Come distinguere una relazione tossica da una sana: il vademecum della Fondazione Cecchettin
I campanelli d’allarme, i comportamenti da monitorare, a chi rivolgersi se si è vittima di violenze o molestie. E il metodo delle 5D per non restare indifferenti: così la collettività può fare la propria parte

“Capire, prevenire, intervenire”: gira attorno a questi tre verbi il senso del vademecum realizzato dalla Fondazione Giulia Cecchettin. Una “breve guida alle relazioni sane”, come riportato nel sottotitolo: ovvero, per punti, come cercare di non incappare in un rapporto tossico che può sfociare, nei casi più gravi, in dramma.
"Non è amore se ti fa stare male” è il titolo completo della guida (disponibile gratuitamente sul sito della Fondazione Cecchettin cliccando qui e scorrendo fino alla voce “Guide e materiali”), in copertina il disegno di un mazzo di fiori colorati in un vaso, opera di Giulia Cecchettin, che prima di essere massacrata dall’ex fidanzato Filippo Turetta era una brillante laureanda in Ingegneria biomedica e, appassionatissima di disegno, frequentava la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia.
Poco più di una ventina di pagine, poche parole, molti consigli e altrettanti spazi bianchi e domande al lettore, quasi servissero per meditare su quanto appena letto. Succede così già nella prefazione, solo poche righe: “A te che leggi. L’amore non è controllo. Non è paura. Non è ansia. L’amore fa sentire liberi, rispettati, ascoltati. Non confondere l’amore con attenzioni che fanno male”.
L’attenzione tossica
La chiamano “attenzione tossica” ed è il primo, importante campanello d’allarme di una relazione che sta assumendo tratti pericolosi. Fondazione Cecchettin ha stilato un elenco di 15 punti con altrettanti comportamenti che dovrebbero far drizzare le orecchie. “Ti dice come dovresti vestirti, truccarti o comportarti”, “Controlla il tuo telefono o i tuoi social”, e ancora “Controlla il tuo denaro”, “Non rispetta i tuoi no”.
Ad ogni allarme, uno spunto di riflessione: “Se qualcuno decide per te come devi essere, non è cura: è controllo”, “Non permette una comunicazione sana. La fiducia non ha bisogno di password”, “Anche il controllo economico è una forma di violenza”, “I tuoi limiti e il tuo corpo meritano rispetto. Il consenso è fondamentale. Sempre”.
"Se ti riconosci in queste situazioni, non ignorare i segnali”, il monito.
Torna alla mente l’elenco di comportamenti tossici che Filippo Turetta aveva nei suoi confronti e che lei aveva annotato in un diario: “Si lamentava quando mettevo meno cuori del solito nei messaggi”, “Tutto quello che gli dici per lui è una promessa e prova a vincolarti così”, “Non accetta le mie uscite con la Bea e la Kiki”, “Necessita di messaggi molte volte al giorno”.
Riconoscere la violenza
Non c’è solo chi è vittima di violenza e di molestie. Ci sono anche le persone che vi assistono e deliberatamente non intervengono per interrompere la spirale. Spiega la Fondazione Cecchettin che questo fenomeno è chiamato effetto spettatore o testimone (bystander effect).
Non restare indifferenti è un imperativo categorico per ciascuno di noi, un impegno collettivo. Ma come riconoscere la violenza, sia essa verbale, psicologica, fisica o digitale? Il vademecum illustra il cosiddetto “metodo delle 5D”. “Azioni semplici ed efficaci che possono aiutare a interrompere o segnalare una molestia. Si tratta di strategie pensate per garantire la sicurezza e l’incolumità di chi interviene, scoraggiare i molestatori, sostenere le vittime e incoraggiare i testimoni a non restare indifferenti”, si legge nella guida.
Ecco, quindi, le 5D:
- Distrai: interrompi la situazione creando un diversivo
- Delega: chiedi aiuto a qualcuno
- Documenta: raccogli prove, ma solo se è sicuro farlo
- Dai sostegno: intervieni dopo l’episodio per sostenere la vittima
- Dichiara: intervieni in modo chiaro e fermo
Il tutto con una raccomandazione: pensare sempre alla propria sicurezza prima di intervenire.
Chiedere aiuto
Riconoscere la difficoltà e volerne è un primo passo, fondamentale, per provare a cambiare la rotta. “Chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza”, si legge nel vademecum che fornisce consigli e numeri a cui rivolgersi nel caso in cui si pensi di essere dentro una relazione tossica. Si parla di Centri antiviolenza e di Case rifugio.
L’amore sano
Anche l’amore sano ha delle caratteristiche chiare, condivisibili, elencabili. Nella guida si parla di rispetto, fiducia, ascolto, libertà, sostegno reciproco, possibilità di dire no senza paura. “Meriti una relazione che ti faccia crescere, non una che ti faccia dubitare del tuo valore”.
Il vademecum in versione completa
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