Monfalcone, donne bengalesi imparano ad andare in bicicletta: in 16 conquistano emancipazione e autonomia

Completata la seconda edizione del corso promosso tra Staranzano e Turriaco con il sostegno della società civile. Le storie di chi ha vinto la timidezza nel traffico: «Ora posso muovermi da sola per lavorare, studiare e fare sport»

Elena Placitelli
Una delle partecipanti al corso di bici
Una delle partecipanti al corso di bici

Mentre Fratelli d’Italia e Lega si contendono la paternità politica della guerra al velo integrale eleggendo Monfalcone a privilegiato campo di battaglia – di ieri l’evento di respiro nazionale organizzato da FdI all’interno del Teatro Bonezzi – lungo le strade della città c’è un gruppo sempre più ampio di donne, soprattutto bengalesi, che sta imparando ad andare in bicicletta.

Il panorama

Non è una cosa scontata. Ci sono paesi musulmani, come l’Arabia Saudita, che ha rimosso solo nel 2013 il divieto alle donne di andare in bicicletta, storicamente considerata un mezzo immorale: si riteneva che, pedalando, le donne assumessero una postura indecente. Ora ci possono finalmente andare, purché per svago e accompagnate da un uomo della famiglia. E in Iran la pratica è ancora vietata. Ma a ben vedere la bici rappresenta da sempre un simbolo di emancipazione femminile un po’ ovunque. Così è stato anche in Italia, con le suffragette che la rivendicarono come strumento di libertà. Fa dunque notizia sapere che, nella Monfalcone dove la politica si leva contro la minaccia dell’Islam radicale, ci sono donne musulmane che si guadagnano gradualmente l’emancipazione, restando fuori dai riflettori e supportate unicamente dalla società civile. Così proprio ieri 16 partecipanti, di cui 13 di origine bengalese, due italiane e una ruandese, hanno portato a termine il corso gratuito “Donne in bici” promosso nel territorio con l’aiuto delle donne volontarie di Fiab Isontino e Basso Friuli - Bisiachinbici, associazione con sede nel vicino Comune di Turriaco.

Corso di bicicletta-Bisiachi in bici-Monfalcone
Corso di bicicletta-Bisiachi in bici-Monfalcone

La nuova edizione

Il corso, giunto alla sua seconda edizione (l’anno scorso erano state 12 le partecipanti, di cui una sola italiana), quest’anno è stato riproposto grazie a una rete di supporto cui hanno preso per la prima volta parte anche il Comune di Staranzano, che ha regalato per la causa una ventina di biciclette mai reclamate nel territorio, e Coop Alleanza 3.0 che, nell’ambito del progetto “Più vicini”, ha donato un piccolo contributo, di 200 euro, utilizzato poi per dare una sistemata ai mezzi a due ruote.

«Il nostro vicepresidente Sandro Sandrin si è prestato a fare da meccanico», spiega Gigliola Ballaminut di Bisiachinbici, istruttrice del corso insieme ad altre volontarie (Lidia Gallo, Emanuela Inglese, Nicoletta Defraia, Anna Zucchiati, Chiara Fontana, Gianna Furlan e Vivi Querio). «Ci sono poi venuti incontro anche alcuni cittadini, che hanno risposto al nostro appello regalandoci altre otto biciclette di piccole dimensioni e per questo più adatte alla corporatura delle donne bengalesi». Già, perché l’altra novità dell’anno è stata la consegna delle bici, che al termine del corso le organizzatrici hanno dato alle neo cicliste, rigorosamente in omaggio.

La storia delle protagoniste

Fra le partecipanti bengalesi Pronoya Haque, 35 anni, si è distinta per aver fatto da traduttrice alle altre aspiranti cicliste durante le lezioni teoriche di educazione stradale impartite tra una prova pratica e l’altra. «Sono l’unica del gruppo ad avere la patente, per cui, conoscendo il significato dei cartelli stradali, ho potuto dare una mano alle volontarie e alle altre partecipanti». Se l’auto le serve a «portare mio figlio a scuola e andare a lavorare», adesso che sa andare in bici potrà anche «fare qualcosa che mi fa bene alla salute». Vivendo a Monfalcone da sette anni, il corso le è tornato utile anche per stringere nuove amicizie.

La ruandese del gruppo, Amina Bizmana, 43 anni, che è rimasta a vivere a Monfalcone anche dopo il divorzio, insegna atletica leggera ai bambini di Aquileia ed è già una maratoneta. Ma adesso vede più vicino il coronamento del suo sogno: il triathlon. «Questo corso è stata la svolta. Era da tempo che cercavo in internet persone che mi insegnassero ad andare in bici. Così quando ho visto l’annuncio di Bisiachinbici m’è venuto da piangere per la commozione. Grazie alle donne fantastiche che ho incontrato, sono finalmente riuscita a imparare. Ci provavo da anni, ma da sola non ci ero mai riuscita. Qui invece sì, forse perché c’erano diverse persone che avevano le mie stesse difficoltà».

Spicca poi la tenacia di Maria, che ha deciso di inforcare la bici all’età di 74 anni. «Non la prendevo da 60 anni e non me la sentivo di provare da sola. Mi frenava la paura del traffico e di non saper più pedalare. Ho scoperto che il corpo si ricordava ancora qualcosa, e il corso mi è servito ad acquisire fiducia». Anche perché «adesso che sono in pensione sono tornata a vivere a San Pier d’Isonzo. Ho tutta la possibilità di usare il tempo in maniera sana all’aria aperta, godendo delle piste ciclabili del territorio». Maria ha vissuto tanti anni per lavoro a Torino e a Londra, «città dove è comune spostarsi senza guidare la macchina, usando solamente i mezzi pubblici. Ci sono tanti esempi in Europa di città che spingono verso la mobilità sostenibile, qui credo che sia un’utopia ma con la bici adesso posso vivere la libertà di potermi spostare dove voglio senza prendere l’auto».

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