La voce del curling è di un padovano: «Questo sport è quasi ipnotico»

Stefano Rizzato ha commentato il torneo olimpico per la Rai. Gli inizi con le cronache del calcio per “il mattino di Padova”

Nicola Cesaro
Stefano Rizzato, la voce ufficiale del curling olimpico
Stefano Rizzato, la voce ufficiale del curling olimpico

Le voci dei momenti importanti rimangono. Quella di Stefano Rizzato, giornalista padovano di Rai Sport, difficilmente uscirà a breve dalla testa degli italiani: con i suoi commenti e le sue telecronache ha portato il curling di Milano-Cortina nelle case di mezzo Stivale, divenendo di fatto il veicolo di una passione popolare sbocciata in due settimane e che probabilmente avrà una lunga eco.

Rizzato ha 40 anni, vive a Roma ma è cresciuto tra Mortise e Vigodarzere, e ha cominciato tra le pagine de il mattino di Padova, a fare le cronache del calcio minore, vera palestra professionale e di vita: «Domeniche e domeniche su campi gelati, dove faceva più freddo che a Cortina», ricorda oggi col sorriso, «ma fortunatamente sempre con una salvifica cioccolata calda ad aspettarmi a casa».

Gli studi a Padova e poi la Rai

Il liceo al Tito Livio, Lettere all’Università di Padova, poi il trasferimento a Roma, il master alla scuola Tobagi, le collaborazioni con La Stampa e Sky Sport, l’incontro con cicloweb.it e infine nel 2016 l’assunzione a Rai Sport.

Stregato dal curling

E l’incontro con il curling? «Il colpo vincente di Amos Mosaner nel 2017 a Plzen, che valse il biglietto per Pechino 2022 alla nazionale, e il suo urlo alla Tardelli. Visitai il centro federale di Cembra, vivendo non solo le sfumature sportive del curling, ma tutte quelle del gruppo di atleti che lo praticava: gli allenamenti dopo lavoro, il sidro, le serate finite in cantina...».

Quindi le Olimpiadi: «Ai Giochi di Pechino invece ero addetto alle interviste e, con malcelato orgoglio, ricordo che segnalai Mosaner e Stefania Constantini come possibili sorprese: vinsero l’oro».

Poi lo scorso aprile l’investitura a voce ufficiale del curling alle Olimpiadi 2026: «Ho avuto così tutto il tempo di capire davvero questa disciplina. Il tempo di comprenderne gli aspetti strategici, ma pure quelli culturali. Ho scelto il curling anche perché vedevo una grande prateria di elementi mai raccontati, che è un po’ l’ambito perfetto per chi fa il nostro lavoro».

Le telecronache olimpiche

Ed è il mix perfetto che Rizzato ha saputo proporre nelle sue telecronache: la competenza di chi si è immerso in una disciplina “nuova” e lo stupore di chi, per la prima volta, incontra qualcosa di davvero originale e vuole trasmetterlo a un pubblico di quasi neofiti.

Ma perché il curling ha fatto così breccia nel cuore degli italiani, a maggior ragione a 20 anni da Torino 2006? «Basta guardarlo: una pista con delle geometrie, è qualcosa di quasi ipnotico. E poi questa continua capacità di stimolare il dibattito: “Che cosa ci conviene fare? Che mossa farà l’avversario?”», è il parere del giornalista padovano, che sottolinea inoltre l’importanza dei social: «C’era il rischio che diventassero veicolo denigratorio, e invece hanno raccolto soprattutto grandi simpatie».

E ancora: «Un gran merito va poi al tempo dedicato a questo sport: per giorni e tempi di gara e per dirette in tv è stata la disciplina che per distacco si è meritata più spazio, e non era scontato nel gioco delle sovrapposizioni che un’Olimpiade inevitabilmente comporta».

Il momento che ti porti a casa? «I volti ancora rigati dalle lacrime di Mosaner e Constantini dopo la sconfitta in semifinale, ma allo stesso tempo il loro concedersi senza filtri per le interviste: due caratteri forti, e non è un caso che poi sia arrivato il riscatto per il bronzo». E chissà quante medaglie ancora Stefano potrà raccontare tra le stones. —

 

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