Pochi figli, guerre e clima fanno troppa paura: lo studio dell’Università di Padova
Una ricerca pubblicata su PNAS ha dimostrato come il clima, la crisi economica, l’instabilità democratica e i conflitti geopolitici influenzano le scelte riproduttive quanto le condizioni familiari. Ecco i risultati dell’indagine condotta su 8mila individui tra i 20 e i 44 anni

Non è solo una questione di reddito, casa o servizi per l'infanzia.
Sulla decisione di avere figli pesano sempre di più le paure globali: il cambiamento climatico, l'instabilità economica, la crisi della democrazia, i conflitti internazionali. A dimostrarlo è uno studio condotto dal dipartimento di Scienze Statistiche dell'Università di Padova insieme all'Università Bocconi di Milano, pubblicato sulla rivista statunitense PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).
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La ricerca, intitolata Parenthood decisions in uncertain times: experimental evidence from four countries, ha coinvolto oltre 8.000 individui tra i 20 e i 44 anni in quattro Paesi: Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina. Lo studio fa parte del progetto FER.MO (Italians' FERtility MOtivations in disorienting and uncertain time), finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell'ambito del bando PRIN 2022.
Il metodo: scenari a confronto
I ricercatori hanno sottoposto agli intervistati coppie di scenari ipotetici, con diverse combinazioni di circostanze familiari e condizioni globali più o meno favorevoli.
Ogni partecipante doveva indicare in quale dei due scenari una coppia avrebbe deciso di avere un figlio. Questo approccio sperimentale ha permesso di misurare quanto peso le persone attribuiscano, nelle scelte riproduttive, a fattori diversi: risorse economiche, divisione dei compiti domestici, disponibilità di servizi per l'infanzia, ma anche percezione della stabilità macro-sistemica.
I risultati
Secondo Maria Letizia Tanturri, professoressa associata di Demografia a Padova e co-autrice dello studio, in tutti e quattro i Paesi il reddito e la stabilità abitativa restano i fattori centrali nelle intenzioni di fecondità. I servizi per l'infanzia e la condivisione dei compiti familiari hanno un effetto positivo, ma più contenuto.
A pesare in modo comparabile è invece la percezione della stabilità globale: le aspettative sul clima, sull'economia, sul funzionamento delle istituzioni democratiche e sull'assenza di conflitti internazionali influenzano in maniera significativa la propensione ad avere figli, con differenze tra Paesi. In Argentina contano soprattutto la stabilità macroeconomica e il cambiamento climatico.
Negli Stati Uniti le intenzioni di fecondità sono meno sensibili ai conflitti geopolitici. In Germania pesano di più la paura della guerra e la crisi delle istituzioni democratiche.
In Italia, invece, non emerge un singolo fattore di preoccupazione dominante.
Un modello da ripensare
Lo studio suggerisce che le teorie classiche, centrate su condizioni economiche e disuguaglianze di genere, non bastano più a spiegare il crollo della fecondità: la natalità è scesa anche in Paesi con buone condizioni economiche e politiche di welfare generose.
I ricercatori concludono che le decisioni familiari vanno lette in un contesto più ampio, segnato da rischi sociali percepiti su scala globale.
Chi teme per il futuro del proprio Paese, sottolineano gli autori, può scegliere di non avere figli — un elemento che, secondo lo studio, dovrebbe entrare nei modelli con cui si interpreta il calo della natalità e nella progettazione delle politiche di sostegno alla genitorialità.
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