Donne al voto, in Friuli successe prima: alle urne già nel 1944 per eleggere i sindaci nella Zona libera della Carnia
All’estremo Nordest ci furono due precedenti: il primo durante la Resistenza, due anni dopo alle elezioni amministrative, pochi mesi prima dell’appuntamento nazionale del 2 giugno 1946

L’ottantesimo anniversario del 2 giugno 1946 sarà ricordato soprattutto per l’attenzione rivolta all’importanza del voto delle donne. Film, libri, interventi pubblici stanno celebrando questo passaggio decisivo nella storia della democrazia italiana, il giorno in cui le donne presero parte alla scelta democratica decisiva del referendum istituzionale monarchia-repubblica e dell’elezione della costituente.
Due antecedenti vengono, però, spesso dimenticati o sono del tutto sconosciuti fuori del Friuli Venezia Giulia. Il primo ebbe luogo durante la Resistenza, nell’estate del 1944, quando si venne a formare nella montagna friulana un’ampia zona dove le forze nazifasciste non esercitavano più alcun controllo, la Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli. Dalla fine di agosto a tutto settembre, in molti dei quaranta Comuni liberati si svolsero le elezioni delle giunte comunali e quindi dei sindaci, le prime in Italia dopo vent’anni di dittatura. Si votò per capofamiglia, secondo la tradizione delle latterie sociali, l’unico modo possibile in tali circostanze, e per la prima volta, in Italia, ebbero diritto di voto anche le donne, seppur in quanto responsabili di famiglia, molti uomini essendo prigionieri nei campi di lavoro tedeschi o a combattere nelle formazioni partigiane.
A metà agosto venivano elette le giunte comunali di Prato Carnico, Ravascletto, Forni Avoltri, Rigolato. In corso erano i comizi elettorali a Comeglians e Ovaro. Il 20 agosto si votò a Sauris, il 1° settembre a Prato Carnico, il 3 a Tramonti e a Forni di Sotto, il 5 ad Ampezzo, il 10 a Rigolato. Le Giunte popolari comunali, formate da un numero variabile di componenti, avevano il compito di amministrare la vita del Comune e i beni pubblici, di organizzare il servizio di alimentazione, di costituire la Guardia del Popolo e di contribuire alla lotta dando aiuto alle formazioni partigiane. Rappresentarono un successo non solo perché liberamente elette ma per come funzionarono: le riunioni erano sempre pubbliche e ad esse partecipava l’intera comunità che così era coinvolta nelle vicende del paese e poteva discutere dei problemi che la riguardavano.
Poche notizie purtroppo sono giunte su questo primo barlume di democrazia, anche per la segretezza imposta dallo stato di guerra, e non sempre le donne furono ammesse appieno nelle decisioni delle neonate amministrazione comunali. Quell’esperienza segnò tuttavia un primo passo verso la consacrazione della presenza femminile in termini di rappresentanza politica.
Il secondo, importante, antecedente del 2 giugno furono le elezioni amministrative che si tennero in varie tornate nella primavera 1946 in molte province, eccetto che a Gorizia e Trieste per la loro complessa situazione istituzionale. Il Decreto Legislativo Luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74 aveva infatti esteso alle donne di almeno 25 anni non solo il diritto di votare, ma anche quello di essere elette (elettorato passivo). Sembra impossibile, ma di quelle elezioni comunali di appena ottant’anni è rimasta molto poco, quasi nulla a livello ministeriale e molti Comuni hanno disperso la loro documentazione. Come hanno ricostruito qualche anno fa l’Anpi provinciale e Roberta Corbellini nella mostra “Che Genere di Voto? Immagini e parole dalla stampa friulana sul primo voto delle donne 1946-1948”, per sapere quali donne furono elette bisogna ricorrere alla stampa, ad esempio ai primi numeri del Messaggero Veneto, che comparve in edicola proprio in quel maggio 1946.
Non fu certo un caso, allora, che ad Ampezzo, che era stata la capitale della Repubblica partigiana del 1944, vennero elette in consiglio comunale ben due donne, di partiti diversi, Luigia Martinis e Olimpia Petris, e che tra le prime donne a diventare sindaca in Regione ci fu, a Sauris, dal 1970 al 1975 Sebastiana Tonutti Plozzer, insegnante e militante socialista che avrebbe contribuito alla stesura dello Statuto della prima Comunità Montana nel 1974. Tra le altre donne che si candidarono nel 1946 va poi ricordata almeno Cornelia D’Agaro Puppini che sarebbe stata consigliera regionale e sindaca di Cavazzo Carnico nei giorni del terremoto del 1976.
L’estate del 1944 e la primavera del 1946 furono momenti importanti che contribuirono all’entrata formale delle donne nella politica nazionale. Per quella sostanziale, invece, la strada era appena iniziata.
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