I Cuscini del cuore, quando la solidarietà tra donne si cuce a mano

Le volontarie del Trifoglio Rosa di Mestre trasformano la loro esperienza del tumore al seno in un gesto di cura per chi affronta un intervento. Coloratissimi, morbidi ed ergonomici, i cuscini vengono donati alle pazienti negli ospedali della Usl 3 Serenissima: quasi mille ogni anno, per alleviare il dolore e ricordare a ogni donna che non è sola

Mitia Chiarin
Le volontarie al lavoro per cucire i cuscini
Le volontarie al lavoro per cucire i cuscini

Prodotti da donne che hanno affrontato l’esperienza del tumore al seno, e distribuiti negli ospedali della Usl 3 Serenissima, per essere donati alle donne che subiscono un intervento per l’asportazione del tumore.

Si chiamano Cuscini del cuore. Sono coloratissimi, a forma di cuore, ergonomici. Li realizzano con un laboratorio che si riunisce ogni quindici giorni nelle case private il gruppo creativo delle donne del Trifoglio Rosa aps di Mestre, la squadra di dragon boat affiliata alla Canottieri Mestre. Una delle storiche associazioni di dragon boat, pratica che si è diffusa in tutto il Veneto.

A Mestre le donne del Trifoglio rosa hanno creato un mondo di cura, vicinanza, accoglienza fatto di tessuti e fili cuciti rigorosamente a mano. Capace di realizzare 80 cuscini al mese, quasi mille l’anno.

Mariolina Chiarin e la dozzina di compagne del laboratorio ci racconta questa iniziativa insolita.

«Abbiamo cominciato ancora nel periodo del Covid a confezionare questi cuscini e chiaramente i numeri erano anche un po' più bassi rispetto a quelli attuali. Siamo partite con l'ospedale di Monastier perché ci aveva sponsorizzato ed era stato sensibile, credendo da subito nel progetto. Noi donne dell'associazione ats, ora realizziamo questi cuscini per le sedi ospedaliere della Usl 3 Serenissima. Un gesto di vicinanza proprio alle donne alle prese con la malattia. Che ci unisce tutte, perché tutte noi ci siamo passate».

Il cuscino ha una funzione precisa.

«Il cuscino ha una funzione ergonomica sicuramente, nel post operatorio, noi li realizziamo e consegnamo ai reparti. Le donne lo trovano sul letto il giorno dell'intervento, assieme alla nostra borsa con il logo in Iuta. La forma del cuscino è molto accogliente, con una soffice imbottitura che viene chiusa a mano da noi. Diminuisce la pressione nella sede interessata dall’intervento, quindi ascella e braccio dell'intervento. e allevia il dolore post-operatorio dando sostegno anche al braccio e questo è sicuramente fondamentale nelle pazienti che subiscono anche lo svuotamento del cavo ascellare>.

Ora questi cuscini si trovano negli ospedali di Mestre, Venezia, Mirano e Chioggia.

«Dal 2021 al 2025 ne abbiamo prodotti 3.250. Senza contare appunto quelli che produciamo adesso, nel 2026. Ora viaggiamo su una media di 80 al mese, quasi mille l’anno».

Ma quanto ci mettete a realizzare un cuscino?

«Siamo abbastanza ben organizzate. Ci siamo divise in settori: chi taglia e cuce il cuscino, chi poi lo imbottisce e chi lo chiude.Ci troviamo una volta ogni 15 giorni, in media, e facciamo un grosso numero di cuscini, perché dobbiamo fare le consegne alle infermiere dei reparti chirurgici. Ora li realizziamo con cotone che proviene dal Senegal, con dei colori molto vivaci, accesi, per dare un senso di vita, allegria e gioia alle persone che lo ricevono. Noi con questo dono vogliamo che il cuscino venga ricordato come gesto di gioia e accompagnamento, non per la drammaticità della situazione».

Le donne se li portano a casa poi i cuscini.

«Certo se li portano a casa e la cosa bella è che spesso abbiamo dei riscontri molto positivi da donne che, attraverso le nostre brochure, ci ricontattano ringraziandoci, sottolineando l'importanza di questo cuscino che le ha accompagnate anche proprio come ampliamento alla solitudine del momento. Per noi un valore aggiunto».

Siamo nell’ottobre rosa, il mese della prevenzione. In questo modo create anche una sorta di comunità di donne operate.

«La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali. Il nostro scopo principale con l'associazione aps è quello di seminare questi valori all'interno della nostra società, nelle donne, arrivare anche alle donne più isolate, per far loro comprendere che il fatto di fare un'autopalpazione mensile, di aderire agli screening sanitari è fondamentale per poter colpire prematuramente questo cancro che insorge in maniera così sottile e subdola. Cerchiamo di avvicinarci noi alle donne, stimolando la loro sensibilità ad aderire agli screening, di farsi l'autopalpazione, da poter quanto prima individuare noduli molto maligno. Alla Regione chiediamo di abbassare l'età dello screening. Sempre più donne e sempre più giovani vengono colpite dal tumore al seno, in particolare nelle regioni ad alto livello industriale come il Veneto, la Lombardia. I dati ci dicono che una donna su sette tumore al seno. Quindi per noi il fatto appunto di riuscire ad abbassare l'età in cui le donne possono fruire allo screening ci conforta perché sappiamo che prima noi individuiamo questo nodulo maligno, prima possiamo curare in maniera più appropriata possibile la donna. Perché adesso la diagnosi precoce e i successivi interventi che vengono fatti dall'equipe medica, dalle Breast Unit in particolare, personalizza l'assistenza. Perché ciascuna ha un certo tipo di tumore, che può essere su base ormonale, su base genetica oppure tripli negativi che danno poi metastasi. Individuarli subito, permette cure meno invasive, una aspettativa di vita maggiore. Ci occupiamo anche del benessere pisicologico delle donne operate. Specie dopo una mastectomia radicale. Abbiamo avviato un progetto, all’interno dell’Ulss 3, per il tatuaggio che riproduce il capezzolo. Progetto che adesso cammina con le sue gambe perché adesso è stato finanziato dall'azienda sanitaria. Ci dà orgoglio perché abbiamo creduto in maniera particolare su questo progetto e abbiamo individuato delle tatuatrici bravissime che rendono il capezzolo tridimensionale solo con un disegno>

E poi c’è la barca, lo sport.

«Certo. L'attività fisica è uno degli strumenti che abbiamo per poter stare meglio, in particolare il Dragon boat è una disciplina che pratichiamo alla Canottieri Mestre, dove portiamo le donne che sono state operate al seno dopo che hanno subito i vari trattamenti e sempre con l'assenso anche del chirurgo e dell'oncologo, in acqua. Il movimento della pagaiata è uno strumento di aiuto soprattutto per chi può avere dei problemi di linfedema, post operatorio. Il linfedema ha una conseguenza a volte molto pesante delle cure, specie quando vengono asportati i linfonodi ascellari, perché il liquido linfatico non convoglia più come prima e quindi questa è una complicanza assolutamente da evitare, anche perché tra le sue complicanze era proprio la cronicizzazione. Se tu agisci da subito con l'attività fisica, in particolare il Dragonbot , si fa confluire la linfa grazie al movimento con la pagaia. Quindi, diamo un aiuto alle donne con il cuscino perché è un dono di vicinanza, una coccola, che noi facciamo, completamente gratuito e finanziato da noi come associazione. Ma il nostro scopo principale è quello di farci conoscere dalle donne e portarle in acqua con noi. La disciplina del Dragonboat oggi è un movimento internazionale, che è nato nel 1996 a Vancouver col dottor McKenzie, che aveva studiato un gruppo di donne operate di tumore al seno e aveva visto che le complicanze del linfedema con il Dragonbot migliorava decisamente la funzione del braccio. Prima, qualsiasi donna venisse operata al seno veniva costretta a non muovere il braccio. Perché le indicazioni mediche proprio dicevano di non portare pesi, di non fare attività fisica>

Voi siete state ai mondiali in Francia assieme a donne di tutto il mondo.

«È stata un'esperienza fortissima, indimenticabile. Ci siamo trovate gomito a gomito con donne giovani, più anziane eccetera, ma donne che avevano anche affrontato la malattia in maniera anche molto seria, per cui c'erano anche donne che erano in carrozzina, oppure donne con delle complicanze motorie e fisiche. Donne di tutte le nazionalità. La cosa bella di questi festival, che vengono svolti a livello mondiale ogni quattro anni, è proprio quello di creare una vicinanza tra le varie nazioni da farci capire quante persone, quante donne sono colpite dal tumore, di quali sono le speranze di vita, perché anche questo è fondamentale, perché con lo sport si guarisce, si può migliorare il proprio stato fisico, perché cambiare lo stile di vita è fondamentale».

E i cuscini del cuore sono arrivati anche lì.

«Sì, a noi risulta di essere le uniche a realizzarli. Le cilene, con l’uncinetto realizzano una protesi del seno, lavorata a mano, con una leggera imbottitura, per le donne che hanno una mastectomia radicale. Esperienze bellissime, con più di una lacrima. Siamo arrivate seconde, per sei decimi di secondo, nella finale dei 200 metri. Con un risultato che anche le nostre squadre maschili della Canottieri ci invidiano. Ma è stato ancora più bello il fatto che non abbiamo ricevuto una medaglia d'argento, ma abbiamo ricevuto tutte una medaglia d'oro. Ben 170 squadre tutte con la stessa medaglia. Questa è stata anche la bellezza di questo festival, di sentirsi tutte sulla stessa barca».

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