastro per le varianti di Tai e Valle di Cadore, in aggiunta alla staffetta dei tedofori; questo, per mandare il tilt la viabilità di una fetta di Veneto, che tra dieci giorni esatti si ripeterà negli sguardi del pianeta.
Il calendario è impietoso, quando ci si affaccia sulla “perla delle Dolomiti”. Certo, basta alzare lo sguardo per essere confortati da tanta bellezza: le Tofane, il Cristallo, il Sorapiss. Una boccata d’ossigeno, e si ripiomba nell’ora di punta di lavori che lotta con un’agenda che ormai non perdona.
E oggi rischia di mettercisi ancora la neve, con un pericolo valanghe che l’Arpa indica come «marcato». Perché il Canalone, ieri mattina, era uno spettacolo. Il bianco sugli alberi sembrava panna montana. E, il sole, un balsamo sulla giornata splendida. Ma tutto questo sole e tutta questa neve si pagano.
Lunedì, va detto, l’asfalto dell’Alemagna era perfetto. Ma coordinarsi con la staffetta olimpica – che impone chiusure, deviazioni, stress – è una fatica che si rinnova. Un’agenda fitta, riuscita a impegnare il Cadore in lungo e in largo, per tutta la giornata. Dalle 9.39, partenza del primo tedoforo da Ponte nelle Alpi, alle 19.30 (con ritardo di mezz’ora abbondante), con l’accensione del braciere olimpico a Cortina. Nel mezzo, buona parte del tragitto che, partiti da Venezia poco prima delle 15, avremmo dovuto percorrere: Ponte nelle Alpi, appunto, e poi Vajont, Longarone, Pieve, Tai, Valle di Cadore, San Vito e, finalmente, Cortina.
Con la carovana olimpica arrivata nell’Ampezzano poco dopo le 16, pensavamo di avere indovinato la partenza intelligente. Ci è comunque costata tre ore di viaggio: un giro d’orologio in più, rispetto ai tempi standard.
Un ritardo aiutato dalla doppia inaugurazione delle due varianti di Tai e Valle di Cadore, che fino a pomeriggio inoltrato ha assiepato curiosi e addetti ai lavori all’esterno del tunnel. A indirizzare il traffico, lungo la rotonda, inossidabili agenti. Mentre le auto si dirigevano inesorabilmente verso l’Alemagna. Con le sue pause, i suoi intervalli, i suoi sensi unici alternati e le sue corse a fisarmonica. E un orario d’arrivo fissato sul navigatore – poco più di un atto di fede – capace di sfidare, e vincere, le regole del tempo, spostandosi sempre un po’ più in là, a ogni chilometro percorso.
Alla fine, Cortina: la meta che diventa arrivo. Con il buio. Il parcheggio di via dei Campi diventato una morsa di neve per le ruote della auto. Gli stalli dello stadio inavvicinabili. E il traffico inevitabilmente dirottato prima lungo via del Parco e poi su via Lungoboite: preludio della Regionale 48 e di un dannato ritorno sull’Alemagna. Con l’incubo che appare sul navigatore: venticinque minuti per ritornare al punto di partenza.
Nel mezzo, pure l’inganno dei posteggi ai margini della strada per raggiungere lo stadio del curling, tutti giustamente riservati ai lavoratori. E allora la giungla e l’anarchia, sfidando ghiaccio, altezze e coraggio. Manovre al brivido e lenti testacoda appena sfiorati. Cortina arriverà in tutto il mondo e il mondo arriverà a Cortina, ma Cortina è davvero pronta?
Riproduzione riservata © il Nord Est









