Ritorno al nucleare, Pichetto Fratin da Trieste lancia la sfida: «Decreti attuativi entro Natale»
Il ministro conferma il piano energetico al Festival del Cambiamento: primi reattori entro il 2034 e spinta sulle rinnovabili per abbattere i costi e garantire la sicurezza

«L’obiettivo è quello di presentare i decreti attuativi a Natale, definendo dove e come si collocano gli impianti, l’agenzia di controllo, l’informazione e il deposito delle scorie». Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha ribadito la tabella di marcia dell’Italia per il ritorno al nucleare ieri a Trieste, intervenendo alla prima giornata del Festival del Cambiamento organizzato dalla Camera di commercio Venezia Giulia sul tema “Energia senza frontiere”.
L’obiettivo è quello di vedere i primi reattori di terza generazione nel 2033/34, rafforzando nel frattempo la componente delle rinnovabili, che già coprono il 40% del fabbisogno elettrico nazionale. «Lo scenario al 2035/20240 è quello di un mix energetico equilibrato», ha affermato il ministro, sottolineando poi come «non ci saranno problemi a raggiungere gli 80 gigawatt di fotovoltaico installato nel 2030, come previsto dal Pniec: 43 Gw ci sono già, 67 sono in fase di valutazione». Il nucleare è però fondamentale per coprire il 20% che viene importato e soprattutto fare in modo che «il Paese abbia sicurezza energetica, autonomia e un prezzo dell’energia che gli consenta di essere competitivo».
Sarà cruciale, però, come rilevato dal presidente di Unioncamere Andrea Prete, che le decisioni non siano messe in discussione dalla sindrome di Nimby (Not in my back yard). «Bisogna fare, serve meno burocrazia», ha detto il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.
Il tema del caro energia, dai carburanti all’elettrico e al gas, sta però pressando imprese e cittadini «ora», ha ricordato dal presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti: «È necessario che l’Europa intervenga nell’immediato con politiche di sostegno, ma anche corridoi diplomatici per trovare soluzioni alle guerre in corso, perché altrimenti il rischio è che anche in Italia cittadini e imprese scendano in piazza per protestare».
Per il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga, intervenuto anche a margine dell’appuntamento, una delle strade percorribili da parte dell’Unione europea è quella di «agire su una regolamentazione che non favorisce, soprattutto in un momento di difficoltà, l’abbattimento dei costi energetici per il nostro sistema produttivo e le famiglie». La Regione, da parte sua, ha rivendicato Fedriga, «ha un ruolo e l’ha esercitato avviando la prima Valle dell’idrogeno transfrontaliera e sostenendo il fotovoltaico»..
La prima giornata del Festival del Cambiamento, che proseguirà oggi a Gorizia, ha posto al centro del confronto il rapporto sempre più stretto tra energia, geopolitica e sicurezza. A partire dalla crisi dello Stretto di Hormuz, il dibattito ha guardato oltre gli effetti immediati su prezzi e approvvigionamenti, interrogandosi su come stiano cambiando gli equilibri di potere e sulle vulnerabilità di un sistema energetico globale che dipende da rotte, infrastrutture e punti di passaggio strategici. Il confronto si è poi concentrato sulla risposta italiana e la possibilità di trasformare la posizione geografica del Paese in un vantaggio strategico.
Il rapporto con il Nord Africa e il Mediterraneo assume in questa prospettiva un ruolo centrale: progetti come Elmed e il SoutH2 Corridor puntano a rafforzare le connessioni energetiche tra le due sponde e il ruolo dell’Italia come hub europeo, affiancando agli investimenti infrastrutturali la formazione di competenze nei Paesi partner, come spiegato da Lorenzo Ortona, della Struttura di missione per il Piano Mattei.
La crisi di Hormuz è stata affrontata anche nelle sue conseguenze sui mercati e sulla forte redistribuzione dei flussi di greggio, come rilevato da Alessandro Gorla, presidente di Siot, un’infrastruttura «strategica per l’approvvigionamento energetico europeo, uno dei sistemi logistici più flessibili e affidabili». «Siamo passati da un’epoca in cui abbiamo creduto di vivere sotto un unico segno, la transizione dalle energie fossili alle sostenibili, ci siamo svegliati nel mondo reale, in cui l’energia è prima di tutto sicurezza nazionale: il tema dominante è questo, ed è diventato un problema geopolitico», ha detto il giornalista Federico Rampini, ospite dell’evento.
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