Longo (Fondazione Cortina): «Olimpiadi, la Regina si è risvegliata»
Il presidente della Fondazione Cortina ha fiducia: «Abbiamo messo la nostra capacità organizzativa al servizio dei Giochi». Presenti 500 volontari da ogni nazione: «Un’esperienza che fa curriculum»

Le Olimpiadi devono ancora iniziare, ormai si contano le ore più che i giorni, e in Ampezzo c’è fermento. Ma dietro a questo appuntamento c’è già chi può trarre un primo bilancio. È la Fondazione Cortina, che opera sul territorio da tre anni e che ha costruito un patrimonio di competenze ed esperienza nell’organizzazione di grandi eventi sportivi internazionali. Patrimonio che oggi è stato messo a disposizione di Fondazione Milano Cortina 2026 per supportare l’organizzazione delle gare olimpiche e paralimpiche.
«Il nostro è un bilancio molto positivo se guardiamo agli obiettivi che ci eravamo preposti come Fondazione Cortina», spiega il presidente Stefano Longo, che è anche vicepresidente vicario della Federazione italiana Sport invernali, «e a quanto siamo riusciti a realizzare. In tre anni abbiamo organizzato qualcosa come 25 eventi sportivi in otto diverse discipline, comprese quelle paralimpiche di sci e di snowboard, confermando un’elevata capacità organizzativa e contribuendo a rendere la provincia di Belluno un hub accessibile e accogliente per tutti gli atleti».
E ora?
«Oggi la Fondazione è una macchina organizzativa d’eccellenza, capace di ideare e gestire progetti sportivi, culturali e sociali di elevata complessità e qualità, trasformandoli in strumenti per la valorizzazione del territorio su scala internazionale. E pronta per l’appuntamento olimpico».
A pochi giorni dall’inaugurazione su cosa siete impegnati?
«Ci occupiamo dell’organizzazione delle gare delle diverse discipline olimpiche e paralimpiche che avranno luogo a Cortina. Inoltre, in questo momento siamo anche attivi nella gestione dei pass, i permessi e le autorizzazioni per le persone che vogliono partecipare all’evento e respirare il clima olimpico. Attività complessa, come si può capire, ma ricevo costantemente il plauso di tante persone per la cortesia, la professionalità e la correttezza dei nostri fedeli collaboratori. Poi stiamo organizzando, e gestiremo, la Lounge all’Alexander Hall, per accogliere istituzioni e sponsor della nostra Fondazione nelle due settimane dei giochi olimpici; mentre la stessa sede sarà a disposizione dell’International Paralympic Committee, per i Giochi paralimpici a marzo. Impegni organizzativi importanti a servizio dell’evento sportivo».
Qual è il passo di questa fase organizzativa?
«Un passo che definirei deciso e sopratutto preciso: nell’organizzazione degli eventi abbiamo potuto contare su persone in prima, seconda e terza linea, donne e uomini della Fondazione, con grande esperienza pregressa in tutte le discipline. In particolare nello sci alpino, nel bob, nello skeleton, nello slittino e nel curling, sport nei quali l’esperienza italiana è tutta concentrata a Cortina d’Ampezzo e nel Cadore. E poiché, come sono solito dire, nello sport non ci sono i brevetti, l’esperienza conta ancora di più. È una garanzia per il buon esito delle gare. A Cortina si disputa da trent’anni la Coppa del Mondo femminile di sci, da quasi cent’anni c’è il bob, lo stesso curling è nato qui negli anni Trenta. In pratica per quel che riguarda gli sport invernali giochiamo in casa».
Il suo osservatorio le consente di guardare a 360 gradi la situazione di Cortina in vista dei Giochi. Come siamo messi a livello di infrastrutture sportive?
«Anche se questa è materia che non dipende da Fondazione Cortina, posso dire che la tanto attesa pista Eugenio Monti è omologata e praticabile. Non solo, abbiamo fatto già gare di Coppa del Mondo in tutte le discipline interessate, dal bob allo slittino allo skeleton, con atleti che hanno già svolto numerosi allenamenti e, soprattutto, hanno espresso grande soddisfazione, quasi lo stupore per la bellezza di questa pista. Lo stadio del ghiaccio sarà un altro fiore all’occhiello, le piste da sci hanno una consolidata tradizione e un solido apprezzamento».
C’è poi l’aspetto della ricettività.
«Devo dire che anche da parte delle strutture alberghiere di Cortina c’è una grande attenzione all’evento, hanno capito bene, secondo me, lo spirito olimpico e sono pronti a ospitare al meglio gli atleti che stanno per arrivare. Inoltre il villaggio olimpico è pronto ad accogliere gli atleti di 93 nazioni, ricordiamocelo, ben 93 contro le 33 che parteciparono alle Olimpiadi del 1956».
Le nostre sciatrici lo diserteranno per andare in albergo.
«Ci sono alcune atlete della squadra di sci alpino che hanno deciso da tempo, come fanno di solito, venendo a gareggiare a Cortina ogni anno, di usufruire dei loro spazi abituali. E io le capisco perfettamente perché mantenere certe abitudini, la stessa camera, lo stesso modo di mangiare, le favorisce dal punto di vista psicologico in vista anche delle performance. Ma la gran parte degli atleti vivranno il villaggio olimpico, il problema non si pone».
Vi occupate anche dei volontari?
«No, di questo si occupa Fondazione Milano Cortina 2026, ma ovviamente c’è una grande collaborazione. Ed è bellissima l’integrazione: giovani e meno giovani, italiani e stranieri, di ogni categoria sociale e provenienza, pensionati, operai, dirigenti e sportivi, ci sarà anche un neoassessore regionale. Tutti impegnati a dare il meglio, ma soprattutto a vivere lo spirito olimpico. Si sta creando una squadra fra i volontari veramente di altissimo livello, che ci stupirà. Voglio poi sottolineare che a Cortina ci sono famiglie che hanno deciso di contribuire all’organizzazione ospitando in casa propria dei volontari. Una cosa molto bella».
Quante persone muove oggi la Fondazione Cortina?
«A casa nostra vige il principio della fisarmonica, nel senso che abbiamo periodi in cui siamo stati 7 più altri 7 consulenti esterni, quindi una quindicina di persone. Oggi arriveremo, nel contesto olimpico, ad avere a disposizione quasi 500 persone, molte di nazionalità straniera: dalla Francia alla Corea, dal Belgio alla Lettonia, con una grande integrazione ed è una cosa che mi piace molto. Chi vive questa esperienza è come se lavorasse in una multinazionale, fa maturare i ragazzi del nostro territorio, arricchisce il curriculum, può favorire una carriera qui nel Bellunese, invece che all’estero, perché il vero problema della montagna è lo spopolamento».
Avete selezionato voi i tedofori?
«No, non siamo stati noi a sceglierli, perché non ci è stato chiesto. Io mi sono iscritto, come hanno fatto molti altri volontari, e sono stato richiesto per il 26 di gennaio».
Passiamo alla sua veste di vicepresidente della Fisi, alle gare: quante medaglie vi aspettate?
«Lascio ovviamente questa indicazione al presidente della Fisi Flavio Roda. È chiaro che il Consiglio federale nutre molte ambizioni, perché il numero di medaglie e anche la loro qualità sono il risultato di un grande lavoro dell’ultimo quadriennio olimpico. Quello che mi sento di dire è che abbiamo avuto negli ultimi anni, ma anche nell’ultimo mese, mese e mezzo, segnali molto positivi da una pluralità di discipline. Inutile elencarle, anche per una questione di scaramanzia, chi segue gli sport invernali lo sa bene».
Cosa lasceranno le Olimpiadi a Cortina?
«Lasceranno tanto. Dal punto di vista sentimentale, tante persone sul territorio con una bellissima esperienza e spalle più forti per contribuire al futuro della montagna. Dal punto di vista concreto, i segni di un evidente risveglio: dal restauro del trampolino, che è il nostro biglietto da visita, al rinnovato stadio del ghiaccio, opera iconica finalmente accessibile a tutti; dal rifacimento della pista Eugenio Monti, che sarà un grande hub sportivo internazionale per bob, slittino e skeleton, alla viabilità più snella con la prossima apertura delle gallerie di Tai e di Valle. Ma su tutto, credo che l’eredità più importante sarà il Codivilla, che da Ospedale Olimpico diventerà un presidio fondamentale per tutta la montagna. E soprattutto per Cortina che, da paese di 5.400 residenti, si trasforma, in stagione, in una cittadina di 40 mila. E questo grazie a un partenariato pubblico privato e al fondamentale ruolo della GVM del presidente Ettore Sansavini».
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