Adele Re Rebaudengo: «Così i giardini possono rinascere come luoghi dell’anima»

Fondatrice e presidente di Venice Gardens Foundation, tra i suoi progetti realizzati le restituzioni dei Giardini Reali a San Marco e dell’Orto del Redentore alla Giudecca: «Dal roseto dell’infanzia a Venezia: una passione che trasmetto alla comunità»

Camilla Gargioni
Adele Re Rebaudengo nel ritratto di Massimo Jatosti
Adele Re Rebaudengo nel ritratto di Massimo Jatosti

La misura di aver portato un cambiamento sta nelle piccole cose. Come vedere i frequentatori dell’Orto alla Giudecca lasciare lo smartphone in tasca, non fermarsi sulle panchine per una telefonata ma per iniziare una conversazione con la natura. Dietro alla rinascita dei giardini a Venezia (sì, giardini, nella città d’acqua per antonomasia), c’è Adele Re Rebaudengo.

Una passione che sboccia fin da piccola, nella casa non lontana da Torino, e che continua a crescere quando sceglie di trasferirsi a Venezia. Qui, con la Venice Gardens Foundation che presiede, ha ridato vita prima ai Giardini Reali di San Marco, riaperti nel 2019, poi all’Orto del Redentore alla Giudecca, aperto dopo il restauro e la riprogettazione nel 2024.

Giardini e Venezia, per chi non conosce la città sembra quasi una contraddizione. Come nasce la passione per i giardini?

«Ho trascorso la mia infanzia in una casa, non lontana da Torino, attorniata da un vasto giardino che ospitava alberi, prati, un roseto e fiori di molte specie. Una sorta di rifugio per me. Un luogo di armonia e libertà, che ha dato vita a un cammino, che tuttora percorro, nel nome del rispetto per la natura in ogni suo elemento. Molti ricordi legati a quel luogo mi guidano ancora».

L’operazione con cui Venice Gardens Foundation è nata è il restauro dei Giardini Reali a San Marco: è stata una sfida difficile?

«I Giardini Reali rappresentano un luogo storico di prestigio. Intervenire ha significato misurarsi con una grande responsabilità, tra il rispetto dell’identità del luogo, e, al tempo stesso, la prospettiva di una nuova vita pubblica».

Insomma, un’avventura.

«È stata di certo un’avventura complessa, sfidante, che ha richiesto grande impegno e costanza. Un’esperienza eccezionale, sempre supportata da una grande dedizione e passione. Ha preso forma con l’aiuto dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone e sempre affiancata dal capo giardiniere della Fondazione Edoardo Bodi e da tutto lo staff. Tuttavia, le difficoltà incontrate, dal reperimento dei milioni di euro necessari ai restauri alla insidiosa burocrazia, sono ostacoli che fanno parte di un percorso in cui credo, profondamente. C’è una cosa che dico spesso quando faccio lezioni ai giovani universitari».

Quale?

«Che fanno bene a sperare. Ci sono più fondi che buone idee: se ci sono progetti di valenza seria, i finanziamenti e i sostegni si trovano».

Poi l’Orto del Redentore, uno scrigno da scoprire in Giudecca: che rapporto si è creato con i veneziani?

«È più che mai necessario cercare di contribuire alla creazione di un senso di comunità, di incontro con l’altro e con la natura. Quello della Fondazione è un impegno per salvaguardare la relazione dell’essere umano con il mondo naturale. Affinità, armonia e rispetto devono essere costantemente connessi. L’Orto Giardino del Redentore rappresenta in questo senso un sito straordinario e la cittadinanza veneziana ne ha colto l’essenza. L’alta frequentazione dei veneziani dell’Orto Giardino del Redentore rivela un particolare amore per questo spazio. È un’occasione per cercare la propria pace, magari leggendo un buon libro. Insomma, un luogo del cuore e dell’anima».

Il suo impegno ha sempre una forte declinazione culturale, penso ai premi letterari legati alla Fondazione... perché questa scelta?

«La nostra Fondazione non ha solo una missione di restauro e conservazione, si occupa anche della progettazione e dello sviluppo di attività in campo culturale. Per esempio, si dedica agli studi rivolti all’innovazione e alla gestione sostenibile: collaboriamo con ricercatori e artisti per la realizzazione di opere associate alla vita dei giardini; sosteniamo, inoltre, la pubblicazione e la trasmissione di testi che riguardano la cultura del giardino».

Ed ecco il premio letterario giovani lettori Venice Gardens Foundation Natura.

«Lo abbiamo istituito nel 2025 proprio per promuovere opere che favoriscano il rispetto della natura, coinvolgendo giovani tra i 6 e gli 11 anni. Queste azioni culturali promuovono una visione di arte, letteratura e ricerca: sono una via d’accesso nuova alla percezione della natura, più profonda, che permette di cogliere ciò che spesso resta invisibile nelle trame dell’esperienza. I bambini si appassionano, è un’occasione per avvicinarsi a nuove amicizie o anche ai propri genitori».

Quando ha deciso di voler vivere a Venezia?

«Quello con Venezia è un rapporto che getta le sue radici in un tempo lontano. Dai miei dodici anni, età in cui l’amore a prima vista con la città ha preso vita in me, Venezia ha sempre avuto uno spazio speciale nei miei sogni. Finalmente, nel 2015 sono riuscita a trasferirmi nella mia città del cuore, scegliendo di dedicarmi alla mia passione più profonda: quella per la natura e, in particolare, per i giardini. I giardini di Venezia occupano un posto di elezione nel mio cuore, così come la città. Ogni giorno, mi rende felice».

Come sta cambiando la città dal punto di vista culturale?

«Venezia è un luogo unico e, come tale, presenta criticità e sfide. Penso sia indispensabile ricercare una “giusta misura”, come già suggerivano gli antichi, nella propria relazione con la città. Un contesto urbano vivo, pensato per la cittadinanza, lontano dalle dinamiche del turismo esasperato o dalla cultura dell’intrattenimento. I giardini, come spazi di condivisione e di incontro ma anche di silenzio e pace, giocano un ruolo centrale. È fondamentale, affinché Venezia possa ritrovare una vitalità autentica, favorire la residenzialità, il recupero degli immobili pubblici. Penso a una città che si costituisca come spazio vitale per la propria comunità. Fatta di storia, arte, cultura. E natura».

Che progetti ha per il 2026?

«Sarà un anno che si svilupperà in continuità con i precedenti, proseguendo la nostra missione di protezione della natura, al sostegno delle arti e della conoscenza e valorizzazione del patrimonio. Il successo della prima edizione del premio letterario ha visto quasi un centinaio di pubblicazioni dedicate ai più piccoli e l’assegnazione di otto premi ad autori e illustratori italiani ed internazionali. La novità della seconda edizione, poi, sarà il Venice Gardens Foundation Natura Premio Letterario, rivolto agli adulti e ispirato dagli stessi principi dell’iniziativa dedicata ai più giovani».

E rispetto ai giardini?

«Nel corso del 2026 è prevista l’uscita di due volumi dedicati ai Giardini Reali e la riedizione del libro In Venetia Hortus Redemptoris, già pubblicato nel 2024 in seguito al restauro dell’Orto Giardino del Redentore alla Giudecca; queste opere sono edite da Olschki».

Che cosa significa per lei aprire alla comunità veneziana, e non solo, questi spazi?

«Il restauro per noi ha sempre un fine sociale. Dalla visita ai giardini alle altre attività a cui diamo vita. Penso davvero che le persone abbiano bisogno di riconnettersi con la natura». 

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Chi è

Adele Re Rebaudengo è nata a Torino, risiede a Venezia. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e aver svolto la professione forense, dal 1992 al 2018 si è dedicata a progetti culturali con la Regione Piemonte.

Dal 1985, con Agarttha Arte e Teatro, che fonda e presiede, realizza e cura festival, mostre di fotografia e pubblicazioni. Dal 2014 fonda e presiede Venice Gardens Foundation per restaurare e conservare parchi, giardini e beni di interesse storico artistico. Dal 2014 al 2019, ha promosso e realizzato i restauri dei Giardini Reali di Venezia e, dal 2021, dell’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Redentore.

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