Tonazzi incorona Fede Brignone: «Fuoriclasse come Tomba e Thoeni»
Il tarvisiano, ex azzurro, ora vive in Colorado, ha sciato con Alberto Tomba e GustavThoeni: «Federica Brignone mi ha emozionato, un’impresa»

«Meravigliosamente Fede. Che emozione pazzesca è stata in grado di regalarci. Davanti al presidente della Repubblica, a Cortina. Le immagini di quell’impresa stanno facendo il giro del mondo, ancor più negli Stati Uniti dove vivo 10 mesi all’anno da 35 anni e dove c’è un rispetto incredibile per gli atleti, ancor più grandi come Fede, che si rimettono in gioco superando le difficoltà. Grazie».
Da Veil a Cortina, da un’icona dello sci mondiale a un’altra. Dal Colorado alle Dolomiti e alle Alpi Giulie. Sì, perché queste parole meravigliose per la Fede nazionale – sì adesso si può chiamarla Federica Brignone dopo l’oro da leggenda in Super G di giovedì all’ombra delle Tofane – arrivano da un ex azzurro, cerniera perfetta tra Valanga Azzurra e ciclone Albertone negli anni ’80, il friulano Marco Tonazzi, 65 anni.
Quarant’anni fa, correva l’anno 1986, era il 28 gennaio, giorno del suo compleanno, ad Adelboden, altra località iconica dello sci alpino, il suo risultato migliore in Coppa del mondo: secondo dietro a Richard Pramotton. A Campiglio nel 1980 il debutto, nel 1989 a Wengen l’addio, a proposito di località iconiche.
Marco, Federica l’ha sorpresa?
«Sono un grande amico della mamma Ninna Quario, mia compagna in nazionale e coetanea. Ci sentiamo spesso, non riesco ad immaginare nemmeno cosa abbia provato a vedere Fede fare un’impresa così. So quello che ha passato: il recupero prodigioso dall’infortunio era già di per sè un miracolo di passione, dedizione, serietà, l’oro olimpico è oltre. Dopo aver visto quel video a gennaio, mentre affrontava i primi pali in Gigante, non pensavo potesse così rapidamente tornare a un livello così alto. Il resto l’ha fatto l’immenso talento. E domani (domenica 15 febbraio) c’è il “suo” Gigante».
Tonazzi, la rincorsa di Lindsey Vonn invece è finita male.
«La ammiro tantissimo: ha voluto tornare, dopo 6 anni di stop, e pure dopo l’ultimo infortunio per raggiungere un sogno. Concordo in questo con gli americani che hanno un rispetto enorme per gli sportivi. In Italia noto un certo cinismo in queste situazioni, negli Usa vince il rispetto. Lo fanno anche per i cantanti che tornano in tour a 80 anni: rispettano la scelta di rimettersi in gioco anche se non deve dimostrare niente come Linsey».
Lindsey o Mikaela Shiffrin?
«Da slalomista dico Mikaela, ma sono due star per cui ho sconfinata ammirazione».
Cosa fa adesso Marco Tonazzi?
«Due mesi all’anno torno a Valbruna in Valcanale dove sono cresciuto, il legame col Friuli è intatto. Qui in Colorado ho diverse attività commerciali: pure un negozio di articoli sportivi che si chiama Valbruna. Importo marchi italiani dall’abbigliamento all’alimentare, ho un negozio di bici. Porto gli americani a sciare a Cortina e Tarvisio».
Come vedono l’Italia?
«Sono ammirati, quasi travolti dal modo di vivere, non solo di sciare, degli italiani. E apprezzano molto la differenza tra località come Aspen e Cortina, di cui apprezzano fascino e bellezza, posto unico al mondo. Restano incantati dalla magia delle Dolomiti o da località come il Lussari o Sella Nevea».
Eppure in Colorado ci sono distese sconfinate di piste.
«Ma anche qui c’è poca neve. Le perturbazioni l’hanno mandata tutta a Est. Ho anche una fattoria: le mucche adesso pascolano sui prati verdi. Il meteo è cambiato».
Le Olimpiadi a Cortina come sono viste negli Usa?
«Come un evento unico, imperdibile, conosco tanti qui che sono andati in Italia a vedere le gare».
Tonazzi, lei ha gareggiato con Thoeni e Tomba.
«Due epoche, io in mezzo. Con Gros, De Chiesa, Pramotton, Erlacher e gli altri. Con tutti sono restato in contatto».
Il povero Leonardo David che non c’è più.
«Era nell’Esercito come me, quando cadde agli italiani a Courmayer ero lì. E poi i miei 4 compagni morti nell’incidente stradale in Nuova Zelanda mentre eravamo ad allenarci. Gustavo e Pierino erano i miei idoli, mi sono ritrorvato a gareggiare con loro e a dividere l’albergo».
L’ha vista la cerimonia inaugurale? Thoeni avrebbe dovuto essere l’ultimo tedoforo a Cortina?
«Cerimonia bellissima. Gustavo è ancora oggi lo sci per gli italiani, Goggia è il presente: l’avrei fatta accendere ad entrambi, come a Milano hanno fatto Deborah Compagnoni e Alberto».
Tomba. Scelga un aneddoto.
«È un amico, il mio compleanno non lo dimentico mai. Io e lui, appena diciottenne, credo avesse ancora il foglio rosa, in autostrada. Io guido, lui accanto, macchina griffata Zuegg sponsor della Nazionale. Vede un camion proprio della Zuegg. Si sporge dal finestrino, si sbraccia, lo ferma. “Sono Alberto Tomba, ho sete, sei il nostro sponsor”. Ripartiamo con una cassa di succhi. Alberto è rimasto lo stesso: in pista inarrivabile, fuori anche».
Adelboden 1986?
«Era il giorno del mio compleanno. Vinsi la scommessa: mio padre Roberto (noto avvocato di Udine che non c’è più ndr) dovette smettere di fumare».
Tonazzi, domani in Gigante c’è anche la tarvisiana Lara della Mea.
«Come me dello Sci club Monte Lussari. Lara, che conosco da bambina, ora ha unito la costanza alla classe: va forte sia in Slalom che in Gigante. Adesso è lei la sciatrice più forte di sempre del Friuli Venezia Giulia».
Ma lei è arrivato secondo ad Adelboden...
«Mi creda: è Lara. Che ai Giochi può fare benissimo, anche se una medaglia anche olimpica non cambia il valore di un atleta».
Rispetto ai suoi tempi quanto è cambiato lo sci?
«Moltissimo, dai materiali alla preparazione delle piste. La velocità è aumentata, e aumenterà: bisogna perseguire tutte le strade possibili per aumentare la sicurezza».
Tonazzi torniamo a Brignone.
«Sono ancora emozionato». Detto dall’America è ancora più bello.
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