Cinema e gender gap, solo il 18% dei film è diretto da donne: meno budget alle registe, ma più premi

La ricerca del Ministero della Cultura fotografa il divario di genere nel cinema italiano: le donne restano una minoranza alla regia e hanno meno risorse. Ma tra le opere prime e seconde le registe crescono del 65% e aumentano anche nomination e premi

Elena Grassi
Paola Cortellesi ha trionfato ai David di Donatello nel 2024 con il suo film 'C'è ancora domani
Paola Cortellesi ha trionfato ai David di Donatello nel 2024 con il suo film 'C'è ancora domani

In Italia nel 2025 solo il 18% dei film prodotti sono stati diretti da donne, contro l’80% a direzione maschile e il 2% a direzione mista. Ma la tendenza potrà essere un domani invertita se si considera che tra le opere prime e seconde lo scorso anno l’incremento delle registe è stato del 65%, mentre dei registi del 40%, e in termini qualitativi i titoli delle registe donne crescono come nomination e vittorie ai festival maggiormente rispetto a quelli dei registi: nella forbice tra il 2017 e il 2025 lo scarto arriva al +10% in favore della direzione femminile.

Sono alcuni dei dati di rilievo presentati in anteprima dalla ricerca “Gender balance in Italian Film Cruise” della Direzione Generale del Cinema e dell’Audiovisivo del Ministero della Cultura, con la collaborazione dell’Università Cattolica di Milano, nell’ambito del Seminario sulla Parità di Genere e l’Inclusione nell’industria cinematografica, organizzato dalla Biennale di Venezia, Euroimages e Women in Film, Television & Media Italia durante la Mostra del Cinema di Venezia 2026.

Il budget impari e i documentari

Un altro dato interessante, a cui può essere ricondotta la situazione attuale, è la distribuzione del budget di produzione: la maggior parte dei film diretti da donne ha un finanziamento che va dai 200 agli 800 mila euro, mentre la maggior parte di quelli diretti da uomini dispone tra gli 800 mila e i 10 milioni di euro. In media le opere a guida femminile hanno avuto il 36% in meno d’investimento economico rispetto a quelle a guida maschile.

Tale dato spiega la presenza di una maggior parte di registe nei documentari, la cui realizzazione è meno costosa, rispetto alla fiction, che richiede solitamente un alto budget. Infatti, secondo il dato presentato da Euroimages, riguardante l’ambito europeo, il 53% delle donne gira documentari e solo il 38% film di finzione.

Lo dimostrano anche i titoli in programma alla Mostra del Cinema di Venezia quest’anno, in cui nelle sezioni principali, ovvero in concorso e fuori concorso, cinque registe su (solo) sette selezionate, su 56 titoli, hanno presentato documentari.

I ruoli apicali e il moltiplicatore

Tornando all’Italia, secondo la ricerca ministeriale, è stato riscontrato che nei settori – sceneggiatura, regia, casting, fotografia, scenografia, costumi, montaggio, musica, ecc. – se il ruolo apicale è coperto da una figura femminile, nell’intero comparto si verifica una crescente presenza di professioniste.

In particolare, nel periodo 2017-2025, i dati dimostrano che quando la regia è affidata a una donna, la percentuale media di donne ai vertici negli altri reparti risulta superiore di 13 punti percentuali rispetto ai casi in cui la regia è maschile. Anche sceneggiatura, cast e fotografia mostrano correlazioni positive, mentre il reparto audio è stato l’unico a registrare un valore negativo (-3%).

«Si vede quindi la capacità dei capireparto donne di valorizzare e introdurre presenze femminili nella propria crew – spiega Maria Grazia Fanchi dell’Università Cattolica – una regista donna inoltre lavora molto spesso con donne, condizionando quindi anche gli altri reparti con un effetto moltiplicatore nell’incrementare la presenza di professioniste nel cinema».

Davanti alla macchina da presa

Se ci mettiamo dall’altra parte della macchina da presa vediamo che in Italia tra il 2017 e il 2025 i protagonisti dei film sono stati per il 60% uomini e per il 40% donne, forbice che cresce se si considera l’insieme dei personaggi con vari ruoli, il cui 67% sono maschili e il 33% sono femminili.

Nello specifico, lo studio dell’Università di Udine “AGE-C Ageing and Gender in European Cinema” ha analizzato i ruoli in base all’età, riscontrando che dopo i 55 anni sono costituiti per il 64% da uomini e per il 36% da donne: come a dire che la maggior parte dei personaggi femminili sul grande schermo deve essere giovane.

Tendenza che poi si riflette anche sull’età degli attori e delle attrici che vengono nominati e premiati nei vari festival: l’età media degli interpreti uomini vincitori per la loro performance è di 48 anni e quella delle interpreti donne è di 40 anni.

Sintesi e scenari futuri

«Lo studio si è focalizzato su 3.100 film prodotti in Italia dal 2017 al 2025 e oltre 76 mila professionisti censiti in 13 reparti – spiega Rossella Gaudio, referente dell’Ufficio dati della Direzione Cinema del Ministero della Cultura – e pur essendoci stata una crescita delle opere a direzione femminile in questi ultimi otto anni siamo ancora lontani dalla parità. Il report ci restituisce però dei trend positivi che sono diventati stabili e su cui si può continuare a lavorare, come l’effetto leva positivo che riguarda la regia sui ruoli apicali degli altri reparti, e il ricambio generazionale, con un aumento delle giovani donne alla direzione dei film. L’ultima legge cinema prevede una premialità nei contributi selettivi per le registe, poi estesa anche alle sceneggiatrici e ai capi reparto donne, aprendo una strada da continuare a percorrere».

E tra tutti gli scenari futuri possibili, il migliore, secondo Gloria Puppi, consulente di Women in Film, Television & Media Italia, sarebbe quello in cui: «Nel 2040 il bilanciamento della presenza di professioniste nel Cinema sia possibile partendo dalla formazione dei nuovi ruoli, ovvero di settori tecnici ancora non molto frequentati dalle donne, e bandi premianti sulla continuità di carriera e non solo sulle opere prime per le registe, destinando più budget al genere documentario come baluardo della verità rispetto ai film fatti con l’intelligenza artificiale».

Riproduzione riservata © il Nord Est