Be Brave racconta Renzo Rosso; storia vera, immagini irreali: «Rivedo quei momenti vissuti»

Il regista Carrozzini utilizza l’intelligenza artificiale, è il primo film realizzato così: «Riflette il suo spirito»

Alberto Fassina

Per raccontare un uomo che ha fatto della provocazione una forma d’arte, Francesco Carrozzini ha scelto uno degli strumenti più provocatori del presente: l’intelligenza artificiale. Nasce così Be Brave, il documentario dedicato a Renzo Rosso, fondatore di Diesel, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.

Un film che racconta una storia vera utilizzando, in gran parte, immagini che vere non sono mai state. È questo il primo paradosso dell’opera: Rosso, imprenditore che ha rivoluzionato il linguaggio della moda e della pubblicità, viene raccontato attraverso una tecnologia che sta a sua volta mettendo in discussione le regole della comunicazione e della creatività.

«Raccontare Renzo utilizzando uno strumento che suscita un grande dibattito poteva riflettere lo spirito di Diesel», spiega Carrozzini, «l’irriverenza, l’ironia, il gioco potevano essere restituiti attraverso l’intelligenza artificiale».

Renzo Rosso e Francesco Carrozzini durante il red carpet del film "Be Brave"
Renzo Rosso e Francesco Carrozzini durante il red carpet del film "Be Brave"

Il punto di partenza è una delle tante sfide affrontate da Rosso: nel 1996 Diesel sbarca negli Stati Uniti e decide di sfidare Levi’s proprio a casa sua, nel cuore della patria del denim. Ma quando Carrozzini comincia a cercare i materiali per raccontare quegli anni, si accorge che una parte importante dell’archivio semplicemente non esiste.

«C’erano storie molto belle, ma non c’erano i materiali. Abbiamo pensato che il modo più immediato per utilizzare l’intelligenza artificiale fosse creare dei materiali di supporto». Circa l’80 per cento delle immagini d’archivio che si vedono nel film è stato generato artificialmente, partendo da episodi e testimonianze reali. Fotografie, ambientazioni e situazioni vengono ricostruite sulla base dei racconti di Rosso e delle persone che hanno lavorato con lui.

Il risultato è un film che si muove tra documentario e finzione e che si svela nel finale citando il famoso colpo di scena de I soliti sospetti. «Riprodurre una persona esistente con la sua voce, il comportamento e la gestualità non è facile», sottolinea Carrozzini. «Il comparto tecnico ha compreso decine e decine di tecnici tutti italiani». Un paradosso che sembra interessare particolarmente lo stesso Rosso che non guarda all’intelligenza artificiale con paura, anche se riconosce che avrà conseguenze profonde sul lavoro.

«Quello che l’intelligenza artificiale ti può dare è veramente pazzesco. Le dai tutti i tuoi input e tira fuori i suoi valori, ti stimola a vedere le cose anche in maniera diversa».

La tecnologia può diventare uno strumento per liberare tempo, ma non può sostituire il giudizio e la sensibilità di chi la utilizza. Ed è proprio qui che il discorso torna al Veneto, alle origini di Rosso. Nel film c’è anche Padova, con l’Istituto Marconi, la scuola frequentata dall’imprenditore. Ma soprattutto c’è Vicenza, alla quale Rosso dice di essere rimasto profondamente legato. «Avrei dovuto andare a Milano con la mia azienda, invece ho voluto restare qua. Sono nato e cresciuto grazie alla bellezza e alla bontà delle persone, alla voglia di lavorare». Alla fine, la tecnologia lascia spazio alle emozioni. Rosso racconta di essersi commosso davanti alle storie vere ricostruite dal film. Anche quando le immagini sono artificiali, i ricordi appartengono alla sua vita. «Vedo quei momenti che ho vissuto, anche se loro li hanno ricostruiti».

L’Italia fa il film del futuro: quasi tutto con l’AI, senza lasciare indietro la creatività umana

Il messaggio finale è rivolto ai giovani: non temere il cambiamento. «Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare. Oggi c’è l’intelligenza artificiale, domani sarà un’altra cosa. Ma voi mettetecela tutta, credeteci, usate l’anima del vostro cuore».

Be Brave trova il senso più profondo. Film realizzato con una tecnologia capace di inventare immagini, volti e mondi per raccontare un uomo che ha costruito la sua fortuna sulla capacità di immaginare ciò che non esisteva. La macchina può generare. Ma, almeno per Rosso, a dare un senso a ciò che viene creato devono ancora essere il coraggio, la passione e le imperfezioni dell’uomo. Proprio come i suoi jeans consumati e vissuti che hanno avuto la forza di cambiare il mondo della moda.

Riproduzione riservata © il Nord Est