Mostra del Cinema, “Dove le lacrime aspettano”: il corto ottiene la menzione speciale della Sic
Firmato da Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, ottiene la menzione speciale nella Sic@sic 2026. Il Gran Premio della 41esima settimana internazionale della critica a “Prima della guerra” di Usberti

Il corto Dove le lacrime aspettano, firmato da Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, ottiene la menzione speciale nella Sic@sic 2026, dedicata ai cortometraggi. Al film italiano (in coproduzione con la Francia) Prima della guerra di Tommaso Usberti, invece, è stato attribuito il Gran Premio Iwonderfull come miglior film della 41esima Settimana Internazionale della Critica, sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI). Nell’ambito della 11esima SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica), la giuria, composta da composta da Raffaella Di Giulio, Head of Sales di Fandango Sales, dalla regista Giulia Grandinetti e dalla giornalista e filmmaker Paola Piacenza ha assegnato i seguenti riconoscimenti tra i sette cortometraggi in concorso: Premio al miglior cortometraggio (offerto da Frame by Frame) va a E-I-E-I-O di Noemi Arfuso, «per la capacità di raccontare con ironia e incisività una questione cruciale del nostro presente, mostrandoci che quando i corpi umani spariscono, la natura governa».
Dove le lacrime aspettano
Un ritorno all’infanzia intimo, per sentirsi di nuovo bambini con gli occhi di tre fratelli. Zoe, Ettore e Marta. Il titolo dice tutto: Dove le lacrime aspettano. Uno sguardo delicato, che porta in una storia che si esaurisce nel tempo di venti minuti ma apre uno squarcio di introspezione. Il corto è ambientato nella Caldara di Manziana, le prime scene prendono vita tra grandi pozze d’acqua bianca. Zoe (Chiara Cassiano), Ettore (Ludovico Carissimi) e Marta (Sophia Burelli), per una svista della sorella più grande (Zoe), si chiudono fuori di casa. Nei fratelli più piccoli, cresce l’agitazione: «Quando torna mamma?», continuano a ripetere, sempre più insistenti. Tocca a Zoe prendere in mano la situazione, soprattutto con il più ribelle dei fratelli, Ettore: tocca passare la notte all’addiaccio. Per tranquillizzare Ettore e Marta, Zoe racconta una storia: quella del Bambino selvaggio, che è una metafora della condizione dei tra fratelli. La sensazione di abbandono da parte della madre, la scissione tra il mondo dei grandi e quello dei piccoli, l’obbligo di diventare adulti troppo presto. Ma anche il coraggio di affrontare le paure più grandi e più nascoste. Un litigio, il fuoco che riscalda la notte, la tenda di fortuna. Ettore, all’alba, corre: la sua voce interiore diventa mantra. «Il pianto è il nostro primo linguaggio», sottolineano Bertini e Fasoli, «Si dice che i bambini vi ricorrano perché non hanno altro modo per comunicare le proprie necessità. Crescendo, con l’apprendimento del linguaggio verbale, ci viene insegnato a evitare di utilizzare le lacrime. Ma se il pianto fosse, fin dai primi istanti della vita, anche un modo per comunicare con noi stessi?». Quindi, chi rappresenta Ettore? «Siamo noi bambini, ma anche noi adulti».
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