Alla Mostra del Cinema di Venezia una sola regista in concorso: «Logiche vecchie»

Il film di May el-Toukhy è l’unico al femminile su venti. Emma Dante all’indomani della selezione ha criticato la scelta italiana al maschile. Quattro voci venete aprono la riflessione, Cescon: «Risorse e visibilità non eque». Andrich: «Non si tratta di chiedere quote ma attenzione»

Elena Grassi
Un frame di Woman Unkown della regista May el-Toukhy
Un frame di Woman Unkown della regista May el-Toukhy

«La qualità di un prodotto d’arte ha delle proprietà oggettive, ma soprattutto delle proprietà soggettive. Queste ultime dipendono dai nostri gusti, dal nostro sguardo, dalle nostre sensibilità. Non c’erano registe donne all’altezza, o non riusciamo a vederle, sottovalutandone la qualità dal momento che per abitudine i nostri parametri sono sintonizzati su un modo di fare arte maschile?».

Una riflessione e una domanda di Michela Cescon, pluripremiata attrice di teatro e cinema, ma anche regista, originaria di Treviso, che ben sintetizza il comunicato congiunto di sei associazioni, 100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa e Women in Film Television & Media Italia, sul caso dell’unico titolo (su venti) firmato da una donna in concorso per il Leone d’oro alla Mostra del cinema (2-12 settembre), l’ormai famoso Woman unknown di May el-Toukhy (ma nella sezione fuori concorso le registe sono cinque su 36 opere, e nel concorso Orizzonti sono sette su 19 film).

Una selezione che non può certo abdicare a criteri di qualità in favore di quote rosa, come ha precisato lo stesso direttore della Mostra, Alberto Barbera.

Ma la questione ha aperto il vaso di Pandora, dando vita a un dibattito esteso sulla considerazione delle donne nel mondo del cinema.

La prima a esporsi è stata Emma Dante, fresca di Leone d’Oro alla carriera per il teatro, che ha contestato la presenza di cinque registi italiani nel concorso principale (Moretti, Bechis, Pallaoro, De Angelis, Strippoli), mentre la documentarista «affermata ed eccellente» Alina Marazzi, è confinata (seppur in apertura) nella sezione Orizzonti, dedicata agli esordienti. Qui troviamo infatti anche la seconda (e ultima) autrice italiana in programma, Anna Foglietta, una carriera da attrice (già madrina della Mostra) che presenta la sua opera prima Una storia (prima di lei, ad esempio, anche Paola Cortellesi, Valeria Golino, Monica Guerritore, si sono messe dietro alla macchina da presa solo dopo essersi affermate come attrici).

I disequilibri

Come Michela Cescon, che ha appena finito di girare il suo secondo film Desiderio. «Alla fonte c’è un tema importante di risorse e visibilità che non sono eque», afferma, «esiste ancora un fortissimo disequilibrio tra una regista e un regista. Se ai blocchi di partenza non si corre tutti con le stesse possibilità, è naturale che la gara risulti impari. In questa circostanza, si aggiunge quello che ha detto il direttore Barbera: “Ho sperato, disperatamente, di trovare film diretti da donne di qualità adeguata per essere ammessi al concorso”. In una selezione internazionale ne è stata da loro giudicata all’altezza per il concorso solo una. Una per tutto il mondo. Il tema non va banalizzato con i soliti discorsi, con le lamentele delle donne, perché così vengono purtroppo sempre recepite, e con l’attacco alle decisioni di Barbera. È una questione profonda e endemica al nostro fare cinema. La battuta del direttore è però infelice e porta a pretendere, da parte di un festival internazionale così importante, una narrazione più attenta e rispettosa di che cosa sia successo durante la selezione».

Una questione ampia

Alessandra Gonnella, 31 anni di Montebelluna, che lavora tra cinema e teatro in Italia e in Gran Bretagna, già regista della serie di Rai1 Miss Fallaci, rivolge un appello alla filiera: «Non mi sento di giudicare il lavoro di una commissione che visiona migliaia di titoli», precisa, «ma è inevitabile interrogarsi sul fatto che, in un panorama in cui ogni anno vengono prodotti sempre più film diretti da registe, ce ne sia stato solo uno ritenuto meritevole del concorso principale. Credo però che il tema vada affrontato a monte. Se vogliamo vedere più registe nei grandi festival, dobbiamo creare le condizioni perché possano realizzare più film e farlo con continuità. Questo significa che produttori, broadcaster, distributori e chiunque abbia il potere di scegliere e assumere, dovrebbe considerare la valorizzazione dei talenti femminili una responsabilità culturale, oltre che industriale. Realizzare un film è un percorso estremamente difficile per chiunque, ma i festival hanno un ruolo decisivo: sono la vetrina che può cambiare il destino di un’opera e di una carriera. Quindi la composizione delle selezioni è sempre un tema legittimo di discussione».

Un settore più inclusivo

«Da otto anni mi dedico alla produzione cinematografica», si aggiunge al dibattito la regista Chiara Andrich, «quando ho fondato la Ginko Film a Venezia, mi sono posta un obiettivo: costruire una linea editoriale che sostenesse fortemente il lavoro di altre autrici e registe, contribuendo a rendere il settore più equo e inclusivo, tenendo conto che la disparità di genere è ancora diffusa ovunque. Una sola regista in concorso alla Mostra di quest’anno è un dato che fa riflettere: non si tratta di chiedere quote, ma una maggiore sensibilità da parte di chi seleziona i film, affinché il talento femminile abbia le stesse possibilità di emergere e di essere riconosciuto».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la veronese Valentina Zanella di K+, nelle arene estive con il film Non è la fine del mondo e il documentario Manara, che chiosa: «Il mestiere della regista è totalizzante, e oggi le donne sono ancora troppo investite dai compiti di cura della famiglia. Sto girando il mio prossimo lungometraggio e la direttrice della fotografia sta per partorire, ma ho cercato di organizzare il lavoro in modo da non doverla escludere, anche se da più parti mi è stato chiesto se fossi sicura di non volerla sostituire. Il trend sta cambiando – conclude – perché vedo nei festival rivolti alle opere prime o alle nuove generazioni un numero sempre crescente di giovani registe che stanno conquistando la scena cinematografica internazionale».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est