Lazzer: «Io, sosia di Tomba, firmavo autografi per lui»

Il veneziano che gareggiò nel bob a quattro alle Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988

Rosario Padovano
Lazzer, primo da sinistra: una certa somiglianza con Alberto Tomba
Lazzer, primo da sinistra: una certa somiglianza con Alberto Tomba

Gianfranco Lazzer è stato il più grande velocista del Veneto orientale di tutti i tempi, atleta a tutto tondo di cui non si può dimenticare anche la partecipazione a Calgary 1988, nel bob a quattro. In Polizia per più di 40 anni, Gianfranco vive la sua pensione dividendosi tra l'abitazione e l’edicola Lazzer, in pieno centro a San Stino, città che non ha mai abbandonato.

Anche lui qualche rammarico per non aver potuto portare la Fiaccola olimpica: «Ci sono rimasto malissimo» confessa. A Calgary gareggiò nel bob a quattro: «Ma non andammo forte». Furono le Olimpiadi dei due ori di Alberto Tomba, che per la seconda manche di slalom speciale fece interrompere la diretta del Festival di Sanremo su Rai Uno.

«Con lui avevamo un grande affiatamento e siamo diventati amici. La gente mi scambiava molte volte per lui, c'era una somiglianza evidente. Non so quanti autografi ho firmato. Le trasmissioni interrotte da Tomba? Bravissimo. Ma il primo fui io a interrompere la diretta su Rai Uno, durante un telegiornale, nel 1979 alle Universiadi di Città de Messico. Io ero atleta delle Fiamme Oro nella staffetta con Pietro Mennea, la 4x100. Si collegarono dal Tg1 per commentare la nostra gara. Vincemmo l'oro col record europeo. Erano i giorni del mitico 19"72, tempo di Pietro sui 200 metri ancora oggi primato europeo. Purtroppo non andai a Mosca per il boicottaggio, in quanto militare. La più grande delusione della mia vita».

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