Clima e negazionismo nei libri di scuola a Belluno: cosa è successo
Un opuscolo finanziato dal Comune arriva sui banchi di scuola con tesi negazioniste sul clima: cosa c’è scritto in quel volume e perché è stato contestato

Tutto nasce da un convegno. Sabato 25 ottobre 2025, a Palazzo Crepadona, il Comune di Belluno organizza un incontro dal titolo "Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni", con il sostegno della Regione Veneto.
Vi partecipano tecnici, ingegneri e geologi del territorio, chiamati a discutere di crisi climatica, resilienza dei territori, rischio idrogeologico. Un'iniziativa che nasce con un intento condivisibile: portare competenze tecniche locali a confronto su un tema che, per una provincia di montagna come quella bellunese, tocca da vicino la sicurezza del territorio.

Gli atti di quel convegno vengono poi raccolti in un volume, pubblicato in aprile, che raccoglie i contributi di diversi relatori: l'ingegner Marino Mazzon su crisi climatica e transizione, il dottor Giorgio Giacchetti sulla resilienza dei territori, l'ingegner Giuseppe Maschio sul rischio NaTech, l'ingegner Luigi D'Alpaos sui problemi della difesa idraulica in montagna, il dottor Fabio Ciciliano sulla prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico, l'ingegner Gianpaolo Bottacin sul piano regionale di adattamento climatico. Il libro viene distribuito non solo ad alcune classi delle scuole superiori di Belluno, ma anche agli ordini professionali, a enti che si occupano di gestione del territorio, e reso disponibile in biblioteca civica.
È con il rientro a scuola, a settembre 2026, che il volume arriva materialmente sui banchi delle classi quarte e quinte degli istituti superiori bellunesi. Ed è lì che scoppia il caso.
Il contributo contestato: le tesi di Giorgio Giacchetti
Al centro della polemica c'è il capitolo firmato da Giorgio Giacchetti, presidente regionale dell'Ordine dei Geologi del Veneto, dedicato alla resilienza dei territori.

Nel suo intervento, riportato alle pagine 42-44 del volume, Giacchetti sostiene una serie di tesi che si discostano nettamente dal consenso scientifico internazionale sul clima: che l'aumento della CO2 sarebbe una conseguenza, e non una causa, dell'aumento delle temperature; che il riscaldamento dovuto alle emissioni antropiche non sarebbe "apprezzabile"; che oltre 260 ppm l'effetto della CO2 diventerebbe trascurabile; che i modelli climatici non sarebbero sufficientemente robusti; che il riscaldamento in corso rientrerebbe "molto probabilmente" nei cicli naturali, di origine astronomica, piuttosto che essere causato dalle emissioni umane.
A queste affermazioni si aggiunge un dato numerico contestato: il volume riporta una concentrazione atmosferica di CO2 di circa 460 ppm, un valore che - come vedremo - non trova alcun riscontro nelle misurazioni ufficiali disponibili.
La prima voce critica: la lettera aperta di Carlo Barbante
A sollevare il caso pubblicamente è Carlo Barbante, uno dei climatologi più autorevoli in Italia, originario del feltrino, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia, studioso dell'Istituto di scienze polari del Cnr e presidente del Centro Studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici.
Barbante scrive una lettera aperta al sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin e alla Regione Veneto, chiedendo di sospendere la distribuzione del volume nelle scuole, negli ordini professionali e negli enti del territorio.
La sua accusa è circostanziata e va dritto al punto: nel capitolo di Giacchetti "si presentano come fatti affermazioni che contraddicono apertamente lo stato delle conoscenze scientifiche sul clima".
Barbante definisce "incomprensibile che un prodotto finanziato e diffuso da istituzioni pubbliche non sia stato sottoposto a un'adeguata verifica scientifica prima di essere consegnato agli studenti e ai professionisti".
Punto per punto, il climatologo smonta le tesi di Giacchetti richiamando il Sesto Rapporto di Valutazione dell'IPCC, secondo cui le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno "inequivocabilmente" causato il riscaldamento globale.
Sul fronte della CO2, Barbante corregge anche il dato numerico: Copernicus ha stimato per il 2024 una media annua di circa 422,1 ppm, il valore più alto da almeno due milioni di anni; le misurazioni NOAA indicano per giugno 2026 una media globale di 427,6 ppm, e per settembre 2026 valori giornalieri vicini ai 428 ppm. Concentrazioni "estremamente preoccupanti", scrive Barbante, ma comunque lontane dai 460 ppm citati nel volume.
Barbante precisa di essere intervenuto esclusivamente sul merito climatologico, senza entrare nel merito degli altri contributi del libro, "perché era il caso che, prima della pubblicazione, i testi venissero rivisti proprio perché indirizzati alle scuole".
Le reazioni degli studenti
Alla lettera di Barbante si affianca in tempi rapidi la voce della Rete degli Studenti Medi, che chiede a sua volta il ritiro dell'opuscolo.
Il comunicato degli studenti è netto: "Che un ente pubblico finanzi e distribuisca nelle scuole un opuscolo che contraddice la scienza del clima è un fatto gravissimo. Non parliamo di un'opinione tra le tante: parliamo di informazioni false su uno dei temi più urgenti che la nostra generazione si trova ad affrontare".

I ragazzi ribadiscono di non chiedere competenze specialistiche, ma "il minimo, cioè sapere che l'aumento delle temperature è causato dall'attività umana, prima di finanziare e mettere la propria firma su materiale da distribuire nelle scuole".
E respingono l'obiezione del pluralismo scientifico: valutare le ipotesi in base alle prove disponibili, scrivono, "non significa mettere sullo stesso piano decenni di ricerca e affermazioni prive di riscontro".
Il passaggio più duro riguarda il ruolo che si sono trovati a dover ricoprire: “Siamo rammaricati” di aver dovuto fare, insieme all'università, "da soli il fact-checking di un documento pubblico, invece di poterci fidare di chi amministra il nostro territorio".
L'intervento dell'Università di Padova
Pochi giorni dopo prende ufficialmente posizione anche l'Università di Padova, con una nota ufficiale del Dipartimento di Geoscienze, a cui si uniscono i colleghi del Dipartimento Territorio e Sistemi agro-forestali (TESAF). Parole pasanti, un posizionamento ufficioso e solido contro le tesi emerse nel libro diffuso nelle scuole bellunesi.
Il direttore del Dipartimento di Geoscienze, professor Nicola Surian, ribadisce con chiarezza la posizione scientifica consolidata: "Le attività umane, soprattutto attraverso le emissioni di gas serra, sono la causa principale del riscaldamento globale in atto". Una conclusione, sottolinea Surian, che si fonda su decenni di osservazioni ed è confermata dai rapporti dell'IPCC.
L'ateneo conferma anche l'errore relativo al dato sulla CO2: il valore di 460 ppm riportato nel volume "non è coerente con le misurazioni disponibili", visto che il Laboratorio di Monitoraggio Globale NOAA indica una media globale mensile di 427,62 ppm per giugno 2026. Il Dipartimento definisce "particolarmente grave" che contenuti di questo tipo vengano proposti agli studenti come materiale di approfondimento scientifico, e ricorda come la diffusione di pubblicazioni sostenute da istituzioni pubbliche richieda "particolare attenzione all'accuratezza dei dati e alla solidità delle interpretazioni".
Con questo intervento, l'Università di Padova si allinea esplicitamente alla posizione già espressa da Barbante.
La replica di Giorgio Giacchetti
Di fronte alle critiche, il geologo Giorgio Giacchetti replica senza arretrare. "Non ho mai negato il cambiamento, eppure vengo definito negazionista", dice il presidente dei geologi veneti, precisando innanzitutto di aver espresso le proprie opinioni a titolo personale, "perché gli iscritti all'ordine che rappresento possono avere altre opinioni".
Nella sua difesa, Giacchetti sposta il baricentro del discorso: ha sostenuto che il vero tema non sia negare o meno l'origine antropica del cambiamento climatico, ma capire "quale peso" abbiano i fattori antropici rispetto a quelli naturali, e insiste sulla necessità di concentrarsi sulla mitigazione dei rischi idrogeologici piuttosto che, esclusivamente, sulla riduzione delle emissioni.
Sui modelli climatici, ha chiarito di non averli definiti "sbagliati", ma "da affinare", vista l'incertezza legata al numero di variabili in gioco.
Sul fronte più politico della polemica, Giacchetti non nasconde una critica a chi lo contesta: "Il messaggio che mandano i contestatori dei miei dubbi, riassunto in modo spiccio, è: tu puoi dire quello che vuoi, ma se dici qualcosa di differente da quanto sostiene la maggioranza della comunità scientifica sei censurabile".
Alla richiesta di ritiro del volume dalle scuole, il geologo non replica direttamente, ma lascia intendere che, se gli venisse chiesta una correzione, sarebbe disposto a ritirare il proprio contributo.
La voce di Luigi D'Alpaos: "No alla censura"
Nel dibattito interviene anche Luigi D'Alpaos, ex docente dell'Università di Padova e tra i massimi esperti di sicurezza idraulica della regione, coautore del volume insieme a Giacchetti. D'Alpaos non entra nel merito climatologico - ammette anzi di "non avere elementi" per contestare la responsabilità umana nel riscaldamento globale - ma difende con forza il diritto di esprimere posizioni minoritarie: "Ritengo che costoro debbano essere liberi e tutelati per dire quello che pensano".
Arriva a paragonare il rischio di una "scienza ufficiale" imposta dall'alto al controllo dell'informazione nella Romania di Ceaușescu, pur ammettendo che si tratta di un parallelo estremo.
D'Alpaos ricorda comunque che la responsabilità di ciò che si afferma resta sempre individuale, richiamando un principio appreso ai tempi dell'università: non ci si può nascondere dietro un testo scritto, ognuno risponde di quanto sostiene.
Legambiente
A completare il quadro delle reazioni, anche una lettera aperta di Legambiente Veneto, firmata dal presidente Luigi Lazzaro, che sposta l'attenzione sul piano della responsabilità istituzionale più che su quello del merito scientifico, già ampiamente chiarito da Barbante e dall'Università di Padova.
Per Legambiente il problema non è la libertà di esprimere opinioni minoritarie, ma il fatto che un'istituzione pubblica le abbia diffuse "senza distinguere tra risultati scientifici consolidati e tesi smentite dalla letteratura".
L'associazione chiede al Comune di Belluno di sospendere la distribuzione del volume e di procedere a una rettifica scientificamente validata, e invita la Regione Veneto a vigilare con maggiore attenzione sulla concessione della propria immagine istituzionale a iniziative di questo tipo. Legambiente si rivolge infine anche all'Ordine dei Geologi del Veneto, chiedendo che si esprima collegialmente su quanto sostenuto dal proprio presidente.
La posizione del Comune di Belluno
Dal canto suo, il sindaco di Belluno Oscar De Pellegrin, nel presentare inizialmente il volume, ne aveva sottolineato la finalità informativa e preventiva: "La vera sfida è capire cosa sta cambiando e prepararsi per tempo. Portare questi contenuti nelle scuole significa offrire strumenti per leggere il presente e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza".
Di fronte alla richiesta di ritiro avanzata da Barbante, la prima reazione dell'amministrazione comunale è stata di segno opposto: parlare di "censura preventiva", sostenendo che un'istituzione pubblica non possa accettarla.
Una posizione a cui lo stesso Barbante aveva risposto per tempo, chiarendo che il punto non era mettere in discussione la libertà di espressione, ma la scelta di un ente pubblico di diffondere, senza adeguata verifica, materiale scientificamente scorretto come strumento didattico per gli studenti.
E ora?
Ad oggi la vicenda resta aperta. Da un lato Barbante, l'Università di Padova, la Rete degli Studenti Medi e Legambiente chiedono concordemente la sospensione della distribuzione del volume e una sua correzione scientificamente validata prima di un'eventuale nuova diffusione. Dall'altro, Giacchetti difende il diritto a esprimere posizioni critiche rispetto al consenso scientifico maggioritario, sostenuto sul piano del principio - più che del merito climatologico - anche da D'Alpaos.
Il Comune di Belluno, dal canto suo, non ha ancora sciolto la riserva su un'eventuale sospensione o ritiro del testo dalle scuole.
Quello che la vicenda ha comunque già messo in luce è un cortocircuito non da poco: un documento finanziato con fondi pubblici e distribuito come materiale didattico ha finito per contenere affermazioni in aperto contrasto con le conclusioni dell'IPCC, costringendo studenti e università a farsi carico, come denunciato dalla stessa Rete degli Studenti, di un lavoro di verifica che avrebbe dovuto essere svolto a monte, prima che il testo arrivasse in classe.
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