Corteo al Lido di Venezia per la pace a Gaza: sale la tensione, potenziati i controlli
Attesi 3.000 partecipanti. Prefettura e questura confermano percorso e sicurezza; polemiche tra artisti su appello Venice4Palestine

Il dispiegamento di agenti e forze dell’ordine è stato potenziato per la manifestazione “Stop al genocidio – Corteo per la Palestina” in programma alle 17 di oggi al Lido di Venezia, che da una parte incassa adesioni, dall’altra diviene di ora in ora più politicizzata, attirando polemiche. Tremila, secondo gli organizzatori, i manifestanti attesi oggi pomeriggio. Motonave full, 800 posti già prenotati. Sale la tensione.
Venezia è da sempre abituata a gestire situazioni delicate, marce, proteste e manifestazioni che potrebbero in un attimo innescare una scintilla, ma il prefetto di Venezia, Darco Pellos e tutta la macchina organizzativa, sono fiduciosi che la manifestazione «si svolgerà nel rispetto delle regole», anche perché a marciare per la pace, ci saranno figure istituzionali, quali l’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Quello che viene chiamato in termini tecnici dispositivo di sicurezza, ossia le forze messe in campo, è stato dunque «rafforzato in maniera “adeguata all’evento”», come ha ripetuto Pellos, sottolineando che a Venezia tutti possono manifestare e il corteo pro Gaza non fa differenza. Ieri mattina una riunione tecnica in questura, coordinata dal questore Gaetano Bonaccorso, per pianificare i servizi di sicurezza legati all’evento. «Confidiamo molto», ha detto Pellos, «nella civiltà dei partecipanti, Tutti hanno diritto di manifestare, nel rispetto delle regole».
La Prefettura ha approvato il percorso così come è stato chiesto dagli organizzatori, gli attivisti dei centri sociali del Nord Est, gli esponenti di Assopace e di Rifondazione comunista. Il tragitto si snoderà dall’approdo di Santa Maria Elisabetta lungo il Gran Viale, il Lungomare Marconi, via Marcello, via Dardanelli e ritorno.
Ma ci sarà un prequel d’effetto, parte integrante della pomeriggio. In programma un corteo acqueo di avvicinamento carico di gente: una motonave partirà dal Vega alla volta della laguna e ogni partecipante verserà 5 euro per salire a bordo e poi sbarcare al Lido.
All’interno del clima di attenzione sul conflitto israelo-palestinese accresciuto dalla lettera aperta di Venice4Palestine a cui hanno aderito attori e registi, e il successivo aggiustamento del tiro, la tensione in vista del corteo si fa alta di ora in ora: l’appello su Gaza macina firme – che vanno da Anna Foglietta a Valeria Golino, da Toni Servillo e Marco Bellocchio – e una buona dose di polemiche.
Tra attori e registi i pareri sono diversi. «Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo» ha detto Carlo Verdone rispetto all’appello di 1. 500 attori e registi italiani a favore della popolazione di Gaza, ma anche contro l’invito alla Mostra del cinema di Venezia dell’attrice israeliana Gal Gadot e di Gerard Butler. «Non si tratta di fare un passo indietro per paura, ma di ristabilire la verità: io sull’esclusione degli artisti non ci sto. Gli attori non devono diventare il tribunale dell’Inquisizione».
«Quando ho firmato l’appello non c’era questa richiesta sull’esclusione di alcuni artisti, non sono d’accordo» ha incalzato Ferzan Ozpetek dal Lido. Il regista è intervenuto così sulla polemica legata a Venice4Palestine, che prima si era rivolta alla Biennale con una lettera aperta/appello per chiedere uno spazio alla Mostra per parlare di quanto sta accadendo a Gaza, poi in una ulteriore nota solo a nome del gruppo aveva anche chiesto l’esclusione dal festival di Gal Gadot e Gerard Butler. «C’è in atto qualcosa di molto forte a Gaza. Ma questo non deve portare a censurare l’arte, che è una forma d’espressione, o gli artisti», ha aggiunto il cineasta.
La regista Silvia Scola, ha chiarito di essersi mobilitata prima della richiesta di esclusione dei due attori pro Israele. «Per i quali» dice «l’esclusione veniva richiesta per la loro pubblica posizione di sostegno a Netanyahu e all’esercito israeliano. Non per una discriminazione nei confronti ad esempio di Gal Gadot in quanto israeliana, ma per il loro esplicito sostegno a questa carneficina».
«Si tratta di nominare le cose per quello che sono», interviene Venice4Palestine, «e a questo proposito è singolare che si parli di censura rispetto alle richieste avanzate da V4P, mentre in molte parti d’Europa il potere dei governi impedisce di scendere in piazza con i simboli della Palestina. Censura sarebbe stato piuttosto reclamare l’esclusione di un film dal festival, cosa che non abbiamo mai fatto».
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